Jacques Audiard in Italia ci viene spessissimo, l’ultima volta ora per I Fratelli Sisters.

E Jacques Audiard non ama davvero parlare di nulla che non sia cinema. Non ama discutere il punto di vista politico, non ama parlare delle questioni del mondo o di come potrebbe essere preso il film o ancora delle polemiche eventuali che possono sorgere intorno ad essi. Jacques Audiard vuole parlare proprio di questioni interne ai film, gli piace parlare di cinema.

I Fratelli Sisters è il suo primo film americano (anche se in realtà è una coproduzione tra Francia, Spagna, Belgio, Romania e poi anche Stati Uniti), un western sui generis che punta molto su due interpreti potenti e su una scrittura fuori dai canoni.

Che mi direbbe se le dicessi che non ci trovo il suo stile?

Sul piano razionale e intellettuale non so dire quale sia il mio stile, non sto cercando di buttarla in corner eh, è quel che penso. Lo stile credo sia un’idea riguardo un certo autore che si fa il pubblico e che la critica sintetizza, io non sono tipo che si alza la mattina e dice “Farò un film nel mio stile”. Non so quale sia”.

Però almeno dei temi riconosce di affrontarli con una certa frequenza…

Sì, so di avere una certa conoscenza di alcuni temi uno dei quali, il più ricorrente e lo riconosco, è quello dell’eredità, come modifichiamo quel che abbiamo in lascito, che poi si ricollega anche al tema della seconda vita (a quante vite abbiamo diritto, quanto possiamo operare sulla nostra vita?).
Però io il concetto di stile lo collego a quello di forma, un’estetica. Mentre le tematiche appartengono al contenuto”.

Quando si parla di Sergio Leone si parla spesso di audacia formale, ma anche il suo di film è molto audace, la prima scena è tutta campi lunghi e molto buia, l’ultima invece lavora sul tempo con un pianosequenza che cita Sentieri Selvaggi al contrario. Come le ha costruite?

La scena iniziale appartiene ad una versione preistorica della sceneggiatura scritta con Tom Bidegain. Avevamo ipotizzato un film notturno, nella notte prima che sorgesse il sole della democrazia, in cui i personaggi sono come vampiri che attraversano la notte come lampi e questa scena è emblematica di quella versione dello script.
La sequenza finale invece, è frutto di una riflessione fatta 2-3 settimane prima della fine del set, ho guardato il piano di lavorazione vedendo che l’aiuto aveva ipotizzato di mettere la scena finale 2 settimane prima della fine delle riprese, eravamo andati sempre d’accordo ma gli ho dovuto dire che il finale andava spostato all’ultimo giorno di riprese. Ho preparato il piano sequenza in 4 ore e girato tutto in 2 e ancora una volta forse qui ci riagganciamo allo stile. Che è un’idea molto complicata”.

Come si costruisce la nascita dell’America partendo dall’Europa? E i quattro personaggi rappresentano le due facce degli Stati Uniti (una sporca e istintiva, e una più idealista e scientifica)?

La scrittura della sceneggiatura ha conosciuto due momenti importanti, con Thomas Bidegain, abbiamo lavorato a due versioni diverse e il cambio è avvenuto ragionando su una cosa di cui non ci eravamo resi conto: il romanzo descrive Worm e Morris, i due scienziati, tratteggiandoli schematicamente, con poca consistenza, e me ne sono reso conto con la selezione del cast. È stato facile trovare i fratelli (prima Reilly e poi Phoenix) ma faticavo a trovare gli altri due, perché non erano sviluppati, ho capito di dover riscendere in miniera e rimettere mano alla sceneggiatura, riscriverli rimpolpandoli, dando loro spessore e dimensione. A quel punto è stato facile trovare gli attori e sono arrivati ad avere la stessa importanze dei fratelli”.

Matthias Schoenaerts, Romain Duris, Vincent Cassel, Joaquin Phoenix. Sembri avere una predilezione per gli attori che sono capaci di raccontare il lato duro dell’essere uomini…

Se chiedi a me mi sembrano tutti molto diversi, sicuramente incarnano la mascolinità ma hanno dovuto cedere e liberarsi di una parte della loro virilità per arrivare ad una certa dolcezza. Magari per un Trintignan è meno difficile e per loro di più, forse ha ragione la mia ex che dice che filmo i personaggi maschili come fossero femminili, cerco di farlo sempre. Nel caso di Matthias poi è particolarmente evidente quando tira fuori la dolcezza da questo corpo così virile e muscoloso”.

Fa un cinema personale in cui scava nei personaggi e nei temi ma sa anche essere coinvolgente. Come concepisce il rapporto tra opera e spettatore?

Io stesso sono spettatore non solo del film ma delle idee quando mi confronto con altre persone, me ne sono reso conto tardivamente. Faccio cinema perché ti fa interagire con sceneggiatori, con la troupe e poi con il pubblico, la cosa bella del cinema come del teatro è che entri in comunicazione con gli altri attraverso un progetto personale che viene metabolizzato dalle persone che lo vedono e ne fruiscono, cambiando, modificandosi ed evolvendosi grazie al contributo dei vari comparti. Pubblico incluso. Come se partissi dal mio angolo e poi andando verso gli altri tutto diventi diverso”.

Sbaglio o in un modo o nell’altro lei finisce sempre per raccontare cosa richieda essere uomini?

Forse hai ragione perché i miei film sono la critica della mascolinità, a partire dal primo Regarde Les Homme Tomber (Guarda gli uomini che muoiono). Ad ogni modo adesso ho in mente di fare un film su un uomo che diventa una donna”.

Il film approderà nelle nostre sale il 2 maggio. Potete vedere il trailer nella parte superiore della pagina.

Questa la sinossi ufficiale:

Charlie ed Eli Sisters vivono in un mondo selvaggio e ostile. Hanno le mani sporche di sangue: sangue di criminali, ma anche di innocenti. Non hanno scrupoli a uccidere. È il loro lavoro. Charlie, il fratello più giovane, è nato per uccidere. Eli, invece, sogna una vita normale. Il Commodoro li ingaggia per scovare un uomo e ucciderlo. Comincia così una spietata caccia dall’Oregon alla California: un viaggio iniziatico che metterà alla prova l’insano legame tra i due fratelli. Un sentiero che condurrà alla loro umanità?

Cosa ne pensate? Ditecelo nei commenti!

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