Dieci anni dopo la sua esplosione mondiale e il passaggio da un cinema brutale messo in scena in modi grezzi e istintivi ad uno invece fatto di colori, abbinamenti, set elaborati e una precisione pazzesca nel gestire la palette cromatica, avvenuto nel 1988 con Donne Sull’Orlo Di Una Crisi Di Nervi, nel 1999 Pedro Almodóvar arrivava al trionfo mondiale. Tutto Su Mia Madre è il film che ha definito una carriera cambiando per sempre la sua fama, la circolazione dei suoi film e il riconoscimento di pubblico e critica. Se oggi è amato e invitato a Cannes regolarmente è per questo film.

Terzo film di una quadrilogia di melodrammi (detti anche Almodrammi) che si distaccavano con forza dalla produzione precedente, fatta più che altro di commedie e qualche film di genere come Matador, Tutto Su Mia Madre sta al regista spagnolo come Manhattan sta a Woody Allen, è la cristallizzazione più pura del suo stile, contiene tutto quello che ad oggi identifichiamo come “cinema di Almodóvar” anche se lui in primis non fa più film in questa maniera.

Dopo Il Fiore Del Mio Segreto e Carne Tremula, ma prima di Parla Con Lei, Tutto Su Mia Madre cambiava radicalmente l’interesse di Pedro Almodóvar, affrontava molti dei temi a lui già cari in modi completamente differenti rispetto a prima. Il conformismo, la fatica nell’adeguarsi ad esso e poi la vitalità delle parti più strane, non allineate e ipocrite della società rimanevano comunque l’ossatura, ma su di essa Almodóvar costruiva lentamente un concetto più complesso che avrebbe definito la sua carriera da lì in poi. Il Fiore Del Mio Segreto è un ritratto di donna non a proprio agio con il posto in cui la società l’ha messa (avveniva anche in Che Ho Fatto Io Per Meritare Questo, 10 anni prima, ed è un classico del melò), Carne Tremula era una storia di incontenibili passioni sessuali con un personaggio costretto sulla sedia a rotelle e una donna non giovane che non si arrende alla sua età ed educa un ragazzo al sesso, ma è in Tutto Su Mia Madre e ancora di più in Parla Con Lei che prende forma ed è riconoscibile l’idea almodóvariana che il corpo è una gabbia in cui si agitano uno spirito e dei desideri che non necessariamente gli somigliano e non possono che piegarlo, mutarlo, cambiarlo.

Nella trama la morte di un figlio sconvolge la vita di una donna che insegue le sue tracce, cioè proprio insegue il suo corpo pedinando il suo cuore da Madrid a Barcellona dove viene donato e trapiantato in un’altra persona, incontra la donna per il cui autografo ha rischiato e perso la vita e stabilisce un paradossale nuovo nucleo a partire dalle macerie. Film tutto di donne in cui gli uomini o sono morti o sono diventati donne, dove Esteban è il nome di chiunque (è il figlio morto, era suo padre e sarà il nuovo nato alla fine), Tutto Su Mia Madre contiene il discorso più importante fatto da un transessuale sulla transessualità e la fatica di modificare il proprio corpo per farlo assomigliare a quello che si sente dentro, contiene la lotta per emergere nel mondo dello spettacolo e il corpo dell’attore come recipiente per altro e su tutto contiene il cinema del passato.

La trama assembla richiami a La Sera Della Prima di Cassavates (il modo in cui muore il figlio) a richiami ad Eva Contro Eva (il titolo del film, ciò che madre e figlio vedono in tv all’inizio ed è anche quello che accade alla grande attrice) a Un Tram Chiamato Desiderio (la rappresentazione messa in scena che poi si replica nella vita vera dei personaggi) con un citazionismo a digestione lenta, cioè che non cita qualcosa e basta non strizza l’occhio ma mangia, digerisce e ingloba nella trama dettagli e idee di altri film, qualcosa che appartiene ad Almodóvar dagli anni ‘80, da prima che Tarantino lo elevasse a pratica di successo.
La messa in scena già sperimentata nei 10 anni precedenti che trasuda colori accesi e trova equilibrio nel disequilibrio delle tonalità, esagerando con i rossi (in questo film) e puntando sul calore della carta da parati e il contrasto con il mobilio moderno o su pareti monocromatiche davanti alle quali si muovono personaggi con abiti altrettanto accesi, diventa una firma e trova la sua forma definitiva rimasta intatta fino ad oggi, fino a Dolor Y Gloria. Allo stesso modo Cecilia Roth affianca Marisa Paredes (volto storico di Almodóvar) e viene introdotta Penelope Cruz (il futuro del cinema almodóvariano). Lo snodo fondamentale è completo.

La botta che questo film assesta al mondo nel 1999 è potentissima. Tutto questo tutto insieme, in un’opera scritta benissimo, capace di creare un sentimentalismo a tinte forti ma nuovo, appoggiato sulle spalle del melodramma classico ma pieno di variazioni cruciali (l’assenza della controparte maschile, l’assenza dell’amore tormentato, la centralità del sesso e non dei sentimenti, la preferenza del corpo al posto del volto…).
Invece che lavorare sul massimo dell’amore platonico Tutto Su Mia Madre lavora su fellatio, prostituzione, seni rifatti e valori moderni di diversità al posto di quelli tradizionali, non c’è niente di quello che amano le signore per bene (target primario dei melodrammi) ma è un successo pazzesco anche tra di loro. Almodóvar riesce nell’impresa impossibile di svestire il genere di tutto ciò che lo caratterizzava mantenendone lo scheletro e poi riabbigliarlo per renderlo personale, vicino a sé e portatore così di sentimenti verissimi ed estremi.

Il mio corpo non ha niente a che vedere con quello che ho dentro, con chi sono e con cosa sento, non devo adattare i miei sentimenti a come sono fatto ma semmai il contrario. È il vero ponte tra l’eccesso di corpi e la loro esaltazione degli anni ‘80, con la messa in discussione di tutti i nostri rapporti di forza negli anni 2000, e arrivava proprio nel 1999, in Italia nel medesimo giorno in cui usciva Guerre Stellari Episodio I. Controprogrammazione cinematografica con un film in cui le emozioni vengono provate soprattutto guardando qualcosa. Cecilia Roth piange guardando una rappresentazione teatrale, muore di paura guardando il figlio morire e passa momenti di tenerezza con lui guardando i film in tv.

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