28 anni dopo - Il tempio delle ossa riporta alle origini gli zombie di Danny Boyle in modo geniale
Lo zombie parlante in 28 anni dopo - Il tempio delle ossa ha rivoluzionato il franchise: Samson e la possibile cura cambiano tutto nell'analisi di Il tempio delle ossa.
di Alba Rossi
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Il 2025 è stato l'anno dell'horror al cinema, e buona parte del merito va a due franchise che sono riusciti nell'impresa più difficile: tornare dopo decenni senza tradire se stessi. Final Destination: Bloodlines e 28 anni dopo hanno dimostrato che i sequel possono essere qualcosa di più di operazioni nostalgia confezionate per spremere qualche incasso in più. Possono essere cinema vero, capace di rispettare il passato e guardare avanti con coraggio.
Il tempio delle ossa non è un film di zombie nel senso tradizionale del termine. Come già accadeva nel capostipite del 2002, l'epidemia da virus della rabbia è il pretesto per esplorare altro: la natura umana sotto pressione, la violenza come linguaggio universale, la sottile linea tra sopravvivenza e barbarie. Ma questa volta c'è una novità sostanziale, un elemento narrativo che cambia le carte in tavola e che ha fatto discutere critica e pubblico: uno degli infetti parla.
Ma 28 anni dopo ha cambiato questa dinamica introducendo gli Alpha, una mutazione del virus che rende alcuni infetti più forti, più resistenti, quasi immortali. Tra questi c'è Samson, interpretato da Chi Lewis-Parry, il personaggio chiave di Il tempio delle ossa. Samson non è solo un Alpha: è un infetto che, sotto l'effetto di un cocktail di oppiacei somministrato dal dottor Ian Kelson, mostra segni di umanità. Emozioni. Pensiero critico. E, in un momento cruciale del film, pronuncia delle parole.
Questo dettaglio, apparentemente piccolo, è in realtà rivoluzionario. Gli infetti del franchise sono sempre stati pura furia, incapaci di qualsiasi forma di comunicazione che non fosse l'urlo disumano e l'aggressione. Samson invece sviluppa una dipendenza dagli oppiacei, e in quello stato alterato non solo smette di essere violento, ma diventa persino capace di interagire. Il dottor Kelson, invece di eliminarlo per pietà, inizia a studiarlo, a passare del tempo con lui. E in quell'interazione nasce qualcosa di inaspettato: la possibilità concreta di una cura.
Il finale di Il tempio delle ossa conferma che il dottor Kelson ha effettivamente sviluppato una cura per la versione mutata del virus. Non è una promessa vaga, non è un'ipotesi: è un fatto. E questa scoperta restituisce speranza a un franchise che sembrava destinato a raccontare solo declino e disperazione. È un colpo di genio narrativo che bilancia il cinismo intrinseco del mondo post-apocalittico con un barlume di ottimismo, senza scadere nel sentimentalismo.
Ma Il tempio delle ossa non è solo la storia di Samson e della cura. È anche un film sulla violenza umana, quella che non ha bisogno di virus per manifestarsi. Parallelamente all'arco di Samson, il film segue un culto di sopravvissuti che terrorizza le terre devastate con una ferocia che non ha nulla da invidiare agli infetti. Questi fanatici religiosi torturano, scuoiano vivi, uccidono in nome di una visione distorta del mondo. Sono il riflesso oscuro dell'umanità, la prova che il male non ha bisogno di essere contagioso per diffondersi.
E a proposito di Cillian Murphy: sì, Jim torna. Non in modo centrale, ma in un cameo finale che ha fatto esplodere le sale cinematografiche. Vedere di nuovo Murphy nei panni del personaggio che ha inaugurato il franchise è un momento di pura emozione cinefila, un riconoscimento per i fan storici e un ponte tra passato e futuro. Ma è anche un promemoria: questa storia non è finita.
Il problema è che il box office di Il tempio delle ossa non è stato all'altezza delle aspettative. Nonostante le recensioni entusiastiche e l'accoglienza calorosa della critica, il film ha faticato a replicare il successo commerciale del predecessore. E questo è un problema, perché la storia è palesemente incompiuta. Il finale lascia domande aperte, storyline sospese, possibilità narrative enormi. Se il franchise dovesse fermarsi qui, sarebbe un peccato imperdonabile.
Fonte /
ScreenRant.com