Cosa significa gestire una sala che propone i film di Netflix, il “nemico pubblico N 1” del cinema | LO SPECIALE

 

Nel 2019, secondo Quentin Tarantino, il cinema, o meglio, le produzioni originali hanno combattuto una vera e propria guerra contro i grandi franchise e blockbuster.

Una guerra vinta grazie alla risposta del pubblico che ha premiato, a suon di milioni di dollari d’incasso, lungometraggi come C’era una volta a Hollywood, Parasite, Le Mans ’66 – La Grande Sfida, Cena con Delitto. Fra questi “combattenti” vanno anche citate le produzioni di una realtà come Netflix che, anno dopo anno, sta ottenendo sempre più attenzioni durante la stagione dei premi, anche facendo leva sul lavoro della celebre (e costosissima) Award Strategist Lisa Taback, assoldata tempo fa dal colosso di Los Gatos.

Ogni volta che si affronta la questione Netflix e, soprattutto, quella dei mancati accordi che, in ogni mercato, le associazioni degli esercenti e la multinazionale non riescono a raggiungere sulle finestre di distribuzione in sala e online, si tocca un nervo scoperto.

Eppure, le pellicole prodotte (o distribuite in esclusiva) dalla compagnia, nelle sale ci arrivano.

Paradossalmente, fanno la fortuna di quelle realtà indipendenti a cui fa decisamente gola la prospettiva di garantire alla propria clientela una pellicola di un Cuaròn o di uno Scorsese di turno.

Chi abita in una grande città lo sa bene. Magari tocca fare un po’ di strada in più e uscire dal proprio quartiere di riferimento, ma a Roma, Milano, per non parlare della città che ospita la prestigiosa Cineteca di Bologna, un cinema che proietta Storia di un Matrimonio si può trovare, può essere scovato da quella fetta di pubblico a cui il nuovo appuntamento con l’Universo Cinematografico della Marvel non alletta più di tanto o a cui, magari, interessa valutare ogni tipo di proposta, a prescindere che si tratti di un prodotto d’essai o meno.

Su BadTaste trattiamo da sempre il cinema senza snobismi di sorta. Sappiamo bene che, ciclicamente, la settima arte deve affrontare delle battaglie contro altri mezzi di comunicazione o, come avviene oggi, di fruizione. Ciò detto, ed è una questione che abbiamo affrontato con i big di Hollywood da Rian Johnson a Quentin Tarantino passando per M. Night Shyamalan, siamo e saremo sempre strenui sostenitori dell’esperienza del “cinema in sala”. E per discutere del paradosso del gestire una struttura che lavora con Netflix tramite la Cineteca di Bologna o con film come Parasite, La belle èpoque o Herzog incontra Gorbaciov, quelle opere per cui un sito di cinema deve parlare, ma di cui può parlare anche grazie al traffico e all’interesse generato dai tentpole, abbiamo deciso di chiacchierare con Chiara Malerba e Francesco Nocciolini, titolari di NuovoCinema Azzurro, per avere un quadro più completo delle sfide che un monosala d’essai deve affrontare in un contesto come quello di Ancona su base quotidiana.

Ancona, una città che il sottoscritto conosce bene (sono nato e cresciuto qua) e che avrà anche fornito le location a La Stanza del Figlio di Nanni Moretti e dato i natali a Virna Lisi e Ave Ninchi, ma che resta alquanto fuori dalla narrazione delle dinamiche cinematografiche, tendenzialmente “romacentriche” in un panorama come quello nazionale.

Come vi è venuto in mente di rilevare una sala indipendente in una città come Ancona che, paradossalmente, è legata al mondo del cinema, ma non è, chiaramente, una città “briosa” come non dico Milano, Roma o Firenze, ma neanche una Bologna?

Francesco: Lascio la parola a Chiara perché io ho un pezzo di storia più lungo. Oppure vado io?

Chiara: Tu hai una storia da sempre legata alla gestione di sale.

