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Amanda Knox, Meredith e quell'ombra mai andata via: Raffaele Sollecito stasera in TV a Belve Crime

Raffaele Sollecito ospite di Belve Crime torna a parlare del caso Meredith Kercher, delle minacce in Questura, delle pressioni e l'ombra del sospetto che non lo abbandona.

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Sono passati quasi vent'anni dall'omicidio di Meredith Kercher, la studentessa inglese uccisa a Perugia, il 2 novembre 2007, e stasera, 19 maggio 2026, in prima serata su Rai 2, Francesca Fagnani ne parlerà a Belve Crime, intervistando una delle persone coinvolte nell'indagine giudiziaria: Raffaele Sollecito. Secondo quanto riportato dalle anticipazioni del faccia a faccia, l'ex studente pugliese, oggi ingegnere informatico, ha parlato a lungo della sua vicenda, con dettagli piuttosto crudi riguardanti le prime fasi delle indagini e anche il suo rapporto con l'allora fidanzata americana Amanda Knox.

Assolto definitivamente nel 2015 insieme alla sua ex compagna, Raffaele Sollecito non ha fatto mistero di sentire ancora il peso del sospetto su di lui:

"Sette italiani su dieci pensano ancora che io sia colpevole. Ci sono state aziende che mi hanno stracciato il contratto dopo avermelo fatto firmare appena hanno scoperto la vicenda che mi riguardava" - Raffaele Sollecito

Fin dalle prime ore delle indagini legate alla morte di Meredith Kercher, l'attenzione degli investigatori si concentrò proprio su Amanda Knox e su Sollecito, all'epoca uniti sentimentalmente e poco più che ventenni. Entrambi furono assolti definitivamente, mentre l'unica responsabilità accertata del delitto è stata attribuita a Rudy Guede, che dal 20 novembre 2021 è libero per fine pena.

Nell'intervista con Fagnani, Sollecito ha anche puntato il dito contro il clima di forte pressione e intimidazione vissuto nella fase iniziale delle indagini, parlando di un rapporto estremamente difficile con le forze dell'ordine, anche a causa delle contraddizioni emerse nei primi verbali, che contribuirono a renderlo sospetto agli occhi degli inquirenti.

In particolare, Sollecito è tornato sulla versione fornita insieme ad Amanda Knox nelle ore successive al delitto. I due avevano raccontato di aver trascorso il pomeriggio e la notte del 1° novembre insieme nell'appartamento di lui, rimanendovi fino alla mattina successiva. Durante l'interrogatorio tra il 5 e il 6 novembre, però, Sollecito ritrattò parzialmente quell'alibi, sostenendo di essere rimasto solo per parte della notte e che Amanda fosse tornata soltanto più tardi.

È qui che Sollecito ha contestato la spontaneità delle sue ammissioni. Secondo lui, la frase in cui ridimensionava le sue precedenti dichiarazioni a sciocchezze, perché Amanda lo aveva convinto della sua versione dei fatti, non era farina del suo sacco, ma il risultato di suggerimenti indotti dagli inquirenti in un momento di estrema debolezza e senza l'assistenza di un legale.

Nel corso dell'intervista è tornato anche su una delle immagini simbolo dell'intera vicenda: il bacio ad Amanda Knox immortalato nei giorni successivi al ritrovamento del corpo di Meredith Kercher. Quella foto contribuì a creare un'immagine negativa della coppia. Sollecito sostiene che si sia trattata di una manipolazione e che voleva solo tranquillizzare Amanda con un bacio sulle labbra.

Sollecito ha poi parlato della fine della relazione con Knox dopo la detenzione, dicendo di averle scritto una lettera in carcere, ma di aver trovato un muro davanti a lui, un rifiuto che lo ha fatto soffrire profondamente.

Oggi, Raffaele Sollecito vive tra Milano, la Puglia e la Germania. Lavora come ingegnere informatico ed elettronico e ha avviato una startup legata alla commemorazione dei defunti sul web. Si occupa inoltre di sviluppo di siti internet, videogiochi e droni. Dopo l'esperienza del carcere ha detto di essere diventato vegano e attivista per i diritti degli animali. Dopo l'assoluzione definitiva, lui e Amanda Knox si sono sentiti e incontrati solo occasionalmente.

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