Addio al remake di Bullitt: Bradley Cooper e Steven Spielberg sono ai ferri corti?
Spielberg potrebbe ancora decidere di trovare un nuovo protagonista, ma la sensazione è che senza Cooper il motore di questo reboot non abbia più i cavalli necessari per ripartire
A Hollywood, si sa, le promesse di matrimonio cinematografico sono scritte sulla sabbia di Santa Monica. Ma quando a lasciarsi sull’altare sono Steven Spielberg e Bradley Cooper, il rumore, più che a quello di un cuore infranto, assomiglia a quello di una Mustang GT che inchioda bruscamente sull’asfalto di San Francisco.
La collaborazione artistica tra Spielberg e Cooper ha sempre promesso bene. Il Grande Genio del cinema aveva preso sotto la sua ala il divo di A Star Is Born e lo aveva guidato nella transizione da attore a regista, producendo per lui titoli di peso come Maestro. Un legame solido, diremmo quasi filiale, che sembrava destinato a culminare in una prova di muscoli: il ritorno di Frank Bullitt, il detective reso leggendario da Steve McQueen nel 1968.
Tutto finito
Ma la magia, ahinoi, è finita presto. Le voci che circolano nei corridoi della Warner Bros. parlano di un "clima teso", uno scontro di visioni che avrebbe portato alla rottura. Forse l’allievo è diventato troppo ambizioso per restare solo “l’allievo” di Spielberg? O forse il Maestro ha preteso un controllo che Cooper, ormai regista affermato e lanciato verso nuovi "progetti del cuore", non era più disposto a concedere? Fatto sta che il sogno di vederli collaborare su un poliziesco ruvido (e liberatoriamente analogico) è svanito.
Spielberg al momento è proiettato verso il post-produzione di Disclosure Day (nelle sale a giugno 2026), e Cooper ha preferito voltare pagina, dedicandosi a un nuovo biopic che promette di bissare l’impegno produttivo di Maestro. È la fine di un'era per il duo? Probabilmente no, ma per ora la Mustang rimane in garage...
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