Pokémons

C’è l’anatra psicotica che se non ha una musica spa nella testa può trasformarsi in una bomba sismica (Psyduck). Piccoli incroci tra koala e scimmie (Aipom) che si divertono ad appendersi a cartellonistica e luci al neon nella retro-futuristica Ryme City dove ci sono ancora investigatori privati, uffici pieni di carte e attici di tycoon così ricchi da andare completamente fuori di testa in chiave di ingegneria genetica. In aperta campagna, invece, li puoi trovare soli soletti con un teschio (si dice della madre) indossato a mo’ di maschera (Cubone). “Quello è il pokémon perfetto per te!” dirà Jack di un Cubone solitario al tristissimo amico agente delle assicurazioni Tim Goodman all’inizio del primo live action dedicato al mondo dei mostri tascabili partoriti dalla fervida immaginazione di Satoshi Tajiri nel 1995. I pokémon sono un po’ animali domestici, un po’ sidekick in questa avventura che parte in mezzo alle sterpaglie con Jack che invita il misantropo Tim a frequentare il Cubone, prosegue in the city con grattacieli, arene clandestine (lì puoi trovare il dragonesco Charizard), magnati, giornaliste, sotterranei e finisce di nuovo lontano dal cemento in un confronto decisivo dove i presunti cattivoni (i lucertoleschi Mewtwo dal muso troppo abbozzato in cgi) si riveleranno sorprendenti vittime della follia umana. Altri pokémon? Mr. Mime dal look giullaresco protagonista della scena più bella del film in cui viene messo sotto torchio per spifferare un’informazione importante fondendo commedia, effettistica speciale, recitazione (anche umana) e nozioni sui pokémon (è così fiero questo orgoglioso esserino che o ti adegui al suo mondo oppure puoi scordarti che ti aiuti). La scena con Mr. Mime è perfetta perché riassume perfettamente il senso dell’operazione: se non sai niente dei pokémon impari tutto in tre minuti e se sai già tutto dei pokémon sarai felice di vederli interagir fluidamente in cgi con un essere umano. Non è un caso che anche il personaggio assai loffio di Tim, la cui pseudo storia d’amore con una giornalista parimenti noiosetta non decolla mai, nella scena con Mr. Mime sembra migliorare e prendere improvvisamente vita come l’attore che lo interpreta Justice Smith. Per concludere l’elenco delle creature fantastiche presenti nel film dobbiamo citare i Greninja (in gruppo fanno paura), l’enorme Torterra, lo storico Bulbasaur di Prima Generazione e i Ditto che dicono sempre Ditto come Groot dice sempre Groot mettendoti ansia grazie all’inquietante allegria da ottimismo prescolare.
E poi c’è lui…

“Non ho mai conosciuto un pokémon con il cappello”

Ha il berretto alla Sherlock Holmes, sembra il matrimonio tra una cavia e un pulcino con qualche scappatella con un coniglio, ha due rossi sulle guance, la coda a forma di saetta e la punta delle orecchie nera. Gli dà  voce in originale Ryan Reynolds (da noi un bravo Francesco Venditti) ed è la cosa più bella di tutto il film di Letterman. Gran design che rispetta il bozzetto originale, impeccabile cgi (potrete perdervi dentro i suoi occhioni neri su cui si riflettono le luci della città) e battute frizzanti come: “Vorrei vedere la cronologia internet di questo tizio” quando con Tim incontrerà un tipo losco dentro un ring in cui la gente allena i propri pokémon allo scontro fisico (a differenza di Zanna Bianca e Amores Perros non è considerata una pratica barbara). L’entusiasmante Detective Pikachu accompagnerà il sempre anaffettivo agente delle assicurazioni parlandogli in continuazione (come è possibile che Tim lo capisca?), cercando di risolvere enigmi, dando dei consigli romantici alla Cyrano (“È una che cerca guai, se vuoi averla devi farglieli trovare” dice di una “femmina” che l’impacciato Tim adocchia) a volte somigliando negli occhioni innocenti ai Porg di Star Wars – Gli Ultimi Jed (2017) a volte sembrando un mentore macho vecchio stile come Humphrey Bogart con Woody Allen in Provaci Ancora Sam (1972). Il film ricorda anche Chi Ha Incastrato Roger Rabbit (1988) di Robert Zemeckis come buddy detective story con coppia al 50% cgi (lì Roger Rabbit qui Detective Pikachu) e 50% carne e ossa (lì Eddie Valiant qui Tim Goodman) dentro una città popolata da creature fantastiche (lì Cartoonia qui Ryme City). Bello anche l’accenno al Batman (1989) di Tim Burton con la parata di Ryme City che rischia di essere brutalmente vivacizzata dal gas R come voleva fare Joker con il mortale Smilex a Gotham City nel film di Burton. Sul motivo per cui il cattivone del film voglia trasformare non solo lui stesso ma tutti gli abitanti di Ryme City in Pokémon… il dibattito è aperto. Perché? Forse lo scopriremo più in là quando la saga sarà ufficialmente partita in base agli incassi mondiali con occhio specifico alla fondamentale Asia vista anche la provenienza nipponica del progetto. Al momento Pokémon Detective Pikachu ha aperto da quelle parti terzo in Giappone (dietro il quarto weekend del cartoon Detective Conan e il secondo weekend di Avengers – Endgame) e nel podio in Cina. Per il proseguimento siamo curiosi di vedere se si riuscirà a ottenere la magia di questo primo episodio ora che Harry Goodman e il suo pokémon Pikachu sono stati divisi. Ci piacerebbe che anche il personaggio di Tim, e conseguentemente la recitazione di Justice Smith, possano entrambi mettere la quarta in termini di scrittura e resa cinematografica magari offrendoci più occasioni di individuare il suo carattere come quando si lancia in quel commento divertente sugli effetti del cambiamento climatico in mezzo al caos generato dai Torterra.

Per ora questo primo Chi Ha Incastrato Detective Pikachu ha fatto il suo dovere di gradevole intrattenimento familiare con un efficace Ryan Reynolds in versione pokémon deadpool con il picco rappresentato dalla scena dell’esilarante interrogatorio con Mr. Mime.