Francesco: Vabbè allora parto io. Questa sala è stata ristrutturata alla fine degli anni novanta, inizio del duemila ed era sotto un’altra gestione andata avanti fino al 2011. Le cose non andavano benissimo per tutta una serie di motivi. Per darti un’idea: a volte il ragazzo che si occupava della cassa veniva chiamato solo se arrivava il pubblico!

Sembra la scena di un film di Tornatore.

Francesco: Nel 2011 una società rileva la sala e io comincio a lavorare qui. E l’abbiamo rilevata quando quest’altra società, che non brillava particolarmente per capacità gestionali, si è levata di torno. Abbiamo lavorato come dipendenti di questa realtà, che gestiva anche un’altra sala da tempo immemore in centro qua ad Ancona, poi, nel settembre del 2018, siamo subentrati come gestori della struttura. Chiara lavorava prevalentemente nell’altra sala, io qua. Diciamo che, stando qua, ho sempre cercato di mandare avanti la baracca cercando di sopperire alle lacune di chi avevo il sospetto che non sarebbe riuscito ad andare troppo lontano. Ho lavorato per salvare il salvabile e tieni conto che abbiamo perso migliaia di euro in stipendi non erogati e saremmo potuti andarcene ben prima. Diciamo che abbiamo resistito tutto questo tempo perché lo scopo che avevamo era quello di rilevare entrambi gli esercizi, cosa che è riuscita solo parzialmente perché siamo riusciti a prendere solo questa sala. Ed eccoci qua.

Chiara: Credo che vista da fuori possa sembrare la storia di due folli, ma siamo due appassionati e non potremmo fare altro. Motivo per cui siamo riusciti a sopportare per diversi mesi il lavorare, sostanzialmente, gratis con lo scopo di salvare materialmente queste sale perché alla gestione precedente mancavano proprio delle basi. E non è che ti faccio un discorso sull’incapacità di organizzare la programmazione, ma di effettiva apertura della sala. Abbiamo resistito proprio perché puntavamo a trasformare questo cinema nel nostro piccolo regno perché la viviamo come una passione, più che un lavoro. Passione da cui, però, dobbiamo far uscire due stipendi dopo aver scremato le varie spese, ma abbiamo comunque la fortuna di lavorare con qualcosa che ci piace particolarmente, che ci appassiona e che non è mai frustrante. Ed è quello che ci sprona ad andare avanti.

Francesco: [sorridendo, ndr] correggerei quel “non potremmo fare altro” con “non vorremmo fare altro”! Io sono un ingegnere lei è laureata in lettere, quindi qualcosa di differente avremmo anche potuto farlo! Abbiamo scelto consapevolmente di dedicarci a questo perché, come diceva Chiara, è anche una questione di passione.

Faccio il lavoro che faccio, quindi ho ben presente il genere di follia di cui parlate. Come risponde una città come Ancona, che ha poco più di 100.000 abitanti e, paradossalmente, un elevato numero di schermi in relazione alla popolazione, alle vostre proposte?

Chiara: spesso e volentieri la risposta è stupefacente. Per il tipo di prodotto che possiamo programmare che non è nemmeno tutto l’essai, ma un segmento anche più di nicchia di questa categoria, riceviamo, da quando abbiamo preso in gestione la sala, una risposta numericamente sempre più numerosa e c’è anche un notevole ricambio generazionale, uno degli obbiettivi che ci eravamo posti come gestori. E che, sinceramente, non pensavo saremmo riusciti a ottenere in così poco tempo. E invece buona parte del nostro pubblico è composto anche da giovani che sono particolarmente sensibili, ad esempio, alla proposta di pellicole in lingua originale, alle versioni restaurate dei classici che proponiamo grazie alla Cineteca di Bologna e grazie alla collaborazione che la Cineteca ha avviato con Netflix per la distribuzione in sala di un certo tipo di opere che, ad Ancona, proponiamo solo noi per ovvie motivazioni. Ed è una cosa che ci aiuta parecchio.

