Al Pacino e la storia vera di una rapina finita malissimo, in questo cult di Sidney Lumet oggi in TV
La vera storia di John Wojtowicz che ispirò il film cult con Al Pacino. La rapina in banca del 1972 per salvare il suo compagno: analisi del capolavoro di Lumet.
Estate del 1972, Brooklyn. Un pomeriggio caldissimo che sarebbe diventato leggenda. John Wojtowicz entra in una banca con due complici, armato di un fucile e di un piano disperato: raccogliere i soldi necessari per l'operazione di cambio di sesso del suo compagno Leon. Quella che nelle intenzioni doveva essere un'azione fulminea si trasforma in un assedio di quattordici ore che tiene incollati alla televisione milioni di americani. Da questa vicenda reale, tre anni dopo, nascerà uno dei film più intensi e acclamati degli anni Settanta. Quel pomeriggio di un giorno da cani, diretto da Sidney Lumet nel 1975, non è solo un thriller criminale. È un documento sociale che fotografa l'America in un momento di profonda trasformazione, quando i diritti civili, le rivolte di Stonewall e la cultura "controculturale" stavano ridefinendo i confini del possibile.
Accanto a lui c'è John Cazale, straordinario come sempre nel ruolo di Sal, il complice silenzioso e inquietante che aggiunge un ulteriore strato di imprevedibilità alla situazione. La rapina vera si svolse il 22 agosto 1972 alla Chase Manhattan Bank di Brooklyn. Il terzo complice abbandonò quasi subito l'impresa, lasciando Wojtowicz e il suo amico Salvatore Naturile da soli con gli ostaggi e un cordone di polizia che cresceva per le strade. Fuori dalla banca si radunò una folla sempre più numerosa, attratta dalle telecamere e dallo spettacolo surreale di un rapinatore che dialogava con i negoziatori, che urlava slogan, che trasformava un crimine in una performance mediatica ante litteram.
Sidney Lumet ricostruisce quella giornata con un realismo quasi documentaristico. Il film si svolge quasi interamente in tempo reale, dentro e intorno alla banca assediata. Le telecamere scrutano i volti sudati, registrano ogni esitazione, ogni esplosione nervosa. L'ambiente claustrofobico della banca diventa una pentola a pressione emotiva dove ostaggi e rapinatori sviluppano quella strana forma di solidarietà che gli psicologi chiamerebbero poi sindrome di Stoccolma, anche se qui i confini sono più sfumati, più umani.
Quel pomeriggio di un giorno da cani, incluso nella lista di questi 20 thriller da vedere, resta un film necessario. Necessario per capire il cinema americano degli anni Settanta, quel decennio irripetibile in cui i registi potevano raccontare storie sporche, ambigue, senza happy ending confezionati. Necessario per vedere Al Pacino in stato di grazia. Necessario per riflettere su come i media trasformano la realtà in spettacolo, tema che oggi, nell'era dei social e dello streaming continuo, suona ancora più attuale.