12,5 milioni a testa per Il Diavolo veste Prada 2: la scelta di Meryl Streep potrebbe lasciare il segno a Hollywood
Mentre Il diavolo veste Prada 2 macina record al botteghino mondiale, il gesto di Meryl Streep per Anne Hathaway ed Emily Blunt ha conquistato tutti.
A Hollywood le gerarchie salariali sono ferree come le regole di Miranda Priestly nella redazione di Runway. Eppure, mentre Il diavolo veste Prada 2 macina record al botteghino mondiale superando i 300 milioni di dollari, dietro le quinte si è consumata una rivoluzione silenziosa che ha poco a che fare con passerelle e stiletti, e molto con il potere contrattuale usato in modo inaspettato.
Partiamo dal dire che Meryl Streep era l'elemento imprescindibile del progetto e senza il suo ritorno nei panni della glaciale direttrice di Runway, il sequel non si sarebbe mai fatto. La 20th Century Studios lo sapeva, il pubblico lo sapeva, e soprattutto lo sapeva lei. Avrebbe potuto chiedere molto, molto di più. Avrebbe potuto negoziare da sola, alzare la posta, sfruttare il suo status di leggenda vivente per portarsi a casa un cachet astronomico che avrebbe lasciato le colleghe molto indietro. Invece ha scelto una strada diversa.
L'attrice ha negoziato quello che nel gergo hollywoodiano si chiama accordo favored nations, una formula contrattuale che garantisce a tutti i partecipanti lo stesso identico compenso. Niente gerarchie, niente differenze, niente primi e secondi. Tre assegni identici da 12,5 milioni di dollari, più i bonus che si sono già attivati grazie al successo planetario del film. Un gesto che a Hollywood, dove le trattative sono ferocemente individuali e le distanze salariali tra star di diverso calibro possono essere abissali, assume i contorni di un evento quasi rivoluzionario.
La scelta assume un significato ancora più profondo se si considera il contesto storico. Il primo Il diavolo veste Prada, uscito nel 2006, era diventato un cult generazionale proprio grazie al triangolo perfetto formato dalle tre protagoniste. Miranda Priestly senza Andrea Sachs e senza Emily Charlton non avrebbe avuto lo stesso impatto. Il film funzionava come un sistema, non come un one-woman show. E a vent'anni di distanza, Meryl Streep ha riconosciuto questo dato di fatto nella maniera più concreta possibile: dividendo equamente il bottino.
Ora il sequel, diretto ancora da David Frankel, ha riportato sullo schermo le tre donne vent'anni dopo, e il pubblico ha risposto come se non avesse mai smesso di aspettarle. I 300 milioni di dollari al botteghino mondiale sono solo un risultato parziale, destinato a crescere. E con ogni nuovo traguardo superato, i bonus contrattualmente negoziati dalle tre attrici continueranno a lievitare, rendendo questo accordo non solo un gesto simbolico ma anche un affare d'oro per tutte.
Il diavolo veste Prada 2 ha fatto storia non solo per gli incassi, ma anche per quello che rappresenta dietro le quinte. Potere, stile e parità salariale, tutto in un unico colpo di tacco. E stavolta, la vera regina non è solo Miranda Priestly, ma l'attrice che le ha dato vita, dimostrando che anche a Hollywood, quando si vuole, si può scegliere la strada dell'equità senza rinunciare al successo personale.