Arnold Schwarzenegger incinto: l'esperimento più coraggioso degli anni '90, di Ivan Reitman, oggi in TV
Junior (1994): quando Arnold Schwarzenegger rimase incinto nel film di Ivan Reitman. Cast, trama e analisi della commedia che scandalizzò Hollywood con Danny DeVito.
Immaginate Arnold Schwarzenegger, l'icona del cinema d'azione che aveva appena salvato il mondo in Terminator 2, che si tocca il pancione e sperimenta le nausee mattutine. Sembra l'inizio di uno scherzo, eppure è la premessa reale di Junior, una commedia del 1994 diretta da Ivan Reitman che osò l'impossibile: mettere l'uomo più muscoloso di Hollywood nei panni di un uomo incinto. L'appuntamento in TV è per oggi, 2 luglio 2026, in prima serata sul canale 27, alle 21.10.
Il film racconta la storia di Alexander Hesse, un ginecologo-ricercatore interpretato proprio da Schwarzenegger, che insieme al collega Larry Arbogast, il Danny DeVito di sempre con il suo charme da outsider, sviluppa un farmaco sperimentale chiamato Expectane, progettato per prevenire gli aborti spontanei. Quando la sperimentazione umana viene bloccata dalle autorità, i due decidono di prendere una strada che nemmeno la fantascienza più spinta aveva osato percorrere: testare il farmaco su un uomo.Alex Hesse diventa così il primo caso documentato di gravidanza maschile, sottoponendosi all'impianto di un ovulo nell'addome e assumendo il farmaco. Quello che doveva essere un esperimento clinico freddo e distaccato si trasforma in qualcosa di profondamente umano. Schwarzenegger interpreta con una sensibilità inaspettata la trasformazione del suo personaggio: un uomo inizialmente scettico che sviluppa un legame emotivo sempre più forte con il bambino che porta in grembo. Il corpo possente dell'attore austriaco diventa teatro di una metamorfosi unica. Le scene in cui Alex sperimenta i sintomi tipici della gestazione, dalle voglie improvvise agli sbalzi ormonali, fino alla crescita del pancione, sono costruite con un equilibrio sottile tra comicità e tenerezza. C'è una riflessione, per quanto velata dal genere commedia, su cosa significhi portare una vita dentro di sé.
Accanto a Schwarzenegger, Danny DeVito fornisce il contrappunto perfetto. Il suo Larry Arbogast è il pragmatico che deve gestire le conseguenze sempre più complicate dell'esperimento, mentre cerca di mantenere il segreto di fronte alla comunità scientifica e ai media. La chimica tra i due attori, già collaudata in Twins del 1988, funziona anche in questo contesto surreale. A completare il triangolo c'è Emma Thompson nel ruolo della dottoressa Diana Reddin, una scienziata brillante ma distratta che si ritrova coinvolta nella vita di Alex proprio mentre lui attraversa questa esperienza unica. Thompson porta la sua eleganza britannica e il suo timing comico impeccabile, aggiungendo un elemento romantico alla trama che si intreccia con la storyline principale della gravidanza.
Ivan Reitman, regista esperto di commedie intelligenti come Ghostbusters, costruisce una narrazione che non si limita alla farsa. Certo, le situazioni sono spesso esilaranti: vedere Schwarzenegger che cerca di nascondere il pancione sotto abiti sempre più larghi, o che frequenta un centro per future mamme cercando di passare inosservato, genera risate spontanee. Ma sotto la superficie comica c'è un'esplorazione delle convenzioni mediche e sociali legate alla maternità. Il film mette in discussione, senza mai diventare predicatorio, cosa significhi essere genitore. Alex Hesse scopre sulla propria pelle le gioie e le paure della gestazione, un'esperienza tradizionalmente preclusa agli uomini.
I cambiamenti ormonali lo rendono più emotivo, più empatico, più vulnerabile. È uno Schwarzenegger che il pubblico non aveva mai visto prima: lontano dalle mitragliatrici e dai muscoli oliati, vicino invece a una dimensione di cura e protezione che ribalta il suo personaggio pubblico. Hollywood accolse Junior con una miscela di curiosità e perplessità. Il pubblico si chiese se la star d'azione per eccellenza potesse funzionare in un ruolo così lontano dalla sua comfort zone. La risposta arrivò con tre nomination ai Golden Globe, tra cui una per Arnold Schwarzenegger come miglior attore in una commedia o musical.
Guardato oggi, trent'anni dopo la sua uscita, Junior assume una dimensione particolare. I dibattiti contemporanei su identità di genere (come quello che ha coinvolto J.K. Rowling), genitorialità e ruoli tradizionali danno al film una risonanza che probabilmente nel 1994 era meno evidente. Non che Reitman volesse fare un manifesto: Junior rimane prima di tutto una commedia pensata per intrattenere. Ma il fatto stesso di immaginare una gravidanza maschile, di mostrare un uomo che sviluppa un istinto materno, di ribaltare gli stereotipi legati alla virilità, lo rende un oggetto culturale interessante da rileggere.