Certo, se un film lo si dovesse giudicare solo ed esclusivamente dalla capacità di scegliere le location The Nest (Il Nido) sarebbe già più che promosso.

Il film dell’orrore di Roberto De Feo prodotto da Colorado Film in collaborazione con Vision Distribution (la produzione esecutiva la fanno quelli di Prem1ere Film e c’è il sostegno della Film Commission Torino Piemonte, più avanti capirete perché è indispensabile), è arrivato quasi alla fine delle riprese quando arriviamo sul set per la nostra visita. L’uscita è già fissata al 14 Agosto, ci sono quindi due mesi e mezzo per la postproduzione e il montaggio. Cotto e mangiato con un budget dichiarato di 1 milione e mezzo di euro.

Ci ha spiegato Roberto De Feo stesso, in una pausa di lavorazione:

I film dell’orrore che preferisco oggi sono quelli Blumhouse. Quelli che giocano con l’atmosfera. Adoro poi anche The Conjuring e Annabelle un po’ meno. Storie originali, con narrazioni fuori da ogni logica.
Il tipo di horror che mi piace oggi è insomma quello che gioca con il genere e smette di fare ciò che è sempre stato fatto. Del resto ho sempre pensato che se avessi potuto girare un film mi sarei sentito a mio agio solo con un horror. Non mi interessa proprio fare altri generi, non mi piace fare il cinema del reale, per dire, lo vedo e lo apprezzo ma non lo farei.

Ci troviamo in una villa in mezzo ad un bosco circondato da laghi artificiali (oggi prosciugati), è un castelletto in miniatura con torrine e interni da liberty italiano della prima metà del Novecento, un trionfo di legno e carta da parati che pare attaccata dal Dario Argento alimentato a cocaina degli anni ‘70. Appena arrivati siamo travolti dalla storia dell’immaginario horror italiano, la prima persona in costume che vediamo è un bambino magro ed emaciato con lisci capelli biondi. È il protagonista, sembra uscito da Incompreso o L’Uccello dalle piume di cristallo. E ancora non siamo arrivati propriamente sul set!

Il protagonista è timido e introverso, non ha mai avuto rapporti con ragazzi della sua età, così quando arriva Denise, una sua coetanea, è completamente chiuso e inizia piano piano ad aprirsi. Ha sempre uno sguardo in trance, che è il motivo per cui ho scelto Justin, l’attore che lo interpreta, perché ha quello stesso fare debole, fragile e timido, pauroso di avere un rapporto con un’altra persona.

Intanto intorno a noi vetrate oscurate da rami spezzati, tende strappate, carta da parati troppo vivace, scale a chiocciola, una vasca da bagno anni ‘70 in marmo in mezzo ad un bagno inusualmente grande istoriato alle pareti con una grande dipinto di una giungla ecc. ecc. Villa dei Laghi (così si chiama) nel mezzo della Reggia di Venaria. Era la riserva di caccia del Re d’Italia ma anche residenza non ufficiale delle sue amanti, poi acquistata da nobili che a metà anni ‘90 l’hanno abbandonata. L’ha presa la regione Piemonte ma è in totale stato di abbandono. Quindi perfetta per l’orrore. O quasi (Carlo Verdone ci ha fatto la sua Cenerentola televisiva).

Tutto il film si svolge in questa casa e l’atmosfera già porta ansia, ci vivono poche persone in ambienti molto grandi e tutti i personaggi è come se fossero morti, come fossero cadaveri che si muovono. Non capisci mai perché tutto quello che guardi è come se fosse finto. Una delle protagoniste poi ha degli incubi che ci portano in una strada di paura più esplicita e canonica. Non è un horror da jumpscare ma uno da atmosfera più tipo The Others o The Visit

Nella Villa dei Laghi la situazione che la troupe ha trovato all’arrivo era drammatica. Il parquet veniva via ed è stato messo in sicurezza, c’erano diverse perdite, non arriva acqua corrente e tuttora non c’è elettricità. C’è voluto un mese di lavori per dargli un senso. Hanno anche piantato il prato da zero, da che c’era solo terra. Dopo 4 settimane non è ancora granchè ma se non altro sufficientemente alto da sembrare buono attraverso un obiettivo. Nei suoi punti migliori, come ad esempio la grande libreria esagonale a due piani con pianoforte e ballatoio, questa villa sembra il punto di incontro tra Hill House e Chiamami col tuo nome.

