Arthur the King è una storia vera? Un cane seguì un atleta nella giungla, ma la loro avventura non finì lì
Arthur the King con Mark Wahlberg è ispirato a una storia vera: ecco chi erano Mikael Lindnord e il cane Arthur e cosa accadde davvero dopo la gara.
Ci sono storie che sembrano inventate appositamente per il cinema, ma che nella realtà sono accadute davvero. Arthur the King – Insieme a ogni costo, il film del 2024 diretto da Simon Cellan Jones e interpretato da Mark Wahlberg, appartiene proprio a questa categoria. Al centro del racconto c'è l'incontro tra un atleta impegnato in una delle competizioni più impegnative al mondo e un cane randagio che, senza un motivo apparente, decide di seguirlo attraverso la giungla. Una vicenda che sullo schermo sembra quasi impossibile, ma che nasconde una storia vera ancora più sorprendente e commovente di quella raccontata nel film.
La risposta porta indietro al 2014, quando l'atleta svedese Mikael Lindnord partecipò con il suo team, Peak Performance, a una competizione di adventure racing in Ecuador. Si trattava di una gara estrema, lunga centinaia di chilometri, che obbligava i partecipanti ad attraversare territori difficili alternando trekking, mountain bike e kayak, con pochissime possibilità di riposo. Fu proprio durante una pausa che Lindnord incontrò un cane randagio in condizioni precarie. L'animale sembrava affamato e aveva bisogno di aiuto, così l'atleta decise di offrirgli una delle polpette che stava mangiando. Non poteva immaginare che quel piccolo gesto avrebbe dato inizio a un legame destinato a fare il giro del mondo.
Quando la squadra riprese il percorso, il cane cominciò a seguirla. Inizialmente i concorrenti pensarono che si sarebbe fermato dopo qualche chilometro, ma l'animale continuò a camminare, affrontando terreni fangosi e tratti particolarmente impegnativi. Nonostante la stanchezza e le difficoltà, sembrava determinato a non perdere di vista gli uomini che gli avevano mostrato un po' di gentilezza. Il momento più incredibile arrivò quando il percorso raggiunse un tratto da attraversare in kayak. La squadra avrebbe dovuto proseguire sull'acqua, separandosi inevitabilmente dal suo nuovo compagno, ma Arthur non sembrava disposto ad arrendersi e cercò di continuare a seguirli anche in quella situazione. Lindnord e i suoi compagni decisero allora di farlo salire su una delle imbarcazioni, permettendogli di proseguire il viaggio insieme a loro.
Un'operazione tutt'altro che semplice, tra controlli veterinari, procedure sanitarie e un periodo di quarantena necessario per consentire l'ingresso dell'animale nel Paese. Dopo mesi di attesa, Arthur poté finalmente raggiungere la sua nuova casa nel marzo del 2015, diventando parte della famiglia Lindnord. Il cane che aveva attraversato la giungla alla ricerca di qualcuno da seguire aveva trovato un luogo sicuro nel quale vivere. La vicenda conquistò rapidamente l'attenzione internazionale e spinse Mikael a raccontarla nel libro Arthur: The Dog Who Crossed the Jungle to Find a Home, scritto insieme a Val Hudson.
Proprio da quel racconto è nato il film con Mark Wahlberg, che conserva il cuore della storia originale pur introducendo alcune modifiche significative. La differenza più evidente riguarda il protagonista. Mikael Lindnord è svedese, mentre Michael Light è americano. Anche l'ambientazione è stata cambiata: nella realtà la gara si svolse in Ecuador, mentre il film trasferisce l'avventura nella Repubblica Dominicana. La sceneggiatura modifica inoltre alcuni aspetti della vita privata dell'atleta e dei suoi rapporti con i compagni di squadra, costruendo un percorso di riscatto personale più vicino alle convenzioni del cinema sportivo. L'incontro con Arthur, la polpetta offerta durante la gara e la decisione di portare il cane fino al traguardo, invece, appartengono alla storia vera.
A causarne la morte fu un tumore, ma la sua storia continuò a vivere attraverso il libro, il film e le iniziative dedicate al benessere degli animali nate anche grazie alla notorietà raggiunta dal suo incredibile viaggio. Ed è forse proprio questo il particolare che rende Arthur the King diverso da tanti altri film dedicati all'amicizia tra uomini e animali. Non racconta soltanto di un cane salvato da un essere umano, ma anche di un uomo che, durante una competizione nella quale avrebbe dovuto pensare esclusivamente a vincere, scoprì che esistevano cose molto più importanti di un traguardo. Tutto cominciò con una semplice polpetta offerta a un cane sconosciuto, un gesto che sarebbe potuto passare inosservato e che, invece, permise ad Arthur di trovare una famiglia e a Mikael Lindnord di vivere un'avventura destinata a rimanere molto più importante di qualsiasi vittoria sportiva.