MUSICA

Achille Lauro esce allo scoperto: "Ora è questo il mio obiettivo"

Con la mia musica ora punto all'estero: Achille Lauro traduce i brani da un anno, ha una squadra pronta e vuole arrivare a Londra, negli Usa e in Sud America.

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Una mezzanotte alla Fontana di Trevi, un anno esatto dopo il lancio di Comuni mortali, e un annuncio che pochi si aspettavano con tanta chiarezza: Achille Lauro vuole portare la sua musica fuori dall'Italia. Non come curiosità, non come esperimento. Come obiettivo dichiarato, con una squadra già al lavoro e le canzoni già in fase di traduzione. "È un anno che traduco le canzoni. Abbiamo una squadra pronta per provare a fare il salto e ad agganciare Londra, gli Stati Uniti, il Sud America. Il mondo è grande. È arrivato il momento di provarci." Parole che arrivano in un momento in cui tutto, nella carriera di Lauro, sembra andare nella stessa direzione.

Comuni immortali: un anno dopo, un passo avanti

Il punto di partenza è Comuni immortali, l'edizione speciale del disco che ha segnato la svolta più concreta della sua carriera. Rispetto a Comuni mortali, uscito un anno fa, questa nuova versione aggiunge tre inediti: Senza una stupida storia, In viaggio verso il Paradiso e il brano omonimo. Un progetto che Lauro stesso definisce come la capitalizzazione di un anno straordinario: "Ho consacrato il mio legame con il pubblico, che è trasversale. Me ne sono accorto anche nei palazzetti, dove c'era gente di ogni età."

Il disco è l'ulteriore tassello di una costruzione che lui descrive con un'immagine ricorrente nelle sue interviste: il castello. "Abbiamo costruito il nostro castello facendo scelte anche controtendenza", spiega, sottolineando come anni di sperimentazione senza seguire le mode abbiano prodotto un risultato più solido di qualsiasi calcolo strategico. La svolta di Comuni mortali non era prevedibile, ma era il prodotto di un percorso coerente.

Il salto negli stadi e il progetto internazionale

I numeri danno ragione alla strategia. Tre concerti negli stadi quest'estate, a Rimini, Roma e Milano, e poi un primo vero tour negli stadi previsto per il 2027, con partenza da Udine il 3 giugno e chiusura a Messina il 10 luglio. Una traiettoria che sette anni fa, quando salì all'Ariston nel 2019 con una Rolls Royce a tutta velocità, nessuno avrebbe osato prevedere. Avrebbe potuto essere una meteora, è diventato uno dei pochi artisti italiani genuinamente multigenerazionali.

È in questo contesto che si inserisce l'ambizione internazionale. Lauro non vuole arrivare all'estero per gli italiani all'estero: vuole costruire qualcosa di solido, raggiungere pubblici che non lo conoscono ancora. "Non solo per gli italiani all'estero. Voglio costruire qualcosa di veramente solido e importante. Ci vuole impegno, come quello che ci vuole per l'Italia." La traduzione dei brani è già in corso da un anno, la squadra è pronta. Manca solo il salto.

Achille Lauro sul palco durante un concerto - ©Profilo Instagram Achille Lauro

Il rapporto con il padre: da magistrato a spettatore

In una intervista al Corriere della Sera, Achille Lauro torna anche sul capitolo più personale della sua storia: il rapporto con il padre Nicola De Marinis, magistrato della Corte di Cassazione. Una figura con cui il confronto è stato per anni difficilissimo. Lauro è nato a Verona l'11 luglio 1990, figlio di una famiglia con radici profonde nel diritto e nelle istituzioni: il nonno paterno Federico era prefetto di Perugia, altri componenti della famiglia hanno ricoperto ruoli di procuratore e commissario antimafia. Un ambiente da cui Lauro è fuggito a 14 anni, andando a vivere con il fratello maggiore Federico (in arte Fet) a Val Melaina, in periferia. "Fare a botte era il minimo. La violenza data e subìta era una costante", ha raccontato in passato.

La riconciliazione con il padre è arrivata col tempo, attraverso la musica e la maturità. Lauro ha imparato a capire e in parte a perdonare le aspettative di un uomo che veniva da un mondo completamente diverso. Oggi la madre Cristina Zambon è entrata nell'orbita professionale del figlio come amministratrice della sua società, e il padre segue con orgoglio dichiarato una carriera che una volta non riusciva a capire.

X Factor chiuso, la musica come cura

Il capitolo X Factor è definitivamente archiviato. Dopo due stagioni come giudice, Lauro ha scelto di lasciare. "C'è un momento per tutto. Ma per ora devo capire cosa e dove voglio andare." La risposta è implicita in tutto il resto: il progetto internazionale, gli stadi, la traduzione delle canzoni. Un artista che sa esattamente dove sta andando non ha bisogno di televisione.

Resta il rapporto viscerale con la scrittura. "Per me non sono solo canzonette. Io mi sono curato con le canzoni, non con le mie ma con quelle degli altri." La Fondazione Madre, lanciata a febbraio per aiutare ragazzi fragili, è la versione concreta di quella convinzione: la musica come strumento di cura, non solo di intrattenimento. Un cerchio che si chiude tra la comune di Val Melaina dove dormiva a 14 anni e gli stadi che lo aspettano.

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