Disney+, la piattaforma streaming della Casa di Topolino, verrà inaugurata nel corso del 2019, presumibilmente in autunno, anche se una demo dovrebbe essere mostrata agli investitori ad aprile, durante l’apposito meeting (maggiori dettagli in questo articolo).

Variety segnala ora che la major dovrebbe spendere qualcosa come 500 milioni di dollari nella produzione di contenuti originali, un budget che si articolerà fra le serie TV di Star Wars, The Mandalorian (già in produzione) e il prequel di Rogue One (la cui lavorazione partirà in autunno), quelle della Marvel e una serie di film dal budget compreso fra i 20 e i 60 milioni di dollari.

Come specificato da Bob Iger, presidente e CEO della Disney Bob Iger, in un’intervista a inizio gennaio, la strategia della major è e resta quella di produrre pellicole ad alto budget concepite per il grande schermo (che chiaramente approderanno su Disney+ in seguito) e progetti a budget medio-basso per la piattaforma SVOD.

Quasi tutti i film che facciamo hanno un budget ben al di sopra dei 100 milioni di dollari e non abbiamo intenzione di fare pellicole di quel livello per il servizio. Il nostro obbiettivo è quello di investire cifre significative in serie televisive con alto budget a episodio e in film originali dal budget più elevato, ma non ai livelli di quello cinematografico.

Non faremmo mai un film di Star Wars per questa piattaforma. Quando così tante persone escono di casa nel fine settimana e ti ritrovi ad avere un film che ha un esordio al box office superiore ai 200 milioni, si viene a creare uno scalpore che ne aumenta il valore. E ci piace. Poi, ovviamente, i film che facciamo finiranno anche sulla piattaforma.

I 500 milioni della Disney sembrano quasi bruscolini se paragonati agli otto miliardi spesi da Netflix nel 2018 – una cifra destinata ad aumentare nel corso del 2019 – ma non bisogna dimenticare le differenti esigenze delle due realtà in materia di library. Il colosso di Los Gatos dipende, infatti, dall’acquisto dei diritti di messa online di produzioni che sono state fatte da realtà terze come, appunto, Disney, Universal o Warner, che possono diventare competitor da un momento all’altro (e difatti lo stanno diventando) e che hanno un catalogo che può beneficiare di attività produttive che, come nel caso della Universal, hanno già superato i 100 anni di età. Da cui l’oggettiva necessità di arricchire il catalogo con tutta una serie di contenuti inediti e originali. La major di Burbank, fra l’altro, sta per ultimare l’acquisizione di buona parte degli asset della 21st Century Fox, un’operazione multimiliardaria che garantirà ovviamente alla Disney anche il possesso della library della 20Th Century Fox.

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