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Backrooms, A24 colpisce fan e sviluppatori con i copyright strike: interviene Kane Parsons

Alcuni fan e sviluppatori hanno ricevuto copyright strike legati a Backrooms da parte di A24. Il regista Kane Parsons è intervenuto promettendo di fare chiarezza sulla vicenda.

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I creatori indipendenti ispirati al fenomeno delle Backrooms si stanno scontrando con qualcosa di molto più terrificante di qualsiasi creepypasta: avvisi di rimozione per violazione di copyright. E il mittente di queste comunicazioni legali sarebbe proprio A24 Films LLC, la casa di produzione dietro uno dei film più redditizi di quest'anno.

La vicenda è emersa sul subreddit r/backrooms, dove l'utente GnarlyNet ha raccontato la propria esperienza, rivelando che la sua opera artistica ispirata alle Backrooms è stata colpita da una strike di copyright su Redbubble, il popolare sito di e-commerce per creativi. Il dettaglio che rende la storia ancora più controversa: il design di GnarlyNet derivava dall'immagine originale delle Backrooms del 2019, non dal film di A24. In altre parole, il suo lavoro attingeva direttamente alla fonte del fenomeno internet, non alla reinterpretazione cinematografica della major.

GnarlyNet non è un caso isolato, visto che altri creatori stanno subendo le conseguenze di quella che appare come un'azione di enforcement aggressiva da parte di A24. Il team indie Davilkus Games, come riportato da Kotaku, ha ricevuto tre strike di copyright questo mese per il proprio progetto di videogioco horror liminale. Le conseguenze sono state drastiche: il loro account sviluppatore su Google Play è stato bannato dalla piattaforma, cancellando di fatto la loro presenza sul principale store Android.

Backrooms, fonte: A24

La situazione ha sollevato interrogativi legittimi sulla natura stessa del copyright applicato a un fenomeno culturale nato organicamente online. Le Backrooms, come genere del liminal horror, non appartengono a nessuna singola persona o entità. Si tratta di un universo condiviso, alimentato da innumerevoli progetti fan-made, opere d'arte, videogiochi e contenuti ispirati a questa particolare branca della creepypasta. L'estetica degli spazi vuoti, le luci al neon tremolanti, i corridoi infiniti: tutto questo esisteva come linguaggio visivo condiviso prima che A24 ne facesse un blockbuster.

Kane Parsons, il giovane regista del film Backrooms, ha reagito rapidamente alle lamentele della community e sul subreddit ha scritto:

"Sto indagando sulla questione. Non dovrebbe succedere". - Kane Parsons

Una dichiarazione breve ma significativa, che suggerisce come lo stesso creatore del film riconosca l'anomalia della situazione. Ma Cosa sta realmente accadendo? L'ipotesi più probabile è che A24 stia utilizzando un sistema automatizzato per individuare e segnalare contenuti potenzialmente in violazione. Questi algoritmi, per loro natura, non distinguono le sfumature: vedono un'immagine che ricorda le Backrooms e attivano la procedura di takedown.

Backrooms, fonte: A24

Il problema è che questi sistemi automatici stanno colpendo indiscriminatamente, senza considerare che il genere preesisteva al film e che molte opere si ispirano all'iconografia originale, non alla versione cinematografica. Ovviamente A24 ha il diritto legale di proteggere la proprietà intellettuale legata al proprio film, ma la questione diventa spinosa quando le rivendicazioni si estendono a un intero genere estetico e narrativo che la compagnia non ha creato. È come se uno studio che realizza un film sui vampiri iniziasse a colpire con copyright strike chiunque pubblichi illustrazioni di creature della notte con canini affilati.

La vicenda arriva in un momento particolarmente delicato per l'immagine di A24, visto che la casa di produzione, tradizionalmente amata dagli appassionati di cinema indipendente e d'autore, ha recentemente annunciato una partnership da 75 milioni di dollari con DeepMind di Google per la ricerca sull'intelligenza artificiale. L'accordo ha scatenato reazioni furenti tra fan del cinema e cinefili, preoccupati per le implicazioni dell'AI nell'industria creativa.

Parsons ha cercato di distanziarsi anche da questa controversia, spiegando sul suo server Discord che "quelle risorse" non sarebbero state utilizzate per Backrooms o eventuali sequel. Una precisazione necessaria per un regista che ha costruito la propria reputazione proprio all'interno della community online delle Backrooms, prima di essere scoperto da Hollywood. Ad ogni modo, il successo commerciale del film è innegabile, visto che Backrooms ha incassato quasi 375 milioni di dollari a fronte di un budget di appena 10 milioni, rendendolo uno dei fenomeni cinematografici dell'anno.

Backrooms, fonte: A24

Un risultato che dimostra la forza del materiale di partenza e della community che lo ha alimentato per anni. Ironia della sorte, ora quella stessa community si trova sotto attacco legale. Per il suo prossimo progetto, Parsons ha già le idee chiare: vuole realizzare un film basato su Portal, l'iconico videogioco di Valve. Una scelta che lo riporta nel territorio delle proprietà intellettuali ben definite, lontano dalle acque torbide dei fenomeni internet condivisi.

In attesa di capire come si evolverà la vicenda dei copyright strike, i creatori indipendenti possono solo sperare che Parsons riesca davvero a fare chiarezza e che la sua influenza porti A24 ad adottare un approccio più equilibrato. Perché se c'è una lezione che internet dovrebbe aver insegnato a Hollywood, è questa: non puoi semplicemente cancellare la community che ha contribuito a rendere possibile il tuo successo.

Una polemica che arriva inoltre a pochi giorni dalle critiche rivolte ad A24 per il suo accordo da 75 milioni di dollari con Google DeepMind dedicato alla ricerca sull'intelligenza artificiale, una collaborazione che ha alimentato nuovi timori tra fan e creativi sul rapporto tra gli studios e le opere realizzate dalle community.

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