A Toxic Love Story: 9 dettagli inquietanti sulla storia vera che Netflix ha lasciato fuori dal documentario
Dal presunto movente economico agli errori delle indagini: ecco i dettagli più sconvolgenti esclusi da Netflix con A Toxic Love Story.
Quando una storia vera è già abbastanza assurda da sembrare un thriller, è difficile immaginare che possano esistere dettagli ancora più inquietanti di quelli mostrati sullo schermo. Eppure è proprio quello che accade con A Toxic Love Story, il nuovo documentario true crime di Netflix dedicato al caso di Michelle Hadley, la donna accusata ingiustamente di aver perseguitato l'ex fidanzato Ian Diaz e la sua nuova moglie Angela.
La donna ha raccontato che l'ex compagno controllava i suoi spostamenti, monitorava le sue abitudini quotidiane e l'avrebbe persino convinta ad accettare un impiego a Disneyland con uno stipendio inferiore, perché riteneva che gli ex colleghi potessero tenerla costantemente sotto osservazione. Tra le accuse più gravi c'è anche un episodio raccontato nei documenti della causa civile, con Hadley che sostiene che Diaz l'avesse costretta ad avere un rapporto intimo con uno sconosciuto conosciuto tramite Craigslist mentre lui osservava e registrava tutto con una videocamera.
La donna ha successivamente definito quell'esperienza una violenza, raccontando anche di aver chiesto inutilmente la distruzione del filmato. Un altro elemento che il documentario affronta solo marginalmente riguarda il possibile movente economico. Dopo la fine della relazione, Hadley e Diaz erano ancora comproprietari dell'appartamento acquistato insieme e continuavano ad avere obblighi economici legati al mutuo. Secondo i procuratori federali, incastrare Hadley avrebbe rappresentato anche un modo per spingerla a rinunciare alla propria quota dell'immobile, risolvendo così una disputa che andava avanti da mesi.
Nessuna delle sue segnalazioni avrebbe però ricevuto un seguito concreto. Secondo il suo racconto, già settimane prima dell'arresto aveva iniziato a ricevere notifiche relative ad account email creati a suo nome senza autorizzazione. Quando Craigslist le inviò una richiesta di conferma per un annuncio a tema "rape fantasy", Hadley contattò immediatamente il servizio abusi del sito per segnalare la frode. Anche in quel caso, sostiene di non aver ricevuto alcuna risposta. Un altro dettaglio poco approfondito riguarda il rapporto con Angela Diaz. Hadley ha sempre affermato di aver incontrato la nuova moglie del suo ex una sola volta, durante l'udienza per l'ordine restrittivo.
In quell'occasione, Angela le avrebbe consegnato personalmente le presunte email persecutorie davanti al giudice e ai familiari presenti in aula. Restano infine diversi interrogativi sulla stessa Angela Diaz, visto che oltre alla falsa gravidanza di due gemelli, elemento centrale del documentario, negli atti processuali emergono altri racconti relativi a presunte gravidanze e dichiarazioni poi smentite.
Michelle Hadley è stata invece completamente scagionata dopo aver trascorso 88 giorni in prigione per un crimine che non aveva commesso. A Toxic Love Story racconta già uno dei casi di false accuse più sconvolgenti degli ultimi anni, ma i documenti giudiziari mostrano un quadro ancora più complesso. Al di là del colpo di scena finale, ciò che emerge è una vicenda fatta di presunti abusi, errori investigativi e manipolazioni che hanno cambiato per sempre la vita di una donna innocente, trasformando una storia di stalking in uno dei casi giudiziari più inquietanti della cronaca americana recente.