Siete anche molto attivi sui social. In un paio di occasioni, proprio per questioni legate alla programmazione di film targati Netflix come Roma di Cuaròn o The Irishman di Scorsese, vi ho addirittura impiegato come fonte perché avete comunicato la programmazione con più velocità degli uffici stampa e delle agenzie media preposte alla cosa (che magari non hanno proprio diffuso nulla a riguardo!).

Francesco: come ben sai Netflix è una realtà alquanto reticente sulle questioni numeriche.

Sì, quando fa comodo a lei.

Francesco: non permette neanche il passaggio degli incassi su Cinetel. L’Anec aveva anche ventilato l’ipotesi che le sale “schierate” con Netflix venissero, tra virgolette, espulse dal rilevamento Cinetel degli incassi, pensando di fare un danno alla sala stessa perché se non sei su Cinetel è come se non esistessi. Cosa in un certo qual modo vera perché non esiste un riscontro dell’andamento del tuo cinema, delle tue performance. Ma era chiaramente una bolla di sapone, perché nel momento in cui finisco di lavorare con Netflix su un titolo e passo a un film come Parasite è la società di distribuzione stessa a volere i tuoi dati su Cinetel quindi Netflix non avrebbe detto, ovviamente, nulla, ma tutte le altre aziende con cui lavoriamo sarebbero insorte perché la nostra sala sarebbe sparita da Cinetel così come

Il NuovoCinema Azzurro di Ancona

tutti i cinema che hanno aderito alla programmazione di film Netflix. Tornando alla questione dei social, la mente dietro a tutto è Chiara, è lei che si occupa interamente di quel lato della nostra comunicazione. La gente risponde, è vero, ma devono esserci stimoli costanti. Se consideri che siamo una monosala, oltretutto d’essai, Chiara pubblica un elevato quantitativo quotidiano di post. C’è poi anche la questione del cosa possiamo concretamente programmare. Molti film ci sono preclusi per delle complicazioni di natura “geografica” perché ti ritrovi a operare in una zona dove magari ci sono gestori di altre strutture che sono anche distributori regionali delle varie major o società di distribuzione. Motivo per cui talvolta escono pellicole perfette per una sala come la nostra e per cui, al 99% dei casi potremmo anche ospitare il realizzatore per una proiezione speciale che ci sono sostanzialmente interdette. Abbiamo un range ristretto che non prevede neanche tutto lo spettro dell’essai come diceva Chiara, ma una porzione dove poi c’è la concorrenza delle altre due monosala della città che hanno proposte analoghe. Ma questa è concorrenza ed è una cosa che va bene. Il non poter accedere ad altri film per questioni di sbarramento e pensare che se avessimo avuto una sala del genere in una città limitrofa, diciamo Jesi [la terza città della provincia Anconitana, dopo Ancona e Senigallia, 40k abitanti per un bacino demografico di circa 120k, ndr.] non avremmo avuto questa problematica…

Ci sarebbe stata solo la concorrenza di UCI.

Francesco: che peraltro non avrebbe fatto nulla perché è una realtà talmente grande che si prende i suoi film e fa le sue cose.

Hanno un modello di business totalmente differente dal vostro.

Francesco: loro fanno il loro, noi il nostro. Il problema è quando, oltre a tutte le questioni collegate alla gestione di una sala che fa l’essai, difficilmente hai l’opportunità di agganciare quei film che sono sì d’essai, ma che comunque richiamano pubblico e che ti permettono di vivere meglio. Se durante la stagione hai modo di proporre tre, quattro film come Parasite diciamo che puoi campare più sereno dal punto di vista economico. Devi lavorare con attenzione anche maggiore e fare delle scommesse, per così dire. Lo scorso anno è andata benissimo con Green Book, sul quale avevamo puntato molto, quest’anno col già citato Parasite e La Belle époque.

[Sarà interessante vedere come cambierà la situazione nel momento in cui le sale UCI delle Marche torneranno in mano al gruppo Giometti che si ritroverà ad avere il sostanziale monopolio della regione con l’80% degli schermi, ndr.]

L’articolo continua nella pagina successiva