I bambini al cinema sono sia attori che strumenti, hanno una volontà e sono agiti al tempo stesso.

Simbolo di innocenza, tenerezza e vera bomba atomica quando sono usati in tutta la loro impacciata carineria, alle volte offrono prestazioni da attori (o da non attori) clamorose, ma sono sempre indirizzati, aiutati e messi in condizione di esprimersi da una produzione (ovvero il complesso di acting coach, regista, sceneggiatura), sono cioè uno degli strumenti del film.

I film migliori che comprendono bambini hanno un’incredibile impressione di realismo, simulano la spontaneità perfettamente, dall’altro lato però i bambini più micidiali sono quelli capaci di diventare simbolo di un aspetto dell’essere bambini. Come Zain, il bambino di 12 anni di Cafarnao, veramente incastrato in una vita pericolosissima, trovato da Nadine Labaki e diventato il centro di un film che ne racconta la tenacia e la capacità di resistere a tutto.

Un centro, una volta tanto, anche creativo visto che come ci ha raccontato Nadine Labaki stessa molto del film è la sua vita. Di solito non funziona così e i bambini diventano “l’arma migliore” dell’arsenale di un regista, come vi raccontiamo in questa fotonotizia…