Barbarian, significato del finale: chi è davvero il mostro dell’horror di Zach Cregger?
Un Airbnb inquietante, un labirinto sotterraneo e una creatura apparentemente mostruosa: Barbarian costruisce un horror imprevedibile per arrivare a una domanda ancora più inquietante. Nel finale, infatti, il vero “barbaro” potrebbe non essere affatto quello che lo spettatore crede.
Diretto e scritto da Zach Cregger, Barbarian (2022) parte da una situazione apparentemente banale. Tess Marshall, interpretata da Georgina Campbell, arriva a Detroit per un colloquio di lavoro e raggiunge la casa che ha prenotato per trascorrere la notte. Una sorpresa, però, cambia immediatamente i suoi piani: l'abitazione risulta occupata da Keith Toshko, interpretato da Bill Skarsgård, perché la stessa casa è stata prenotata per errore da entrambi. Tess è comprensibilmente diffidente. Si trova in una zona degradata della città, è sola e davanti a lei c'è un uomo che non conosce. Eppure decide di entrare. È una scelta fondamentale, perché Barbarian comincia proprio da quella sensazione di pericolo che molte donne imparano a riconoscere prima ancora di poterla spiegare razionalmente. Lo stesso Cregger ha raccontato di essersi ispirato a The Gift of Fear di Gavin de Becker, un libro dedicato proprio all'importanza di ascoltare i segnali d'allarme davanti a una possibile minaccia.
Tess gli spiega che la creatura vuole trattare lei e A.J. come bambini. Ma dietro quella mostruosa presenza si nasconde una storia ancora più terribile: Frank, il precedente proprietario della casa, aveva rapito, violentato e segregato numerose donne nei tunnel. La Madre è il risultato di generazioni di abusi e incesti nati da quel sistema di prigionia.
Ma chi è davvero la Madre? È qui che Barbarian smette di essere semplicemente un film sulla creatura che vive sotto una casa e diventa qualcosa di più complesso. La Madre è mostruosa nell'aspetto e responsabile di diverse morti, ma Cregger non la presenta come il male assoluto. Al contrario, la sua storia la colloca tra le vittime di Frank. È una creatura cresciuta senza una vera possibilità di conoscere il mondo, educata alla violenza e alla maternità attraverso un modello completamente deformato. Il regista è stato molto chiaro su questo punto: secondo Cregger, la Madre è addirittura il personaggio più empatico del film. Il dettaglio è fondamentale per comprendere il finale.
Ma perché Tess sopravvive? La risposta sta nel rapporto che ha costruito con la Madre. Tess non ha mai smesso di vedere quella creatura come un essere pericoloso, ma progressivamente ne comprende il comportamento. Ha accettato di entrare, almeno in parte, nel suo mondo e soprattutto non ha cercato di usarla come semplice oggetto per salvarsi. A.J., invece, fa esattamente il contrario. Quando arriva il momento decisivo, sacrifica Tess. Ed è proprio quel gesto a condannarlo. Il vero “barbaro” non è il mostro.
Il titolo acquista così un significato particolarmente interessante. Barbarian sembra inizialmente indicare la creatura che vive nei sotterranei, una figura fisicamente aberrante e apparentemente priva di umanità. Ma più la storia procede, più questa certezza viene demolita. Frank è il vero origine del male: un uomo apparentemente normale che ha costruito per decenni un sistema di violenza e sopraffazione. A.J., pur non essendo paragonabile a Frank per atrocità, mostra una versione più contemporanea e socialmente rispettabile dello stesso egoismo: davanti al pericolo, la sua priorità assoluta è salvare se stesso, anche a costo di sacrificare Tess.
Il passaggio più doloroso è nell' ultima scena. Tess ha capito la creatura e sa che non è responsabile delle origini del proprio orrore. Tuttavia non può permetterle di continuare a uccidere e soprattutto non può tornare nella casa. La sua decisione non è quindi una semplice vittoria sul “mostro”. È la scelta necessaria di una sopravvissuta che deve spezzare definitivamente il legame con quel luogo. Quando Tess si allontana dalla casa, ferita e sconvolta, Barbarian chiude il cerchio: il vero orrore non era nascosto soltanto nei tunnel. Era nella violenza degli uomini, nella sopraffazione, nell'incapacità di ascoltare i segnali di pericolo e nella trasformazione delle vittime in strumenti di ulteriore violenza. Lo spettatore quindi entra nell'horror aspettandosi di scoprire chi sia il mostro, ma alla fine è costretto a chiedersi che cosa renda davvero mostruoso un essere umano. Il finale non cancella gli omicidi della Madre, ma cambia il modo in cui li interpretiamo.