Elodie a ruota libera | INTERVISTA

Per quel che riguarda Elodie, devo essere sincero.

L’ho scoperta, in maniera approfondita, solo di recente grazie all’ultimo Festival di Sanremo.

Un’edizione che ho seguito con più attenzione delle altre un po’ perché già da inizio febbraio, da ipocondriaco quale sono, avevo già cominciato a limitare le incursioni nel selvaggio mondo esterno annullando ogni eventuali trasferta di lavoro o uscita serale che non fosse la sessione settimanale di giochi di ruolo, un po’ perché fra gli annessi (le canzoni) e i connessi (dagli outfit di Achille Lauro alle bagarre Bugo VS Morgan passando per le conferenze stampa di Amadeus), la carne al fuoco era davvero tanta.

“Andromeda”, il brano scritto da Mahmood composto e prodotto da Dardust, che Elodie ha portato al Festivàl (mi raccomando, leggetelo con la giusta accentazione), mi ha colpito subito e, insieme a “Ringo Starr” dei Pinguini Tattici Nucleari, è una canzone che ascolto ancora con assiduità e piacere. Aggiungiamo al mix anche “Sincero” di Bugo e Morgan: sono un giovane vecchio degli anni novanta che coi Bluvertigo e con “Casalingo” di Bugo c’è letteralmente cresciuto (e sì, lo so che il pezzo di Bugo è d’inizio duemila, cari i miei precisetti).

Ma torniamo a Elodie, come è giusto che sia.

Una sera, nella settimana del Festival, ero in macchina con la mia compagna tornando da non ricordo dove in giornate in cui ancora si poteva uscire di casa senza indossare delle tute hazmat. Radio Deejay a un tratto passa proprio “Andromeda” e io, rivolto alla mia signora, esclamo “Però è proprio brava Elodie”. Lei, che contrariamente a me ha maggior dimestichezza con i programmi di Maria de Filippi, mi risponde “Eh, amore, ma grazie al ca**o, adesso lo scopri?”. In effetti poi, ascoltando su Spotify le sue canzoni, ho realizzato che, da assiduo ascoltatore da più di 30 anni della suddetta emittente radiofonica, le conoscevo non tutte, ma buona parte, con l’inevitabile risultato di sentirmi anche un peletto idiota (cosa, questa, che in ogni caso mi accade molto spesso e a prescindere dalla discografia Elodie).

Comunque, all’apprezzamento finalmente consapevole del suo curriculum artistico, si è poi aggiunto, grazie a una bella chiacchierata fatta da Elodie con Noisey, l’interesse e la curiosità “umana”. Vederla parlare senza alcuna remora, filtro o freno della sua vita in una zona di Roma che non rientra nel novero delle più fotografate dai travel blogger di Instagram mi ha folgorato. Io stesso sono cresciuto in un contesto di case popolari, probabilmente meno “hardcore” del Quartaccio di Roma, ma Ancona è sì grande come una borgata di Roma, eppure, come tutte le città di mare, ha un nutrito sottobosco di personaggi… interessanti per così dire. Ho visto cose anche io. Quell’intervista, dove Elodie trasudava carattere, intelligenza e, soprattutto, sincerità, mi ha portato a pensare che “sarebbe interessante parlarci, un bel giorno”.

Poi quel giorno è arrivato grazie a Trolls World Tour, il nuovo film della DreamWorks Animation che la Universal, negli Stati Uniti, come in Italia e in Inghilterra, ha deciso di distribuire sulle piattaforme Digital ovviando alla chiusura delle sale causata dall’emergenza nuovo coronavirus.

Abbiamo chiacchierato per quasi mezz’ora in un caldo pomeriggio di aprile, ognuno al telefono dalla propria abitazione seguendo le sacrosante disposizioni del DPCM sul distanziamento sociale.

