7 ore e 20 minuti, qual è il film con il trailer più lungo della storia
Un’opera estrema, misteriosa e forse irripetibile che ha messo in crisi il concetto stesso di trailer, durata e visione cinematografica.
Non è un film, è una gara di resistenza. La storia del cinema sperimentale ci ricorda che ci sono momenti in cui si va oltre la tecnica e le regole, ma soprattutto si va oltre quel dettaglio imprescindibile che dà particolarità ad un film, spessore e senso, ossia la durata.
Quello su cui i cinefili e gli addetti ai lavori si soffermano è il progetto diretto e scritto da Anders Weberg che si presenta con un trailer che, invece di condensare, dilata. Un’anteprima che rinuncia alla sintesi e si trasforma in esperienza a sé, chiedendo allo spettatore non pochi sacrifici in termini di tempo, attenzione e pazienza. Del resto, se il film dura circa un mese, il lancio non poteva discostarsi troppo dalla sua natura, durando di fatto ben oltre 7 ore!
Un trailer che riscrive le regole, un film che nessuno vedrà mai
Partendo dal presupposto che la gente oggi non ha tempo (il tempo è una risorsa preziosa non rinnovabile così come i ghiacciai), Ambiancé, oltre ad essere un film sperimentale è chiaramente una sfida.
Prima ancora, nel 2014, era comparso un primo teaser di 72 minuti, come piccolo assaggio di ciò che sarebbe arrivato dopo. Un terzo trailer, annunciato come un’opera di 72 ore, non è mai stato pubblicato, contribuendo ad alimentare l’aura enigmatica che circonda l’intero progetto.
Il risultato? Ambiancé è entrato ufficialmente nella storia come il film con il trailer più lungo mai diffuso, un primato che da solo basterebbe a spiegare l’attenzione mediatica suscitata dall’opera. Se il trailer appare estremo, il film lo è ancora di più, con una durata dichiarata di 720 ore pari a 30 giorni consecutivi di proiezione. Weberg ha più volte spiegato che il progetto nasce come una presa di posizione contro la continua rielaborazione dei classici e la tendenza dell’industria a riproporre storie già viste. In risposta, il regista ha scelto la via dell’eccesso, trasformando il tempo in materia narrativa e concettuale. Parte delle riprese sono state effettuate nel 2015 su una spiaggia svedese, ma non una spiaggia qualunque: la stessa in cui Ingmar Bergman girò alcune sequenze de Il settimo sigillo. Un riferimento tutt’altro che casuale.
L’aspetto più discusso del progetto resta però la sua distribuzione. L’uscita era prevista per il 31 dicembre 2020, con una trasmissione globale in mondovisione. Nulla di tutto questo è mai avvenuto. Weberg ha dichiarato che Ambiancé sarebbe stata la sua ultima opera e che, al termine dell’unica proiezione, avrebbe distrutto l’unica copia esistente. Nel gennaio 2021, una frase laconica – “C’est fini” – pubblicata sui suoi canali ufficiali ha sancito simbolicamente la fine del progetto e della carriera registica dell’autore. Secondo quanto riportato sul suo sito, il film sarebbe stato condiviso tramite reti peer-to-peer non meglio specificate, per poi essere definitivamente cancellato.
In copertina: Ambiancé-copyright Anders Weberg-badtaste