Biagio Conte, la storia vera del frate laico che lasciò tutto per i poveri e finì persino a Chi l'ha visto?
Chi era Biagio Conte? Dalla rinuncia alla ricchezza di famiglia alla Missione di Speranza e Carità, la storia del frate laico che ha cambiato Palermo.
Avrebbe potuto vivere senza preoccupazioni economiche, lavorare nell'azienda di famiglia e costruirsi un futuro molto diverso. Invece Biagio Conte scelse di abbandonare tutto, lasciandosi alle spalle le comodità di una famiglia benestante per intraprendere un percorso che lo avrebbe portato a diventare uno dei simboli della solidarietà a Palermo. Una storia fatta di rinunce, pellegrinaggi, proteste e gesti di generosità, raccontata anche attraverso un film dedicato alla sua vita, nella quale trova spazio un episodio piuttosto sorprendente: la sua famiglia arrivò a cercarlo attraverso la trasmissione Chi l'ha visto?.
Qualcosa, però, cominciò presto a cambiare, visto che Biagio attraversò una profonda crisi interiore e nel 1983 decise di trasferirsi a Firenze. Era alla ricerca di una dimensione diversa, lontana da un'esistenza che non riusciva più a sentire propria. La svolta definitiva arrivò il 5 maggio 1990, quando, a 26 anni, lasciò la casa paterna e si ritirò tra le montagne siciliane, vivendo per un periodo da eremita. Fu un'esperienza segnata dalla solitudine, dalla preghiera e dal contatto con la natura. Successivamente decise di mettersi in cammino verso Assisi, affrontando a piedi un lungo pellegrinaggio sulle tracce di San Francesco e, proprio durante quel viaggio, accadde qualcosa che portò la sua vicenda all'attenzione del pubblico televisivo.
I familiari, preoccupati perché non ricevevano più sue notizie, si rivolsero a Chi l'ha visto?, il programma Rai dedicato alle persone scomparse. Fu lo stesso Biagio a intervenire durante una puntata per rassicurarli, spiegando che stava proseguendo volontariamente il proprio cammino spirituale. Non si trattava dunque di una sparizione legata a un pericolo, ma di una scelta personale che avrebbe cambiato per sempre la sua vita. Raggiunta Assisi nel 1991, Biagio maturò inizialmente il desiderio di partire come missionario per l'Africa.
Servivano strutture capaci di offrire un riparo stabile, pasti e soprattutto la possibilità di ricominciare. Per ottenere il sostegno delle istituzioni, fratel Biagio affrontò diverse battaglie, ricorrendo anche allo sciopero della fame e dopo una di queste proteste riuscì a ottenere alcuni locali dell'ex disinfettatoio comunale di via Archirafi, dove nel 1993 nacque la Missione di Speranza e Carità. Quella prima struttura rappresentò l'inizio di un progetto destinato a crescere negli anni. La Missione ampliò progressivamente le proprie attività, accogliendo persone senza casa, migranti, ex detenuti, donne in difficoltà e famiglie che avevano perso tutto.
Il suo obiettivo non era soltanto garantire un pasto o un letto, ma restituire dignità a chi si sentiva escluso dalla società. La determinazione di Biagio Conte emerse anche nelle proteste successive. Nel 2018, dopo la morte di alcuni senzatetto a Palermo, decise di dormire in strada e intraprese un nuovo sciopero della fame, chiedendo interventi concreti contro la povertà e l'emarginazione. Nella sua vita non mancarono neppure episodi che suscitarono grande attenzione. Per anni il missionario fu costretto a utilizzare una sedia a rotelle a causa di problemi alla colonna vertebrale, ma nel gennaio 2014 tornò a camminare dopo un pellegrinaggio a Lourdes, un'esperienza alla quale attribuì un profondo significato religioso e che molti fedeli considerarono straordinaria.
La sua scomparsa, però, non ha interrotto il lavoro iniziato oltre trent'anni prima. La Missione di Speranza e Carità continua a operare a Palermo, portando avanti l'accoglienza e l'assistenza alle persone più fragili. È forse proprio questo il lascito più importante di Biagio Conte. Un uomo che aveva scelto di non possedere quasi nulla è riuscito a costruire qualcosa che continua ad appartenere a moltissimi altri. E la sua storia dimostra come una decisione individuale, per quanto radicale, possa trasformarsi in un'eredità capace di andare ben oltre una singola vita.