Basic Instinct: la scena che nessuno doveva girare e tutto quello che non sapete sul film più scandaloso degli anni '90

Budget 15 milioni di dollari, incassi 353 milioni nel mondo, una sola scena che ha cambiato la carriera di Sharon Stone e fatto tremare le associazioni per i diritti civili: trent'anni dopo, i retroscena di un classico che non invecchia.

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La scena dell'interrogatorio non era nel copione originale

Paul Verhoeven sapeva esattamente quello che stava facendo quando girò la scena dell'interrogatorio al commissariato, quella che chiunque conosce anche senza aver visto il film. Ma Sharon Stone no — o almeno, questa è la versione che ha raccontato per anni, smentita poi dallo stesso regista in più occasioni. La verità, come spesso accade con i film che diventano leggenda, sta nel mezzo.

La scena era nello script di Joe Eszterhas, pagato 3 milioni di dollari per la sceneggiatura — cifra record per uno sceneggiatore nel 1991, che fece rumore quanto il film stesso. Quello che Stone sostiene è di non aver capito pienamente cosa sarebbe stato visibile in montaggio: durante le riprese, Verhoeven le aveva chiesto di togliere la biancheria intima per evitare riflessi di luce sotto i riflettori, assicurandole che la telecamera non avrebbe inquadrato nulla di esplicito. Quando vide il montaggio in proiezione privata, la Stone alzò la voce. Nel libro di memorie The Beauty of Living Twice (2021) ha scritto che schiaffeggiò il regista dopo la visione. Verhoeven ha sempre negato di averla ingannata. La scena rimase com'era. E al botteghino fece la differenza.

Il casting che quasi non fu

Prima di Sharon Stone, il ruolo di Catherine Tramell aveva girato tra le mani di quasi ogni attrice di Hollywood. Michelle Pfeiffer, Geena Davis, Meg Ryan, Julia Roberts — tutte passarono, tutte declinarono. Roberts, fresca del successo di Pretty Woman, rifiutò esplicitamente per la natura del personaggio. Pfeiffer aveva già lavorato con Verhoeven e non voleva tornare su quel territorio. La Stone, che aveva avuto fino ad allora ruoli di secondo piano — incluso Total Recall (1990), sempre con Verhoeven — accettò senza esitazioni.

Michael Douglas invece era la prima scelta assoluta per il detective Nick Curran, e firmò subito. Il suo cachet fu di 14 milioni di dollari, quasi il budget totale del film concentrato su un solo nome.

San Francisco, le comunità LGBT e i sabotatori sul set

Il 23 marzo 1992, giorno d'uscita negli Stati Uniti, Basic Instinct non aveva ancora bisogno di pubblicità aggiuntiva — le proteste ci avevano già pensato. Mesi prima delle riprese, quando la sceneggiatura di Eszterhas circolò tra i produttori, le organizzazioni LGBT di San Francisco — dove il film era ambientato e in parte girato — presero posizione duramente contro una storia in cui l'assassina era una donna bisessuale. La rappresentazione, sostenevano, legava l'omosessualità femminile alla violenza e alla manipolazione.

Le proteste raggiunsero il set fisicamente. Durante alcune riprese nei quartieri di San Francisco, attivisti riuscirono a infiltrarsi e ad usare fischietti e megafoni per rovinare le scene, costringendo la produzione a registrare i dialoghi in post-produzione. Joe Eszterhas, che era lui stesso gay-friendly e aveva dichiarato di non aver scritto un film omofobo, si ritrovò al centro di una polemica che non si aspettava. La TriStar Pictures tenne duro. Il film uscì senza tagli, distribuito in oltre 2.300 sale americane nel solo week-end di apertura.

Eszterhas contro Verhoeven

Il rapporto tra lo sceneggiatore e il regista si deteriorò durante la lavorazione a un punto tale che Eszterhas scrisse una lettera furiosa a Irwin Winkler, produttore esecutivo, accusando Verhoeven di aver tradito le sue intenzioni. Verhoeven, da parte sua, era convinto che la sceneggiatura originale fosse un punto di partenza, non un'opera sacra. I due non si parlarono più per anni. Eppure il film che ne uscì era, paradossalmente, fedele allo spirito di Eszterhas più di quanto entrambi ammettessero.

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Jerry Goldsmith e la partitura che Verhoeven non voleva

La colonna sonora di Jerry Goldsmith è oggi considerata uno dei suoi lavori migliori, ma durante la lavorazione Verhoeven non era convinto. Voleva qualcosa di più moderno, meno orchestrale, meno ancorato al thriller classico. Goldsmith resistette, presentò quello che aveva composto e ottenne l'approvazione — non entusiasta, ma definitiva. La scena di apertura, con il sax e gli archi che anticipano la violenza prima ancora che arrivi, dimostra quanto avesse ragione lui. Goldsmith ricevette una nomination ai Grammy per la colonna sonora.

Sharon Stone dopo il film: la carriera che cambiò di segno

Basic Instinct uscì il 23 marzo 1992. Entro la fine dell'anno, la Stone era diventata una delle attrici più pagate di Hollywood. Il film incassò 353 milioni di dollari a fronte di un budget di 15 milioni, un moltiplicatore che pochi titoli hanno eguagliato in quel decennio. Stone ottenne la nomination ai Golden Globe come Miglior Attrice — ma non quella agli Oscar, esclusione che generò polemiche nei mesi successivi.

Il personaggio di Catherine Tramell era costruito su una serie di inversioni rispetto agli archetipi del noir classico: la femme fatale tradizionale subisce, viene manipolata, alla fine viene punita. Tramell invece controlla ogni scena in cui appare, usa la sessualità come strumento consapevole, non viene catturata né redenta. Eszterhas ha detto in diverse interviste che si era ispirato in parte a Patricia Highsmith — la struttura della manipolazione, il gioco intellettuale tra cacciatore e preda — ma aveva spinto tutto verso una direzione più esplicita di quanto Highsmith avrebbe mai accettato.

Il sequel che Stone non voleva fare

Basic Instinct 2 arrivò nel 2006, quattordici anni dopo. Stone era l'unica del cast originale a tornare; Douglas aveva rifiutato. Il film fu un disastro commerciale e critico, incassando meno di 6 milioni di dollari negli Stati Uniti, dove uscì in poche sale quasi in sordina. Stone aveva accettato per senso di responsabilità verso il personaggio, come dichiarò lei stessa — o forse perché il contratto originale del 1992 conteneva clausole che le rendevano difficile rifiutare. Il risultato non cambia: Tramell senza Verhoeven non funzionava.

Stasera alle 21.15 su IRIS.

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