Amadeus, la Rai chiude definitivamente le porte: le parole dell'AD Rossi non lasciano speranze (per adesso)
Dopo l'addio a Warner Bros. Discovery e gli ascolti inferiori alle attese, il futuro del conduttore resta un rebus. Le dichiarazioni dell'amministratore delegato della Rai sembrano però escludere un clamoroso ritorno a Viale Mazzini.
La lunga brillante carriera di Amadeus di cui lo straordinario successo dei 5 anni di conduzione del Festival di Sanremo - dal 2020 al 2024 - ha lasciato un segno indelebile, sta attraversando un momento molto particolare. Come sa bene il pubblico esperto l'approdo alla Warner Bros Discovery, dopo l'addio alla Rai, non ha prodotto i frutti sperati, tanto che tra il celebre conduttore e la multinazionale statunitense, proprietaria del canale Nove, è arrivata (con largo anticipo) la separazione. Seppur consensuale, sempre di separazione si tratta: contratto reciso prima della scadenza.
Per ovvie ragioni il nome del conduttore è tornato inevitabilmente al centro delle indiscrezioni su un possibile rientro in Rai. Un'ipotesi che, almeno nel breve periodo, appare però destinata a restare tale. A mettere un punto alle speculazioni sono state le parole dell'amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi, che ha escluso un ritorno del presentatore, sottolineando come il servizio pubblico abbia ormai costruito una nuova fase della propria offerta televisiva. Le dichiarazioni dell'AD rappresentano molto più di una semplice presa di posizione. Sono il segnale di una precisa strategia editoriale, che guarda al futuro senza la necessità di recuperare uno dei protagonisti assoluti degli ultimi anni della televisione pubblica.Quando, nella primavera del 2024, Amadeus annunciò il trasferimento al gruppo Warner Bros. Discovery, la decisione fu interpretata come uno degli spostamenti più importanti della televisione italiana recente. Reduce da cinque Festival di Sanremo consecutivi che avevano riportato la manifestazione ai vertici degli ascolti e dopo aver trasformato Affari Tuoi in uno dei programmi più seguiti del preserale, il conduttore sembrava pronto a replicare quel successo anche sul Nove. Il progetto era ambizioso, sostenuto da un investimento economico importante e dalla volontà del gruppo internazionale di rafforzare la propria presenza nel panorama televisivo generalista italiano. I risultati, tuttavia, non hanno rispecchiato le aspettative.
Programmi come Chissà chi è, erede dei celebri Soliti Ignoti, non sono riusciti a coinvolgere il pubblico come accadeva su Rai 1. Anche altri format sperimentati tra access prime time e prima serata hanno registrato ascolti modesti, molto lontani da quelli ottenuti negli anni precedenti dal conduttore sulla televisione pubblica. Persino La Corrida, che rappresentava uno dei titoli più attesi del nuovo corso, ha ottenuto numeri discreti ma insufficienti per essere considerata il grande rilancio dell'emittente.Negli ultimi mesi si era tornato a parlare con insistenza di un possibile ritorno di Amadeus in Rai. A riaccendere la speranza dei nostalgici aveva contribuito anche l'amicizia con Fiorello, che durante una delle ultime puntate de La Pennicanza aveva scherzato pubblicamente sull'ipotesi di rivedere il collega a Viale Mazzini. Le dichiarazioni di Giampaolo Rossi hanno però cambiato completamente lo scenario.
L'amministratore delegato non ha nascosto la stima personale nei confronti del conduttore, ma ha ricordato come la sua scelta di lasciare la Rai sia stata chiara e definitiva. Soprattutto, ha evidenziato come l'azienda abbia ormai trovato nuovi punti di riferimento, rendendo di fatto superflua l'ipotesi di un ritorno: “Amadeus è una persona a cui sono molto legato e che stimo; ha fatto una scelta molto chiara e netta ormai due anni fa. La Rai ha straordinari talenti" Ha sottolineato al Foglio. Non è soltanto una questione personale. È il messaggio di una Rai che vuole trasmettere l'immagine di un'azienda che è riuscita a rigenerarsi senza dipendere da un singolo volto.
Nel suo intervento, Rossi ha indicato chiaramente quali siano oggi le colonne portanti dell'offerta Rai: Carlo Conti e Stefano De Martino. Quest'ultimo ormai è individuato come il nuovo grande investimento della televisione pubblica. Eppure per il conduttore ravennate non si tratta della prima esperienza complicata dopo aver lasciato la Rai.
Già nel 2006 aveva scelto Mediaset, allora sull'onda del successo de L'Eredità. Quell'avventura, però, si rivelò ben diversa dalle aspettative. Lo stesso Amadeus, negli anni successivi, raccontò la delusione per un'esperienza professionale che non gli consentì di esprimersi pienamente e dalla quale trasse una lezione destinata a diventare quasi un manifesto personale: non lasciare più un posto consolidato senza una valida certezza. Paradossalmente, vent'anni dopo la storia sembra riproporre uno schema simile. Anche questa volta il cambio di azienda non ha prodotto i risultati sperati, e anche questa volta il futuro appare tutto da ricostruire.