È quindi evidente che la Villa dei Laghi, una volta vista ed esplorata, sale immediatamente in cima alla classifica dei luoghi nei quali non vorrei trovarmi durante una notte di pioggia. Una location pazzesca di cui al momento della nostra visita solo alcuni ambienti sono illuminati con luci da cinema, come ad esempio una culla ai piedi di un letto, e appare come la stanza di una casa degli orrori da Luna Park.

Foto di Loris Zambelli

Al nostro arrivo la troupe sta girando la prima delle due scene che vedremo ed è un puro “fegatello”, un raccordo tra scene diverse. C’è una donna di servizio in tenuta da donna di servizio d’altri tempi che porta nel patio una bambina che piange. Sono inquadrate da lontano (poi nel secondo ciak da vicino), lei la consola, la stringe a sé. Lagrime, singhiozzi e carezze su un divanetto di vimini. Fine. È una scena da seconda unità no? “Ahahhahahahaha! Non c’è una seconda unità in questo film!” ride Alessandro Usai, fondatore e amministratore di Colorado, dunque produttore del film.

Questo è un film che ad un certo punto ti fa pensare che forse non è un horror, non capisce se ci sia o no il sovrannaturale. Addirittura inizialmente avevo avuto un’idea malata: volevo che fosse presentato in tutto e per tutto come un normale film italiano, un dramma familiare come mille altri. Poi il pubblico lo va a vedere e scopre lentamente che si tratta di un horror. Sia chiaro però che non mi sono scontrato con la distribuzione su questa cosa, era una mia follia che non ha senso nel concreto, lo so, sarebbe stato un rischio eccessivo. Cioè già fare un film così in Italia è un rischio…

La scena che vediamo per seconda è più interessante. Ci spostiamo un po’ dalla casa, andiamo vicino al lago artificiale che ora è quasi interamente prosciugato (con un sapore post-apocalittico che tuttavia non sembra entrerà nell’inquadratura) e lì uno dei personaggi del film parla di andarsene.
Per quel che si sa dovrebbe essere una delle prime scene di The Nest (Il Nido), che inizia con una sequenza di tensione: c’è una nuova nascita nella casa, qualcosa non va, il padre se ne vuole andare, prende il bimbo e lo porta via ma viene inseguito dal guardiano. Ci sarà un incidente, il padre muore, il bambino non camminerà più. 10 anni dopo inizia il film vero e proprio, nella grande villa vigono regole strette, è diventato un mondo a sé in cui arriva una coetanea del protagonista. Lei inevitabilmente lo aprirà e gli farà venire voglia di sfuggire alle maglie materne. La madre di contro inevitabilmente farà di tutto per trattenerlo.

Subito dopo l’introduzione con la fuga e l’incidente saltiamo di 10 anni e siamo al compleanno di Samuel [il protagonista ndr]. Ci sono alcuni invitati che festeggiano e durante un brindisi una zia dice qualcosa di poco importante sulla vita fuori dalla casa. Il medico che vive nella casa la prende da parte, la porta in una di quelle stanze colorate che avete visto e rimarca che le regole proibiscono questo tipo di discorsi. E lì scopriamo le regole: 1. Non mangiare troppo 2. Non piangere 3. Non parlare del mondo esterno 4. Non parlare troppo con Samuel.
A quel punto le porge una sciarpa (capiamo che è qualcosa che è già successo altre volte), gliela mette al collo e da dietro le spalle la tira iniziando a strangolarla… e non vi dico come finisce la scena. Ma sappiate che è una delle più soft.

Quindi la scena di cui stiamo per vedere le riprese, prevedendo il padre della famiglia, si colloca necessariamente all’inizio del film. Il padre sta parlando con qualcuno che non sappiamo chi sia (le battute gliele dà uno della troupe), questo è un suo primo piano.
Il suono è in presa diretta e dietro alla videocamera saremo poco meno di 40 persone, tutte sull’erba, tutte immobili perché ogni passo fa rumore. Ora passa un elicottero. Ancora attesa perché scompaia il rumore. Intanto si ripassano le battute e si sistemano le luci, dal monitor è già possibile vedere che la color correction sarà di un verde intenso e mesto.

“È da pazzi rimanere qua” […] “stanno costruendo una nuova città potremmo trasferirci lì”
STOP. RIFARE “Più rassegnato”

La seconda è quella buona. Chiuso. Anche qui è finita. “Eh è la mia scena questa e non avevo controcampi!” spiega l’attore a qualcuno della troupe tornando verso la villa, come a giustificare la ragione per la quale l’hanno girata.

Hai visto anche la scena girata vicino al lago? Ah no no, quella poi non la terremo, l’abbiamo girata ma abbiamo interrotto al secondo ciak perché già sappiamo che non la monteremo.

