È uscita una bellissima lunga intervista a Nicolas Cage sul New York Times. È frutto di due conversazioni dell’attore con Davide Marchese, responsabile della sezione Talk del giornale. I temi affrontati sono esattamente quelli che più vengono discussi negli ultimi anni quando si parla di Nicolas Cage. Si va dalle sue scelte come attore, al suo stile, al suo essere diventato un meme, fino agli aneddoti stravaganti. È una miniera di scoperte e soprattutto di conferme riguardo le mitologie che gli hanno girato intorno (pare che non ci sia niente di falso, né esagerato).

Ecco quello che abbiamo scoperto leggendola.

Il suo sogno è interpretare il capitano Nemo

“L’oceano è il mio primo amore, anche prima dei miei genitori. Quando lessi 20.000 Leghe Sotto Il Mare, capii che anche Nemo era innamorato dell’oceano. Aveva la libertà e viveva in una specie di palazzo che era un sottomarino suonando l’organo. Per me era una vita bellissima”.

È contrario a qualsiasi droga

“Non mi drogo e non bevo quando lavoro. Qualche volta tra un film e un altro mi faccio una bevuta ma non sempre. Interpreto così tanti personaggi e vado così a fondo con ognuno di essi che ogni tanto, se non sto in mezzo a delle riprese, birra e vino mi aiutano a cancellare la lavagna. Cancello e posso ricominciare a costruirne un altro”

Gli animali hanno influenzato il suo modo di recitare

“Avevo due cobra di cui mi sono dovuto sbarazzare dopo che hanno provato ad ipnotizzarmi, ma quella maniera che avevano di muoversi mi ha sicuramente ispirato. Si muovevano lateralmente per ipnotizzare e in Ghost Rider – Spirito di Vendetta l’ho fatto prima di sferrare un attacco. Gli animali sono un punto di riferimento divertente per trovare ispirazione. Mi è sempre sembrato che anche Heath Ledger, nell’interpretare Joker, facesse riferimento ai rettili per l’uso della lingua”.

Vorrebbe girare 150 film

“Voglio raggiungere i miei eroi dell’età dell’oro. Gente che ne ha fatti tipo 150 film, voglio scontrarmi con il concetto di domanda e offerta. Sono cresciuto negli anni ‘70 guardando Rock Hudson o Dennis Weaver, Charles Bronson e Peter Falk. Più li vedevo, più li volevo vedere. Con le nuove frontiere del video on demand ho pensato che se avessi fatto più film, non solo ne avrei beneficiato finanziariamente, ma la gente avrebbe potuto sintonizzarsi e cercare semplicemente “l’ultimo film fatto da Nic” e avrebbero una grande selezione cui attingere. Quindi non mi preoccupo di un’eccessiva fornitura a fronte di una scarsa domanda. Voglio solo tornare a quella sensazione che mi piaceva da bambino, lo zenith della televisione degli anni ‘70”.

Spesso sperimenta toni di recitazione assurdi

“In Rage ad un certo punto grido “Tu hai parlato!”, in quel punto sto cercando di sostenere il più possibile un suono vocale, sto cercando di giocare a imitare Stockhausen e incasinare un po’ l’equalizzazione della mia voce. Oppure in The Wicker Man cerco di divertirmi con quella situazione assurda. Certo in quel film mi avrebbero potuto aiutare un po’ di più. Inizialmente io avevo proposto mi lasciassero dentro il costume da orso prima di bruciarmi, la cosa avrebbe reso la farsa ben più disturbante, visto quel che cercavo di fare. L’ho visto in un vecchio film di Roger Corman con Vincent Price chiamato La Maschera Della Morte Rossa. Lì un personaggio viene convinto ad indossare un costume da gorilla e poi accidentalmente gli danno fuoco. È terribile perché all’insulto è aggiunta l’ingiuria. Quello volevo per The Wicker Man, sarebbe stato davvero spaventoso”.

