FILM

Anya Taylor-Joy dice la sua sulla recitazione: “Le donne non possono perdere completamente la testa”

L'attrice di Furiosa e The Queen's Gambit riflette sul Method Acting, spiegando perché secondo lei le donne non possono permettersi di viverlo come molti colleghi uomini.

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Anya Taylor-Joy, la stella di "Furiosa", "The Queen's Gambit" e "The Witch", ha appena messo il dito nella piaga di una delle questioni più interessanti e meno discusse di Hollywood: perché le donne non fanno method acting. E la risposta, diretta come un pugno nello stomaco, vuole smontate decenni di mitologia cinematografica costruita attorno a questa tecnica recitativa che ha reso leggendari attori come Daniel Day-Lewis e che continua a dividere critica e pubblico.

In un'intervista a Complex News diventata rapidamente virale, l'attrice ventottenne non si è risparmiata nell'analizzare le dinamiche di genere che permeano il set cinematografico. "Se ci fate caso, le donne non recitano col metodo perché abbiamo cose di cui prenderci cura, quindi non possiamo perdere completamente la testa", ha dichiarato Taylor-Joy. Ma cos'è esattamente il method acting di cui si parla tanto e che divide così profondamente il mondo del cinema.

Sviluppato negli Stati Uniti a partire dagli insegnamenti di Konstantin Stanislavskij e poi rielaborato da Lee Strasberg all'Actors Studio, il metodo prevede che l'attore viva letteralmente il personaggio anche fuori dal set, mantenendo il carattere, le abitudini e persino l'accento 24 ore su 24 per tutta la durata delle riprese. Un'immersione totale che secondo i suoi sostenitori garantisce autenticità e profondità emotiva. Taylor-Joy descrive la recitazione come "una psicosi controllata, in un certo senso".

Continua spiegando: "Stai fingendo di essere qualcun altro e hai i suoi pensieri per 16 ore al giorno, ti muovi come lei, nella sua casa, con i suoi vestiti. È come avere una sorella o una coinquilina che si fa sentire nella mia mente per un po'". Ma c'è un limite oltre il quale questa immersione diventa problematica, secondo l'attrice britannico-argentina. E qui emerge il nodo cruciale della questione: le donne non possono permettersi di attraversare quel limite. Non per mancanza di talento o dedizione, ma per una ragione molto più prosaica e strutturale.

"Le persone nella mia vita capiscono questo e lo sanno", racconta Taylor-Joy:

"A volte, se la situazione sfugge di mano, mi chiamano col nome del personaggio e mi dicono che dobbiamo 'controllare di nuovo'. Ma non riesco a immaginare di mantenerlo tutto il tempo perché, di nuovo, lavori con centinaia di persone ed è tua responsabilità essere gentile con loro e aiutarli a fare il loro miglior lavoro. Se sei troppo concentrato sull'essere un farabutto, non sarà molto divertente". - Anya Taylor-Joy

Taylor-Joy non è sola in questa analisi. Kristen Stewart aveva anticipato un ragionamento simile lo scorso dicembre in un'intervista al New York Times. "La recitazione è intrinsecamente vulnerabile e quindi piuttosto imbarazzante e poco virile", aveva dichiarato Stewart. "Non c'è spavalderia nel suggerire che sei un portavoce delle idee di qualcun altro. È intrinsecamente sottomesso. Avete mai sentito parlare di un'attrice donna che fosse method".

Daniel Day-Lewis, probabilmente il method actor più celebrato della sua generazione, ha passato buona parte del tour promozionale di "Anemone" nel 2025 a difendere questa tecnica recitativa dalle critiche crescenti. "Tutti i recenti commenti degli ultimi anni sul method acting provengono invariabilmente da persone che hanno poca o nessuna comprensione di cosa effettivamente comporti", ha dichiarato al London Film Festival.

"È quasi come se fosse una scienza fasulla in cui siamo coinvolti, o un culto. Ma è solo un modo per liberarti in modo che la spontaneità, quando lavori con i tuoi colleghi davanti alla telecamera, ti permetta di rispondere liberamente in qualsiasi modo tu sia mosso in quel momento". - Daniel Day-Lewis

Al di là del dibattito sul Metodo, le parole di Anya Taylor-Joy offrono uno spunto interessante su come stia cambiando il modo di vivere il lavoro sul set. L'attrice ha dimostrato più volte, da The Witch a Furiosa, fino alla recente serie Lucky per Apple TV+, che non serve isolarsi dal mondo o restare costantemente nel personaggio per offrire interpretazioni memorabili. E forse è proprio questa la riflessione più interessante emersa dalla sua intervista: il talento non si misura da quanto si soffre per un ruolo, ma da ciò che si riesce a trasmettere quando la macchina da presa inizia a girare.

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