Dopo le scene prende il via il tour della casa e subito parte l’immancabile momento-leggende: “Avevo sentito che è effettivamente infestata” dice qualcuno tra quelli che ci accompagnano in giro “Lo ha detto una del reparto scenografia che è anche sensitiva” la risposta “Ad ogni buon conto io negli scantinati ho avuto paura”.
Ci è voluto più di un anno e mezzo per trovare questa location, un luogo che non avesse le solite architetture da centro Italia ma rispondesse ad un immaginario più europeo. Proprio quando si stava per optare di girare in Francia è uscita fuori questa villa. Ed è perfetta.

Non era facile trovare la location giusta, nessuna era all’altezza. Poi su Google abbiamo trovato questa, siamo venuti due anni fa a vederla ed è stata amore a prima vista.

Uno dei primi ambienti in cui entriamo è una sala da pranzo con tavolone rettangolare e sedie grandi, tutta tappezzata da veri piatti in ceramica disposti come a mosaico. Avrebbe fatto la felicità di Guillermo Del Toro. Le stanze da letto al piano di sopra invece sono un trionfo di macchie di umido e stoffa alle pareti dai colori degni di Shining. Una stanza fucsia acceso, una verde, una arancione e quando il sole ci entra diretto questo colore così acceso fa un effetto color correction naturale. In una c’è un pentolone con dell’acqua, grande come per bollirci il lupo cattivo, serve per riempire la vasca da bagno, ci dicono. Non c’è acqua corrente, dunque va riempita e svuotata a mano e l’attore non può stare a mollo nell’acqua gelata.

Foto di Loris Zambelli

Ad un certo punto arriviamo in quella che sarebbe la stanza del protagonista, palesemente la stanza di un bambino ma sembra appartenere un po’ ad un’altra epoca rispetto a come è stato arredato il resto della casa “Eeeeeeehhhhhhhh!!” ci viene risposto, lasciando intendere che ci sono molte domande in questo senso che il film pone e che non si possono anticipare.

La sceneggiatura è di tre anni e mezzo fa e inizialmente l’epoca in cui si svolge la storia era più chiara. Quando sono arrivato qui entravo nelle stanze e pensavo che ognuna di queste avrebbe potuto contenere un film a sé. Perché non usare allora questa confusione che la casa possiede circa spazio e tempo per spiazzare? Almeno inizialmente. Non faccio come The Village però, non è che mento allo spettatore per il bene del colpo di scena finale. Qui dopo 20-25 minuti si rivela l’epoca in cui si svolge il film.

In buona sostanza sembra che qui non si possa sfuggire da nessuna parte all’eredità del cinema italiano anni ’70. Ovunque ti giri la trovi, come se avessimo usato tutto quello che appartiene ai nostri ambienti e alle nostre architetture e fosse impossibile tirargli fuori un altro immaginario.

Quando uno spettatore italiano va al cinema a vedere un horror italiano è predisposto male perché già si aspetta un impianto visivo all’italiana. Invece se il film si presenta come americano è disposto meglio, lo vuole guardare e visivamente ci crede. Per questo ho scelto questa casa, qui qualsiasi angolo io inquadri è un mondo di paura credibile. Mi piaceva che qualsiasi ambiente raccontasse un mondo diverso se non opposto, stanze in legno e altre di fiori.

Hai trovato terreno fertile quando hai cominciato a proporre un horror ai produttori italiani?

Beh non ti stupirà sentire che da quando Rovere e Mainetti hanno fatto i loro film è cambiato un po’ tutto. Sono persone che stimo molto e hanno dato ai produttori voglia e fiducia. Ma pure la stessa Colorado Film senza il successo di La Ragazza Nella Nebbia non mi avrebbe mai prodotto.

Esci il 14 Agosto, una volta sarebbe stata una tragedia ma da quest’anno si cercherà di cambiare tutto, usciranno più film e l’estate al cinema non sarà un deserto. Lo stesso ne sei contento?

Sono contento già di averlo girato in Italia questo film e quindi mi va bene anche Agosto. Non ne ho proprio discusso mi andava bene tutto, già farlo mi pare un miracolo.

Da come lo dici mi pare di capire che non credi troppo nella distribuzione in sala e magari più negli sfruttamenti successivi…

Credo che sicuramente oggi la circuitazione del film non finisca in sala. Grazie alle piattaforme, e tra queste Sky in testa, hai più vita. Per questo non mi strappo i capelli per l’uscita agostana.

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