Prima di Stanley Donen il musical hollywoodiano era tutta una landa di piume di struzzo, grandi piscine in cui tuffarsi, riprese a filo di piombo, nuotatrici sincronizzate, ballerini di fila e tutto l’armamentario classico che il cinema aveva mutuato dal teatro. Dopo Stanley Donen è diventato quello che abbiamo conosciuto, un incredibile sforzo di creatività, scenografie, fotografia e costumi per ricreare l’impossibile, usare la danza e la musica non solo per allontanarsi dal mondo vero, ma proprio per fare cinema. Stanley Donen, soprattutto nella collaborazione con Gene Kelly, è stato un piccolo rivoluzionario della messa in scena, uno dei pochi registi che con il suo lavoro abbia affermato la necessarietà del cinema di fare qualcosa che le altre forme d’arte non possono fare, di non imitare ma creare da zero.

Basta vedere quel che ha fatto già al suo secondo film. Dopo una carriera partita come coreografo in Sua Altezza Si Sposa ha per le mani il simbolo stesso del musical realistico della Hollywood anni ‘30 e ‘40, Fred Astaire. E lo piega alla sua idea di cinema. Nella scena più clamorosa del film, che pare un attacco diretto alla tradizione, lui l’icona del ballo inserito nella vita dei personaggi, il mito della commedia romantica cantata e danzata, è vestito come nel suo più grande successo, Cappello A Cilindro, e attacca un classico numero di ballo solitario in camera. Balla con la leggerezza che lo caratterizza usando il suo stile, trasformando l’arredamento e il mondo di oggetti intorno a sé in compagni di ballo, e poi entra un colpo da Donen. Inizia a ballare sulle pareti, poi a testa in giù contro ogni legge di gravità (il trucco è così forte che funziona ancora 40 anni dopo quando lo riprende (in piccolo) Jamiroquai nel video di Virtual Insanity. Fred Astaire è gigantesco perché riesce a creare una coreografia in questa stanza rotante senza tradire se stesso ma Stanley Donen ha messo a segno un colpo che cambia Hollywood.

Nasce il musical sognante in cui le canzoni non solo dicono quello che i personaggi provano (era sempre stato così) ma questi possono ballare i loro sentimenti in paesaggi che cambiano, sfondi impossibili, mondi da sogno. L’astrazione prende il posto del realismo e l’immagine conta più del ballo, o almeno quanto esso. Impensabile!
Quest’idea di cinema regala ad un genio come Gene Kelly le sue due immagini più iconiche: prima quella vestito da marinaio in Un Giorno A New York e poi ovviamente nel 1952 quella in giacca, cappello e ombrello rigorosamente chiuso sotto la pioggia. Il loro successo più grande, il musical che ha segnato la strada dei musical fino agli anni ‘70.
Ma Donen era già Donen anche quando non era un regista e faceva il coreografo, già allora cercava di cambiare il sistema da dentro e fare del ballo al cinema qualcosa di lontano dal teatro. Nel 1945 (sempre con Gene Kelly) in Due Marinai e Una Ragazza di George Sidney lo faceva ballare con un personaggio animato (per dire di quanto poco era disposto a fare la sua rivoluzione per gradi).

Tra il 1949 e la metà degli anni ‘50 Stanley Donen dirige come un forsennato e concentra in pochi anni una rivoluzione la cui influenza è inestimabile e non solo per il genere musicale, ma proprio per le ambizioni del cinema di svincolarsi dai retaggi delle forme d’arte da cui è nato. Quando Cantando Sotto La Pioggia arriva al suo culmine, nella scena più famosa con il brano che dà il titolo a tutto il film, Donen ha raggiunto un tale livello di simbiosi con Gene Kelly (simbiosi che finirà di lì a poco burrascosamente) da essere in grado di fondere a livelli raramente raggiunti, le possibilità di un regista di creare una scena il cui senso va oltre ciò che avviene e quelle di un ballerino di popolare l’inquadratura con se stesso e il proprio movimento. Nel più grigio dei contesti Gene Kelly interpreta il raggio di sole, là dove si è tristi Stanley Donen piazza il suo ossimoro e trova la più grande celebrazione dell’essere vivi, possedere un corpo e goderne. Nell’America (e nel mondo) reduce dalla seconda guerra mondiale l’immagine è gigantesca e di una potenza che vale davvero una carriera.

Dopo la metà degli anni ‘50 inizierà per Donen un’altra carriera, fuori dal musical strettamente detto, in film “musicali” in altre maniere come Cenerentola a Parigi o Il Gioco Del Pigiama o musicali per niente come Ancora Una Volta Con Sentimento e non gli mancheranno i successi, alle volte pazzeschi, come è accaduto con Sciarada e con un film dai toni opposti quasi premonitore della new Hollywood un decennio prima, come Due Per La Strada.
Giustamente sarà ricordato per Cantando Sotto La Pioggia ma probabilmente per i motivi sbagliati, per molto di quello che in quel film andrebbe dato a Gene Kelly. Stanley Donen invece era molto più che la spalla del grande ballerino, era il cervello di Gene Kelly, quello che ha inventato il mondo in cui lui poteva trionfare.

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