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Addio a Tinto Brass: i 7 film imperdibili per scoprire la sua incredibile parabola artistica

Dall'avanguardia della Nouvelle Vague al cinema erotico: la carriera di Tinto Brass, regista colto e controverso che ha rivoluzionato l'erotismo italiano.

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Giovanni Brass, per tutti Tinto, nasce a Milano il 26 marzo 1933 in una famiglia tutt'altro che ordinaria. Suo nonno Italico era pittore e collezionista d'arte, suo padre Alessandro uno dei penalisti più noti di Venezia, città lagunare dove il giovane Giovanni cresce respirando cultura e bellezza. Dopo la laurea in Giurisprudenza, però, la sua strada prende una piega inaspettata: parte per Parigi, lavora come archivista alla Cinématèque e si ritrova nel cuore pulsante della Nouvelle Vague, quel movimento cinematografico che stava rivoluzionando il modo di fare cinema.

È qui, tra i vicoli parigini e le sale buie della capitale francese, che Brass assorbe le lezioni dei giovani cineasti rivoluzionari. Diventa assistente di registi del calibro di Rossellini, Alberto Cavalcanti e Joris Ivens, imparando un linguaggio cinematografico fatto di montaggio nervoso, sperimentazione formale e rottura degli schemi. Quando torna in Italia ed esordisce con "In capo al mondo" nel 1963, poi ribattezzato "Chi lavora è perduto", si presenta come un regista ideologico, polemico, avanguardista. La critica lo nota subito, così come arriva puntuale la censura.

1. Salon Kitty

Dopo "col cuore in gola" del 1967, nel 1975 arriva la svolta. "Salon Kitty" segna il passaggio al cinema erotico, un territorio poco esplorato che Brass decide di conquistare con la sua solita spregiudicatezza. Non è una scelta dettata dal mercato o dalla necessità: è anticonformismo provocatorio, la stessa ribellione che lo aveva portato a criticare società e politica nei suoi primi lavori. Solo che questa volta l'oggetto del suo sguardo non è il potere costituito, ma il corpo, la sessualità, il desiderio.

2. La chiave

Nel 1983 gira "La chiave", il suo primo vero film erotico. Ambientato nella Venezia dell'epoca fascista, il film rappresenta lo spartiacque definitivo nella sua carriera. La musa scelta è Stefania Sandrelli, attrice affermata che fino a quel momento aveva lavorato con maestri come Scola e Comencini. La Sandrelli interpreta Teresa, giovane moglie annoiata di un anziano professore inglese che, per ravvivare la vita sessuale della coppia, lascia strategicamente in bella vista una chiave che apre il cassetto contenente il suo diario segreto, pieno di fantasie maliziose. Nasce così un rapporto epistolare indiretto ma consapevole, un gioco erotico raffinato che mescola voyeurismo e desiderio.

3. Miranda

Due anni dopo è la volta di Serena Grandi in "Miranda", omaggio dichiarato a "La Locandiera" di Carlo Goldoni trasposto in chiave erotica. La giunonica attrice interpreta una locandiera che, in attesa del marito disperso in guerra, gestisce la locanda e intrattiene relazioni sessuali con i più svariati e bizzarri personaggi di passaggio. Il film dimostra la cultura letteraria di Brass, la sua capacità di attingere ai classici per contaminarli con la sua ossessione per il corpo femminile.

4. Capriccio

Nel 1987 arriva "Capriccio", tratto dal romanzo "Lettere da Capri" di Mario Soldati. Qui Brass lancia l'allora sconosciuta Francesca Dellera, ventidueenne che interpreta Rosalba, l'amante focosa di Fred, parte di una coppia inglese che aveva sepolto l'attrazione reciproca. Il film affronta il tradimento come strumento paradossale di salvezza del matrimonio: le trasgressioni erotiche vissute con altri riaccendono il sentimento sopito tra marito e moglie.

5. Paprika

Nel 1991 tocca a Debora Caprioglio diventare musa in "Paprika", ispirato all'omonimo romanzo. La giovane attrice interpreta Mimma, ingenua ragazza di Pola che inizia a frequentare le case di tolleranza per aiutare economicamente il fidanzato. Scoperto il raggiro, continua l'antico mestiere per sé stessa, per la propria indipendenza. La pellicola affronta la questione della riapertura delle case chiuse, tanto che il finale coincide con l'approvazione della Legge Merlin che pone fine all'attività della protagonista. C'è sempre, nei film di Brass, uno sguardo sociale sotto la patina erotica.

6. Così fan tutte

L'anno seguente è quello di "Così fan tutte", con la bellissima Claudia Koll. L'omaggio questa volta va a Mozart: la Koll interpreta una giovane moglie fedele e curiosa che, non trovando il marito disposto a sperimentare sotto le lenzuola, cerca altrove. Il marito devoto si indigna, la separazione sembra inevitabile, ma poi Paolo capisce che una moglie appagata rende la vita di coppia più stimolante. Ancora una volta il paradosso: la trasgressione che salva la fedeltà.

7. L'uomo che guarda

Nel 1994 arriva "L'uomo che guarda", prima pellicola ad avere come protagonista principale un uomo, Francesco Casale. Il film è fedelmente ispirato all'omonimo romanzo di Alberto Moravia ed è più introspettivo, più censurato anche, per via delle esplicite scene di nudo maschile. Ma a spiccare è comunque la ventitreenne polacca Katarina Vasilissa, che interpreta Silvia, moglie trasgressiva di Dodo, docente noioso e serioso. Dodo vive con la moglie, il padre invalido ex dongiovanni e la badante di quest'ultimo. Il contrasto tra il padre ancora voglioso e il figlio monotono diventa metafora di vitalità contro morte emotiva.

Eppure, nonostante questa produzione ricca e la sua capacità dimostrata di lanciare carriere di attrici come Claudia Koll, Francesca Dellera, Debora Caprioglio e Serena Grandi, Tinto Brass rimane un regista controverso, mai completamente sdoganato dalla critica italiana. Come osserva Gianni Canova con lucidità: "In un Paese dove abbiamo sdoganato tutto e tutti, anche Rocco Siffredi, a lui non succederà mai. Perché Tinto Brass ha avuto la spudoratezza di applicare le regole del sublime alla parte meno sublime del corpo. Se avesse applicato la sua conoscenza e maestria estetica ad ossessioni più alte, sarebbe considerato un maestro".

È questo il paradosso di Brass: un regista colto, intelligente, visionario, cresciuto alla scuola della Nouvelle Vague e capace di montaggio sofisticato, che ha scelto di dedicare la sua maestria tecnica ed estetica al lato B femminile, al voyeurismo, allo spiare dal buco della serratura. Un artista che conosceva Goldoni, Mozart e Moravia, ma che ha preferito raccontarli attraverso corpi nudi e desiderio carnale. Criticato, censurato, spesso sottovalutato, ha comunque segnato un'epoca del cinema italiano, dimostrando che anche l'erotismo può avere una sua grammatica visiva, una sua dignità formale.

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