A 42 anni dalla sua uscita, un film celebrerà l'immenso lavoro dietro al capolavoro travagliato di Sergio Leone
In arrivo un film sull'ossessione di Sergio Leone per il suo capolavoro: 15 anni per realizzare il lungometraggio del 1984. La storia dietro la realizzazione del film.
Quarantadue anni dopo la sua uscita nelle sale, C'era una volta in America torna al centro dell'attenzione cinematografica: un film sulle origini che racconta come Sergio Leone abbia inseguito per oltre un decennio il sogno di portare sul grande schermo la sua ultima, monumentale opera. Un progetto che consumò il regista italiano, che lo ossessionò fino a diventare la sua ragione di vita professionale per quindici lunghi anni.
Il film percorrerà tappe cruciali della genesi di C'era una volta in America, incluso l'incontro determinante tra Leone e il produttore Arnon Milchan a Cannes, momento che avrebbe cambiato il destino del progetto. Le location previste spaziano da Parigi a Roma, da Los Angeles a New York, città che non sono solo scenari ma simboli di un viaggio artistico e personale. Ogni metropoli rappresenta una tappa di questa odissea cinematografica, un tassello nel mosaico di compromessi, battaglie creative e visioni incomprese che accompagnarono la realizzazione del film.
A guidare il progetto c'è Raffaella Leone, figlia del regista e co-CEO della Leone Film Group, che assume anche il ruolo di produttrice. Le sue parole racchiudono l'essenza di ciò che il film vuole raccontare: "È fondamentalmente la storia di un uomo che insegue un sogno per tutta la vita. O, almeno, che impiegò 15 anni per fare un film e non fece nient'altro finché non riuscì a realizzarlo. Ed è raccontata con l'ironia di mio padre".
Per comprendere la portata di questa ossessione leoniana, bisogna ripercorrere la storia travagliata di C'era una volta in America. Il film, tratto dal romanzo The Hoods di Harry Grey, arrivò nelle sale nel 1984 dopo un'odissea produttiva che aveva prosciugato energie, risorse e la pazienza di chiunque vi fosse coinvolto. Leone aveva una visione precisa: un affresco epico sull'amicizia, il tradimento e il tempo, raccontato attraverso la parabola di due gangster ebrei, David "Noodles" Aaronson e Maximilian "Max" Bercovicz, interpretati da Robert De Niro e James Woods.
All'epoca dell'uscita, però, quella visione venne tradita. Diverse versioni del film circolarono a livello globale, a seconda della regione. Negli Stati Uniti, la pellicola fu pesantemente tagliata per mantenere il rating R, risultando in una narrazione frammentata e confusa che tradiva le intenzioni originali del regista. Il pubblico americano non capì, la critica stroncò, e il botteghino fu spietato: appena 5,5 milioni di dollari incassati in patria. Un disastro commerciale.
Leone morì nel 1989, portandosi dietro la frustrazione di non aver visto riconosciuto il proprio capolavoro. Ma la storia non finì lì. Anni dopo la sua scomparsa, i figli del regista presero in mano la situazione e supervisarono un meticoloso processo di restauro, con l'obiettivo di restituire al mondo la versione originale del film, quella che il padre aveva immaginato. E il miracolo accadde.
Col passare del tempo, la ricezione critica iniziò a cambiare. C'era una volta in America venne rivalutato, studiato, celebrato. Oggi vanta un punteggio dell'86 percento su Rotten Tomatoes (Certified Fresh) e un audience score del 93 percento. È considerato uno dei più grandi film gangster mai realizzati, accostato senza timore a titoli come Il Padrino o Quei bravi ragazzi. Un capolavoro che dovette aspettare che il mondo fosse pronto per comprenderlo.