5 curiosità su Borotalco, il film con Carlo Verdone ed Eleonora Giorgi
Dietro la leggerezza di una commedia cult si nasconde un intreccio di improvvisazioni, cause legali sfiorati e aneddoti reali
Borotalco è il riflesso di un’epoca che non c’è più, quella degli anni Ottanta dove i sogni (forse) si avveravano e il mondo sembrava una grossa palla da discoteca con le paillettes. Uscito nel 1982, diretto e interpretato da Carlo Verdone, è una commedia che ha saputo raccontare soprattutto le insicurezze e illusioni dell'Italia di quel periodo, con una delicatezza sospesa tra ironia e malinconia.
Cosa non sai di Borotalco
Chi ama la commedia italiana non può non aver visto Borotalco, un classico della storia del cinema nostrano, nonché uno dei film simbolo di Carlo Verdone. Ecco cinque curiosità che aiutano a comprendere perché questo titolo sia diventato un punto fermo nel percorso del cinema italiano contemporaneo e perché continua ad essere amato da generazioni diverse.
1. Il titolo: La scelta del nome Borotalco ovviamente non fu casuale ma neanche solo evocativa. L’idea nacque durante la fase di sviluppo del progetto, quando Verdone descrisse il tono della pellicola come qualcosa di soffice e leggero, capace di posarsi senza fare rumore. L’immagine della polvere fine e impalpabile divenne così metafora della commedia stessa: delicata in superficie, ma in grado di lasciare un segno. Non mancarono, tuttavia, problemi legati all’utilizzo del marchio registrato. Poco prima dell’uscita arrivò infatti una diffida da parte dell’azienda proprietaria del brand. Il successo travolgente del film contribuì però a disinnescare la questione, trasformando quello che poteva essere un ostacolo legale in un curioso episodio di pubblicità involontaria.
3. Mario Brega e quel racconto “rubato” alla realtà: Una delle scene più celebri è ambientata in una salumeria, dove il personaggio interpretato da Mario Brega si lascia andare a un racconto acceso e sopra le righe. “Mario Brega era conosciuto per i western di Leone, ma come caratterista comico l’ho inventato io. Il racconto in salumeria del pestaggio ai due che hanno fatto apprezzamenti alla figlia era il racconto di quando si era menato con Gordon Scott sul set di Buffalo Bill, me lo aveva ripetuto decine di volte, ogni volta un urlo e un dettaglio in piu”. Ha raccontato lo stesso Verdone in un’intervista a Repubblica
4. Il nome del protagonista: Il nome Sergio Benvenuti, è carico di significati: rappresenta un doppio tributo a Sergio Leone e allo sceneggiatore Leonardo Benvenuti. Un dettaglio che dimostra quanto Verdone abbia voluto intrecciare la propria opera con la tradizione cinematografica italiana.
Al centro della trama c’è l’incontro tra Sergio, venditore di enciclopedie insicuro e pieno di complessi, e Nadia, donna brillante e appassionata di musica. L’invenzione dell’identità fittizia di Manuel Fantoni innesca un gioco di specchi che parla di desiderio di riscatto e bisogno di evasione. La doppia vita del protagonista diventa metafora di un’intera generazione sospesa tra ambizione e disillusione. Il finale, sospeso e romantico, suggella l’anima del film: non una semplice commedia degli equivoci, ma un racconto dolceamaro sulla nostalgia di ciò che avrebbe potuto essere.
In copertina Eleonora Giorgi e Carlo Verdone in Borotalco - Copyright Rai - Badtaste