4 giorni in emersione con 26 nemici a bordo: l'acclamato film con Pierfrancesco Favino torna stasera in TV
La storia vera di Salvatore Todaro che nel 1940 salvò 26 nemici rischiando tutto. Stasera in TV, il film con Pierfrancesco Favino che racconta l'impresa del Cappellini.
Nel 1940, mentre l'Europa bruciava sotto i colpi della Seconda Guerra Mondiale, un uomo decise che esistevano regole più antiche e vincolanti di quelle imposte dal conflitto. Salvatore Todaro, comandante del sommergibile Regio Sommergibile Cappellini, compì un gesto che avrebbe sfidato la logica spietata della guerra, consegnando il suo nome alla storia come simbolo di umanità in tempi disumani.
Comandante, il film del 2023 diretto da Edoardo De Angelis con Pierfrancesco Favino nei panni del protagonista, racconta questa vicenda straordinaria con una forza narrativa che mescola rigore storico e tensione cinematografica. Ogni fotogramma si basa su eventi documentati, su decisioni reali che misero a repentaglio vite concrete. L'appuntamento con il film è per stasera, su Rai 1, alle 21.30.
La pellicola, della durata di 120 minuti, si immerge nell'Atlantico del 1940, quando il Cappellini pattugliava le acque in cerca di bersagli nemici. L'incontro con il Kabalo, mercantile belga armato che navigava a luci spente trasportando aerei inglesi destinati alle forze britanniche, innesca la battaglia. Il Belgio era tecnicamente neutrale, ma quel carico lo rendeva un obiettivo legittimo secondo le regole di ingaggio dell'epoca.
Lo scontro è feroce. Todaro perde un uomo valoroso durante l'azione e affonda il mercantile senza esitazione. Fin qui, tutto rientra nella tragica normalità della guerra sottomarina: un nemico individuato, attaccato, neutralizzato. Ma è ciò che accade dopo a trasformare una missione di guerra in un atto che trascende il conflitto stesso.
Ventsei naufraghi si dibattono nell'oceano. Uomini del Kabalo, nemici secondo i manuali militari, esseri umani secondo la legge del mare. Todaro compie una scelta che mette a rischio la propria vita e quella dell'intero equipaggio: decide di salvare tutti i sopravvissuti. Li porta a bordo del sommergibile, già di per sé ambiente claustrofobico e pericoloso anche in condizioni normali.
Per quattro giorni e quattro notti, il Cappellini naviga in emersione, vulnerabile agli attacchi aerei e navali nemici. Un sommergibile emerso è un bersaglio facile, privato del suo vantaggio strategico fondamentale. Eppure Todaro mantiene la rotta, ostinato nel rispettare quello che considera un imperativo morale superiore: l'onore, la legge del mare, il principio secondo cui un marinaio non lascia annegare altri marinai, qualunque sia la bandiera sotto cui navigano.
Il cast del film riflette la complessità di questa storia corale. Accanto a Favino troviamo Johan Heldenbergh nel ruolo di Georges Vogels, comandante del Kabalo, Massimiliano Rossi che interpreta Vittorio Marcon, e Silvia D'Amico nei panni di Rina Todaro, moglie del protagonista. Completano il gruppo Arturo Muselli, Giuseppe Brunetti, Gianluca Di Gennaro, Paolo Bonacelli e molti altri, ciascuno portatore di una prospettiva diversa su quei giorni sospesi tra vita e morte.
Il dialogo finale tra Todaro e Vogels racchiude il senso profondo dell'intera vicenda. Il capitano belga, congedandosi, chiede al suo salvatore perché si sia esposto a un rischio simile per loro che, al suo posto, non lo avrebbero mai fatto. La risposta di Todaro è disarmante: "Noi siamo italiani". Questo è il segno della rivendicazione di un'identità costruita su valori di civiltà, umanità e rispetto delle regole non scritte che dovrebbero governare anche i momenti più oscuri della storia.
De Angelis costruisce la narrazione alternando i momenti claustrofobici all'interno del sommergibile con le sequenze in superficie, dove la tensione si mescola alla bellezza desolata dell'oceano. La fotografia cattura l'ambiente opprimente del Cappellini, nel quale ventotto uomini d'equipaggio e ventisei naufraghi convivono in spazi concepiti per molti meno. Ogni inquadratura comunica il peso fisico e psicologico di quella scelta.
La storia del Cappellini e del suo comandante è stata a lungo celebrata negli ambienti marinari ma poco conosciuta al grande pubblico. Il film di De Angelis restituisce a questa vicenda la dimensione epica che merita, senza cadere nell'agiografia o nella retorica patriottica facile. Favino costruisce un Todaro umano, tormentato, consapevole di navigare in acque moralmente complesse e fisicamente pericolose.