 

Elodie

 

Quando sei stata coinvolta nel doppiaggio di Trolls World Tour dalla divisione italiana della Universal, prima o dopo il Festival di Sanremo di quest’anno?

Sicuramente prima di Sanremo. Inizialmente eravamo indecisi sul personaggio. Per assurdo avevo provinato anche la Regina Poppy [poi doppiata da Francesca Michielin, ndr.].

Ambè!

Sì sì, solo che ero evidentemente più adatta per la Regina Barb, anche come timbro di voce e attitudine. Poi era un po’ un mio sogno interpretare una antagonista perché si tratta di personaggi che hanno spesso dei caratteri molto interessanti. Nei cartoni animati tendono anche a essere i più “umani” di solito, non trovi?

Sì, anche perché la stessa Barb è sì un’antagonista, ma non è cattiva.

No no, esatto, è buona. Esprime male quello che vuole fare. In realtà è buona, ma è troppo attaccata a quello in cui crede. E la situazione finisce per sfuggirle di mano.

Guarda, ti faccio una domanda un po’ ingenua perché nonostante una quindicina di anni fa un mio ex compagno delle elementari abbia partecipato a lungo a Uomini e Donne e nonostante la mia compagna abbia una certa dimestichezza con Maria de Filippi, devo essere sincero: io sono quasi del tutto a digiuno! [Elodie ride, ndr.] La cosa che mi ha colpito molto vedendo il film è che la cadenza romana non si sente affatto. In mezzo ai vari coach ad Amici c’era anche quello di dizione oppure…

No, non c’era. Dunque io in realtà sono molto romana e anche il mio modo di parlare… ho un’inflessione romana, anche dialettale, molto marcata. Però pure quando canto la cosa tende a non emergere, magari si sente in alcune parole, ma generalmente cerco di nasconderla. Ovviamente nelle sedute di doppiaggio ero affiancata.

Immagino dal direttore del doppiaggio.

Esatto, da Marco Mete, la voce di Robin Williams e Roger Rabbit e mille altri attori e personaggi. Sono stata affiancata da lui e, oltre ad avere una grandissima pazienza, è stato anche una sorta di psicologo perché è un lavoro realmente complicato. Chi, come me, lavora con la voce ha un po’ la presunzione di sapere già come funzioni quella professione che, però, ha un approccio completamente diverso. Ha fatto il doppio della fatica per sradicare tutte le idee che avevo io di come funzionasse il doppiaggio, spiegandomi passo passo, con tutta l’esperienza che può avere un professionista come lui che è nel settore da qualche decennio. A volte capitava che dicevo una qualche parola in romanesco o ne pronunciavo delle altre che conducevano un po’ troppo al romano e le rivedevo perché l’accento non era quello corretto.

Come ti sei rapportata al doppiaggio originale di Rachel Bloom, l’hai ascoltato?

Sì sì, l’ho sentito integralmente.

Ah, ok.

Ho ascoltato tutto, sia il cantato che il parlato. Però il suo timbro è completamente differente dal mio quindi non mi è venuto di scimmiottarla, ecco. Sono molto fedele al mio timbro, tranne in alcune parti in cui magari la mia voce si riconosce un po’ meno, ma per la maggior parte del tempo chi mi conosce può individuare facilmente la mia voce.

Senza rivelare nulla di specifico sul finale del film, si può però tranquillamente dire che il messaggio di fondo è ovviamente positivo. Però se la Elodie di oggi e la Elodie di 15 anni fa dovessero scegliere uno dei reami di Trolls World Tour dove abitare quale sarebbe o quali sarebbero?

Allora… ecco adesso andrei dai Techno Troll. Nel passato forse da quelli Rock, anche se non ho mai ascoltato il rock, parlo più come attitudine dei personaggi. Si direi i Rock Trolls ma anche i Reggaeton Trolls.

