Ballerine spagnole che stravolgono gli equilibri di una famiglia toscana, nel film di Pieraccioni stasera in TV
Il ciclone di Pieraccioni compie 30 anni: la storia del film che incassò 75 miliardi di lire e conquistò gli italiani con semplicità e autenticità
C'è stato un momento, nella seconda metà degli anni Novanta, in cui il cinema italiano ha riscoperto il piacere della semplicità. Mentre Hollywood pompava muscoli e effetti speciali, dalle campagne toscane arrivava una ventata diversa, fresca come il vento che dà il titolo al film: Il ciclone. Uscito nel 1996 e diretto da Leonardo Pieraccioni, questo film ha sbancato i botteghini italiani con un incasso di oltre 75 miliardi di vecchie lire, bissando il successo del precedente I laureati dello stesso regista-attore. L'appuntamento è per stasera, su Cine 34, alle ore 21.00.
La trama è semplice come una favola contadina. Levante Querini vive in un casolare nella campagna toscana insieme al padre Osvaldo e ai fratelli Libero e Selvaggia. La loro esistenza scorre monotona, scandita dai ritmi della terra e da una quotidianità pacata, quasi immobile. Tutto cambia quando un gruppo di ballerine di flamenco spagnole, accompagnate dall'organizzatore di spettacoli Naldone, sbaglia indirizzo e si ritrova ospite nel casolare, scambiato per un agriturismo.
L'arrivo delle ballerine è il ciclone che dà il titolo al film: un evento imprevedibile che stravolge equilibri, fa emergere desideri sopiti e costringe i personaggi a confrontarsi con sentimenti nuovi. Levante, interpretato dallo stesso Pieraccioni con quella sua capacità unica di mescolare goffaggine e tenerezza, si innamora di Caterina, una delle ballerine. Attorno a questa storia d'amore principale si intrecciano le dinamiche degli altri membri della famiglia e del paese, tutti coinvolti in situazioni comiche e romantiche.
Negli anni Novanta, il pubblico italiano ha premiato un certo tipo di cinema: storie radicate nel territorio, che celebravano l'identità locale senza vergogna, che parlavano di provincia con orgoglio anziché con condiscendenza. Pieraccioni ha capito che c'era fame di leggerezza, di risate pulite, di personaggi con cui identificarsi davanti a una birra o a un caffè al bar.
La freschezza del film sta anche nella sua capacità di far convivere commedia e sentimento senza scivolare nel patetico. Le situazioni comiche nascono dai caratteri, dalle dinamiche familiari, dal contrasto culturale tra la campagna toscana e l'esuberanza delle ballerine spagnole. Non c'è bisogno di forzature: il ritmo è quello di una festa paesana, dove tutti conoscono tutti e ogni evento diventa occasionale per ritrovarsi.