Non è contento dei meme

“C’è stata una strana collisione tra i miei esperimenti nella recitazione e il fatto che estrapolati sono diventati dei meme. Non è stato intenzionale. Non ho nessuna presenza sui social media”.

Ha creato gli stili di recitazione Nouveau Shamanic e Western Kabuki

Laurence Olivier una volta disse che recitare è mentire, mentire in maniera convincente. Io non voglio recitare così. Perché non posso sperimentare? Per me questo era il Western Kabuki, andare fino in fondo. Il Nouveau Shamanic invece è solo un modo di aumentare la tua immaginazione in modo da recitare senza avere la sensazione di simulare qualcosa. Viene dal libro The Way of Wyrd di Brian Bates, in cui viene portata avanti la tesi che gli attori vengono dagli sciamani di una volta. Io ci ho solo aggiunto “nouveau” perché fa fico.
[…] O hai l’inclinazione ad aprire la tua immaginazione o non ce l’hai. Se tu hai quell’inclinazione e sei davanti ad un obiettivo, pronto a recitare la tua scena, cosa può farti davvero credere in quello che stai per fare? Diciamo che interpretati un motociclista indemoniato da uno spirito antico. Che oggetti puoi trovare che possano truffare la tua immaginazione? Diciamo un’antica piramide? Forse un piccolo sarcofago sul verde che sembra quello del Re Tutt? Te lo cuciresti nella giacca per sapere che sta proprio accanto a te quando il regista grida “Azione!”? Sai aprirti a quel potere? Io l’ho fatto.
[…] Non è per forza necessario rubare artefatti però. C’è una poesia che ti piace? Puoi prenderla, scriverla a mano su un foglio di carta, poi piegarlo e mettertelo in tasca. Il grilleto non deve essere qualcosa di costoso”.

Quando vede qualcuno recitare male gli viene voglia di guardare se stesso

“Ho visto gente recitare così male che era stupendo. Non voglio fare nomi ma recitando in un film puoi far cose che sembrano stravaganti o fuori fase o ancora non sincronizzate, ma è una stilizzazione che funziona se riesci ad ancorarla al contesto del tuo personaggio e della sua situazione. Quando ascolti brani come Punkte, Stimmun o Mantra di Stockhausen, senti molte voci e accordi rapidi che sembrano discordanti al punto di non avere senso. Eppure è un brano che sta bene insieme. Allo stesso modo puoi leggere una sceneggiatura e pensare che quel che il personaggio sta facendo non abbia senso. Eppure le persone sono come banderuole segnavento: non soffiamo sempre nella stessa direzione, alle volte non c’è spiegazione per le tue azioni se non il semplice fatto di essere umani, e questo può applicarsi a qualsiasi performance.
[…] Mi è capitato magari guardando una pubblicità, di notare una recitazione da vergognarsi e che mi facesse ridere e alla fine andava a finire che per chiudere in bellezza mi guardassi una delle mie performance. È capitato con una pubblicità di John Stamos, che è bravo e molto divertente, ma milioni di anni fa fece una pubblicità per dei vestiti aderenti L’eggs in cui diceva di amarli. La maniera in cui pronunciava “Love” aveva quasi uno stridore da rock ‘n’ roll. Quando l’ho visto ho dovuto guardarmi Peggy Sue Si È Sposata, in cui dico a Kathleen Turner “Ti amo”. L’ho anche detto a John e l’ha preso come un complimento”.

Ha convinto Johnny Depp a fare l’attore

“Eravamo già amici, vivevo in un vecchio palazzo ad Hollywood chiamato Fontenoy e alla fine lo affittai a lui che iniziò a viverci. Per tirare a campare vendeva penne. Mi rubava i soldi e ci comprava i cocktail senza dirmelo, l’ha ammesso solo anni dopo. Eravamo comunque buoni amici e spesso giocavamo a Monopoli. Una volta stava vincendo, io guardandolo gli dissi “Perché non provi a fare l’attore?” all’epoca lui cercava di sfondare come musicista e mi disse: “No non posso recitare” e io gli risposi “Invece puoi recitare”. Gli feci incontrare il mio agente che lo mandò al suo primo provino, quello per Nightmare – Dal Profondo Della Notte. Ebbe la parte il giorno stesso”.