Restando in ambito del “parliamo di gusti musicali con chi la musica la fa”… Sai, sono stato adolescente negli anni novanta e c’erano canzoni o artisti che non ammettevo, in primis con me stesso, che mi piacevano! Cioè io ero tutto preso dal big beat inglese, dai Nine Inch Nails e tutta questa gente qua e non volevo ammettere con me stesso che mi piacevano anche Robbie Williams e le ballatone dei Goo Goo Dolls!

Eeeh, ma sai da donna ti posso dire che da questo punto di vista le donne e gli uomini sono molto differenti.

Quello è vero.

Cioè, un uomo, da ragazzino, non ti dirà mai che ascolta una cantante donna. Ci sono delle cose per cui un ragazzo magari prova vergogna, perché per essere uomo magari ti devi allineare a certe regole. A noi donne non ce ne frega niente, cioè da questo punto di vista c’è molta meno vergogna. E anche io ero una di quelle ecco. Ho ascoltato sempre tutto quello che mi piaceva senza aver paura o evitando di ammettere che mi piacesse. Non ho mai avuto il problema di non ammettere che una cosa mi piaceva. Ho sempre ascoltato tutto! Tutto tranne l’heavy metal diciamo. Tutto il resto l’ho ascoltato.

No, ma che poi specifico: non è che mi facevo pare “di genere” ma “sul genere”: era l’epoca d’oro delle Hole di Courtney Love o dei Garbage di Shirley Manson, artiste che adoravo.

Sì sì, ma ho capito cosa intendi, neanche io volevo fare un discorso strettamente di genere. Però quando sei adolescente hai queste “regole” no? Magari tu andavi a scuola, dicevi che ti piacevano le Spice Girls e ti prendevano in giro, purtroppo è così e non lo potevi ammettere.

Già.

Era importante per la tua sopravvivenza a scuola! È pure brutto, no? Uno se lo tiene per sé! Io potevo entrare in classe dire che mi piaceva un qualche gruppo pop e nessuno avrebbe detto niente. È il classico problema dell’accettazione da parte del prossimo di quando sei adolescente e i gusti musicali rientrano come sfaccettatura di questa problematica. Però si, ho sempre ascoltato di tutto accettandolo, non me ne vergognavo. Anche se erano cose che magari passavano per essere “poco cool”, con tutte le virgolette del caso, perché erano robe che non andavano per la maggiore. A me piacevano e non me ne fregava niente. Per dire, io ascoltavo Cocciante, i miei amici no. Però a me non me ne fregava niente [ride, ndr.]

No, ma è giustissimo infatti. Ricorderò sempre che quando uscì il primo album da solista di Robbie Williams (Life Thru a Lens) pensai: “Cazzo, ma questo è veramente bravo”.

Eh come no?!

Solo che poi guardavo la discografia completa di Marilyn Manson and co che mi osservava dalla mensola e mi dicevo “No, vabbè, sto zitto, non lo dico a nessuno”.

[Ride, ndr.] Come faccio!

Esatto!

[Ridendo, ndr.] Non ti sentivi coerente!

Dopo vabbè, a una certa uno arriva a 40 anni e si dice “Ma vabbè, ma sti cazzi!”

Eh sì [Ridendo, ndr.]

Torniamo a Trolls World Tour. Quando hai saputo effettivamente che le persone avrebbero comunque potuto vedere il film a casa avendo anche il modo di ascoltare il tuo lavoro?

Beh, sai era una mossa che mi ero già immaginata. Mi aspettavo che anche i cinema avrebbero seguito un certo destino. Ovviamente mi è dispiaciuto, ed è normale, perché andare al cinema è sempre un’esperienza magica e mi avrebbe fatto molto piacere vederlo sul grande schermo. Purtroppo non è andata così, ma sono comunque felicissima che sia nelle case delle persone e che ci siano altri metodi, fortunatamente, per vedere Trolls World Tour. Quindi va bene così.

