Il ricordo di Borsellino passa anche dal cinema: le location siciliane di Il Traditore con Favino
Il 19 luglio si ricorda la strage di Via D'Amelio. Scopri come il cinema ha raccontato il coraggio di Paolo Borsellino e le verità di Tommaso Buscetta ne Il Traditore.
Il 19 luglio non è una data qualsiasi per la storia italiana. È il giorno in cui, nel 1992, la mafia spezzò la vita del giudice Paolo Borsellino e dei cinque agenti della sua scorta — Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina — nella tragica strage di Via D'Amelio a Palermo. Un anniversario che ogni anno ci costringe a riflettere sul sacrificio di chi ha lottato per la legalità, ma anche su come quella ferita aperta abbia cambiato per sempre la coscienza sociale del nostro Paese.
La memoria di quegli anni di piombo, bombe e maxiprocessi non vive solo nei libri di storia, ma ha trovato nel cinema d'autore un potente mezzo di testimonianza e rielaborazione collettiva. Tra le pellicole più intense e squisite degli ultimi anni, capaci di rievocare il clima soffocante della Palermo di fine secolo, spicca senza dubbio Il Traditore (2019), il pluripremiato capolavoro diretto da Marco Bellocchio con un monumentale Pierfrancesco Favino nei panni del "boss dei due mondi", Tommaso Buscetta.Mentre la cinematografia classica si è spesso concentrata direttamente sulle figure eroiche di Falcone e Borsellino, il film di Bellocchio sceglie una prospettiva diversa e complementare. Racconta la parabola del primo grande pentito di Cosa Nostra, colui che permise ai due magistrati di decodificare il linguaggio, la struttura e le regole della cupola mafiosa. Il legame profondo con il 19 luglio e la stagione delle stragi emerge prepotentemente a metà pellicola. L'illusione di Buscetta di aver trovato una nuova vita in America, lontano dai veleni siciliani, si infrange drammaticamente davanti allo schermo di una televisione che trasmette le immagini dell'autostrada di Capaci sventrata e, poco dopo, del fumo che si alza da Via D'Amelio.
È proprio l'assassinio di Falcone e Borsellino a spingere "Don Masino" ad alzare definitivamente l'asticella delle sue rivelazioni, decidendo di squarciare il velo anche sui legami tra la criminalità organizzata e la politica italiana. A rendere Il Traditore un film così impattante è anche la cura maniacale per la ricostruzione storica e geografica delle scene. Bellocchio ha girato nei luoghi reali in cui si sono consumati i fatti, restituendo allo spettatore un senso di crudo realismo. Le location siciliane sono tra gli elementi più affascinanti de Il Traditore, perché restituiscono con grande autenticità l'atmosfera della Palermo degli anni della seconda guerra di mafia e del Maxiprocesso.
A Palermo il film utilizza numerosi luoghi simbolo della città. Tra i più riconoscibili c'è il Carcere dell'Ucciardone, dove Bellocchio ha potuto girare anche nelle aree che richiamano il celebre Aula Bunker, teatro del Maxiprocesso contro Cosa Nostra. Il regista ha poi trasformato diverse strade del centro storico in scenari della violenza mafiosa degli anni Ottanta. Piazza Bologni ospita la scena in cui l'auto della scorta di Tommaso Buscetta viene fermata da una manifestazione filomafiosa.Tra le altre location individuate dagli appassionati figurano Via Sperone, Cortile Gatti, Via Chiappara al Carmine e Via Giuseppe D'Alessi, utilizzate per attentati, omicidi e momenti chiave della vicenda criminale raccontata nel film. Una delle ambientazioni più suggestive è però il Castello di Falconara, situato sulla costa siciliana nei pressi di Licata. Questa storica dimora affacciata sul mare viene utilizzata come residenza di Tommaso Buscetta nelle sequenze iniziali della pellicola, prima della fuga del boss in Brasile.
Le sue terrazze panoramiche, gli interni eleganti e la posizione isolata contribuiscono a creare un'atmosfera sospesa, perfetta per rappresentare il delicato equilibrio tra i clan mafiosi prima dell'esplosione della guerra interna a Cosa Nostra. Proprio al Castello di Falconara si svolge anche il celebre summit mafioso che apre il film, una delle sequenze più intense dell'opera di Bellocchio. La fortezza, risalente alle origini medievali e trasformata nei secoli in una prestigiosa residenza nobiliare, domina il Mediterraneo con un panorama spettacolare che contrasta volutamente con la tensione e la violenza della storia raccontata.
L'alternanza tra le strade di Palermo e l'eleganza senza tempo del Castello di Falconara permette a Il Traditore di raccontare non solo la parabola di Buscetta, ma anche una Sicilia profondamente legata ai luoghi in cui la storia della mafia e dell'antimafia ha lasciato un segno indelebile.