Ha comprato e rivenduto il primo fumetto di Superman

“Ho comprato il primo numero di Action Comics per 150.000 dollari. Poi me l’hanno rubato. L’ho riavuto indietro e rivenduto per 2 milioni di dollari”.

Ma è stato truffato su un cranio di dinosauro

“La storia del cranio di dinosauro è più triste perché ci ho speso 276.000 dollari. L’ho comprato in un’asta legale per poi scoprire che era stato trafugato dalla Mongolia illegalmente e quindi l’ho dovuto riconsegnare senza riavere i soldi indietro. Ovviamente deve essere ridato al proprio paese di appartenenza, ma chi lo sapeva?”

Per un periodo è stato in cerca del Sacro Graal

“Ci sono stati anni in cui meditavo tre volte al giorno, leggevo libri sulla filosofia e non bevevo. In quegli anni mi sono messo in cerca del Sacro Graal. Ho iniziato dalla mitologia per cercare dei referenti reali. Una cosa porta ad un’altra, è come costruire una libreria, leggi un libro in cui c’è un riferimento ad un altro libro, allora lo compri e metti insieme i collegamenti. Ero ossessionato da dove fosse il Graal, se fosse ancora lì o se esistesse, se fosse a Glastonbury o no. Lì c’è il pozzo di Chalice, un sorgente che sa di sangue. La ragione credo sia la presenza di molto ferro nell’acqua. La leggenda però voleva che lì ci fosse un calice del Graal, forse due, uno con il sangue e uno con il sudore.
Era un po’ come in Il Mistero Dei Templari. Ovviamente non ce l’ho fatta e alla fine mi sono detto che avrei smesso con la filosofia perché stava diventato un aquilone con il filo ma nessun peso morto. Nessuno capiva quello di cui parlavo e pensai che comunque preferivano vedermi come un orango tanto che come un’aquila che medita sulla montagna […] Alla fine ho capito che il Graal non è altro che la Terra stessa”.

Per la meditazione ha rifiutato di recitare in Pelham 123

“C’è stato un momento della mia vita che ero perfettamente soddisfatto meditando, leggendo e contemplando cosa facciamo tutti quanti qui, ma non puoi farlo se sei una star. Era una sfida. Non accettai il ruolo in Pelham 123 – Ostaggi In Metropolitana perché nella sceneggiatura c’era scritto che avrei sparato alle spalle a Denzel Washington. Non volevo farlo perché non era coerente con il punto in cui ero arrivato con la contemplazione. Ero fuoriuscito da Hollywood e avevo iniziato a vivere una vita di introspezione, cosa che non funziona se vuoi fare l’attore per il cinema”.

Sì, molti film li accetta solo per soldi

“Non entrerò nel dettaglio con percentuali e proporzioni ma sì, il denaro è un fattore che guida le mie scelte. Sarò molto diretto al riguardo. Non ci sono ragioni per non esserlo. Alle volte è più importante di altre. Devo comunque avere la sensazione che il film intorno a me funzioni o che io posso consegnare qualcosa di divertente da guardare. Ci sono stati degli errori finanziari con l’implosione del mercato immobiliare, e la gran parte di quel che avevo guadagnato se n’è andata. Ma ero certo che non avrei dichiarato bancarotta. Ho un certo orgoglio nel voler poter dire di essere uscito da qualsiasi difficoltà con il lavoro, che è un bene e un male. Non tutti i film sono stati belli ma mi sono avvicinato sempre di più al mio strumento. Forse c’è stata più offerta che domanda, ma dall’altra parte sono un uomo migliore quando lavoro. Sono più strutturato. Ho un posto in cui andare. Non me ne sto seduto a bere Mai Tais o Dom Perignon e fare cretinate con la mia vita privata. Voglio stare sul set. Voglio recitare. In qualsiasi altro campo il duro lavoro è ammirato. Perché non è così nella recitazione?”

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