Normalmente che rapporto hai con il cinema? A parte le prime cui anche tu vieni invitata come personaggio pubblico, in circostanze standard ci vai oppure, che ne so, magari eviti perché senno ti riconoscono e ti fermano…

No, ma che me ne frega capirai! Tanto se le persone mi riconoscono al massimo mi salutano se gli sto simpatica, se gli sto antipatica manco mi calcolano. Non ho questo problema, a me piace stare con la gente anzi, ci vado spesso e non è che sono mai stata assalita, voglio dire sorridi, qualcuno magari ti chiede una foto e via. Sai alla fine dipende sempre dall’approccio delle persone e dal livello di rilassatezza reciproca. Se una persona comincia a darsi un tono… Poi diciamolo, non sono Angelina Jolie, quindi voglio dire, sì, sono popolare però non ho quel problema di popolarità mondiale, cioè dai, chissenefrega. Vado al cinema e, quando possibile, ci vado spesso!

Beh, bene, non è così scontato questo modo di ragionare eh.

No no, ma infatti, dipende molto dai caratteri delle persone. Il mio modo di essere sicuramente aiuta facendo il lavoro che faccio. A me piace stare in mezzo alla gente, chiacchierare, non ho cambiato il mio modo di pormi con gli altri.

Visto che hai citato lo stare insieme ad altre persone, ti faccio questa domanda perché la questione è emersa in queste assurde settimane parlando con altre persone che lavorano in ambito artistico. Persone che m’hanno detto “Ma come faccio a lavorare e a essere creativo con l’atmosfera che c’è, non c’ho stimoli”.

Beh, ma è normale, è normale. Ragazzi qua… il nostro è un lavoro, quello che ha a che fare con la creatività diciamo, è come se fosse un “di più”, è ornamentale in qualche modo no? È essenziale, ma, allo stesso tempo, non lo è. In un contesto come questo dove ci sono dei problemi così seri dove non hai neanche la certezza del cosa fare, ti vengono anche dei dubbi e ti domandi “Ma io adesso che faccio?”. Siamo tutti esseri umani e la creatività, senza stimoli esterni, ne risente. Poi per carità, c’è anche chi riesce a liberare la creatività in una situazione di solitudine. Io ad esempio non scrivo le canzoni però, in qualche modo, ci metto del mio. E per fare quello che faccio ho bisogno degli altri. Ho bisogno di incontrarmi con altre persone, stare con gli altri, di sentirmi utile. Così dentro casa è un po’ più difficile. Vado anche io ad alti e bassi, ci sono dei giorni in cui mi dico “Vabbè, chissenefrega, canto tutto!” e altri in cui “Ma che canto a fare”. Immagino che sia una cosa normale.

Ma infatti, anche per quel che riguarda il mio lavoro, la sede del sito sta a Milano, io di base lavoro dalle Marche come ti dicevo prima di cominciare l’intervista e se penso che, in una situazione standard, questa chiacchierata l’avremmo fatta al Principe di Savoia a Milano o al giardino del De Russie a Roma…

Eh sì, è un’altra cosa.

Dai, ti faccio un’ultima domanda così non ti rubo altro tempo.

No, ma che figurati, non c’è problema.

Ah, perfetto, allora vado avanti. La settimana scorsa, quando sono usciti i remix di Andromeda, ho letto una tua intervista su Repubblica in cui dicevi che, per trascorrere il tempo durante la quarantena, giochi col LEGO. Fantastico, anche la mia compagna e io siamo fissati!

Sì è vero! Anche se adesso mi sto dedicando pure ai giochi da tavola, robe da tre quattro ore di durata. Ora ho a che fare con questo gioco di strategia con cui posso tranquillamente passare tre, quattro ore di tempo. Sto riscoprendo il gioco, l’utilità di questa attività anche per gli adulti che non va sottovalutata. Ma sto riscoprendo anche i vecchi giochi di società che mi piacevano da piccola, Scotland Yard, Scarabeo…

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