A24 difende l'accordo con Google sull'AI: la risposta alle critiche divide il mondo del cinema (tra fan e registi)
Dopo le critiche per l'accordo con Google DeepMind, A24 difende la partnership sull'intelligenza artificiale e spiega perché vuole coinvolgere i filmmaker nello sviluppo dei nuovi strumenti.
A24, lo studio indipendente che ha rivoluzionato il cinema americano con pellicole come "Everything Everywhere All at Once" e "The Whale", si trova al centro di una tempesta mediatica dopo aver annunciato una partnership di ricerca con DeepMind, la divisione di intelligenza artificiale di Google. La reazione del pubblico è stata immediata e molto forte: centinaia di commenti infuriati hanno invaso i profili social dello studio, accusandolo di aver tradito proprio quella comunità di appassionati che ne ha decretato il successo.
La risposta ufficiale dello studio cerca di chiarire la natura dell'accordo: si tratta di una partnership di ricerca, non di una cessione di contenuti o dati. Google non avrà accesso alla libreria dei film A24 né alle informazioni proprietarie dello studio. Soprattutto, non ci sarà alcun obbligo per i registi di utilizzare gli strumenti sviluppati attraverso questa collaborazione.
"Questa partnership esiste perché vogliamo dettare noi quali strumenti vengono costruiti per gli artisti, in modo che abbiano voce in capitolo nel plasmarli invece di vederseli imporre." - Sophia Shin.
Eppure, le rassicurazioni non hanno placato la rabbia dei fan. Sui social, i commenti si moltiplicano con toni che oscillano tra la delusione e l'indignazione. "Ma che cavolo succede con questa collaborazione sull'AI? Conoscete il vostro pubblico?", si legge sotto un post Instagram che pubblicizza "The Debut", uno dei prossimi film dello studio. Su X, un utente ha definito l'accordo un comportamento "putrido", riassumendo il sentiment di molti.
Disney ha recentemente concluso un accordo di breve durata con OpenAI per licenziare i suoi personaggi, mentre contemporaneamente citava in giudizio aziende di AI come MiniMax e Midjourney per violazione del copyright. Lionsgate, da parte sua, ha espanso questo mese la partnership con Runway, una società di AI, per sviluppare nuovi franchise e produrre show generati artificialmente attingendo alla propria proprietà intellettuale. Netflix ha acquisito InterPositive, la startup di AI di Ben Affleck focalizzata sulla costruzione di strumenti per filmmaker.
Gli studi stanno cercando di navigare un territorio inesplorato: come interagire con una tecnologia onnipresente proteggendo al contempo i diritti d'autore e la proprietà intellettuale. La strategia di A24 sembra puntare sulla partecipazione attiva piuttosto che sull'opposizione frontale. "Crediamo che il modo migliore per sviluppare strumenti che potenzino gli artisti sia lavorare direttamente con loro", ha scritto Demis Hassabis, CEO e co-fondatore di DeepMind, in un post sul blog aziendale.
"Collaborando con filmmaker e leader del settore come A24 fin dall'inizio, possiamo costruire nuove funzionalità AI per supportare gli artisti in una narrazione autentica e significativa che aiuti a realizzare la loro visione creativa." - Demis Hassabis
Queste prese di posizione dimostrano quanto il dibattito sia acceso anche tra gli autori che collaborano con A24 e da una parte c'è chi teme che l'intelligenza artificiale possa compromettere la creatività, dall'altra lo studio sostiene che partecipare allo sviluppo di questi strumenti sia il modo migliore per evitare che vengano imposti ai filmmaker senza alcuna possibilità di influenzarne l'evoluzione.
Resta quindi da capire se questa strategia riuscirà a convincere il pubblico oppure se finirà per incrinare il rapporto di fiducia costruito negli anni con gli appassionati del cinema indipendente. Di certo, la discussione è appena iniziata e continuerà a far parlare, soprattutto dopo il recente accordo di ricerca tra A24 e Google DeepMind che ha acceso la polemica sui social