Blackhat, come finisce il film con Chris Hemsworth? La spiegazione del finale e cosa significa davvero
Come finisce Blackhat? Il piano di Sadak, lo scontro finale con Hathaway e il vero significato dell’epilogo del thriller diretto da Michael Mann.
Questa sera torna in TV uno dei thriller più discussi della carriera di Michael Mann. Blackhat va in onda oggi, giovedì 3 settembre, in prima serata (21:07) su 20 Mediaset, riportando sul piccolo schermo Chris Hemsworth nei panni di Nicholas Hathaway, hacker detenuto che viene temporaneamente liberato per aiutare le autorità a fermare una pericolosa minaccia informatica. Uscito nel 2015, il film costruisce gran parte del suo mistero attorno alle vere intenzioni del cybercriminale inseguito da Hathaway, lasciando emergere soltanto nell'ultima parte il disegno che si nasconde dietro gli attacchi.
Il cybercriminale non vuole scatenare una guerra né distruggere indiscriminatamente infrastrutture. Il suo piano è molto più cinico: guadagnare un'enorme quantità di denaro manipolando il mercato. L'attacco alla centrale nucleare si rivela infatti una sorta di prova generale. Sadak vuole utilizzare lo stesso metodo per sabotare una diga in Malesia, provocando l'allagamento di importanti miniere di stagno. La conseguente riduzione dell'offerta farebbe schizzare verso l'alto il prezzo della materia prima, permettendogli di guadagnare attraverso le posizioni finanziarie preparate in precedenza.
Hathaway decide allora di colpirlo esattamente dove fa più male: i soldi. Dopo essere riuscito ad accedere ai conti di Sadak, trasferisce milioni di dollari e usa il denaro sottratto come leva per costringerlo a incontrarlo personalmente. A quel punto Blackhat compie però una trasformazione significativa. Il film che fino a quel momento aveva raccontato una guerra combattuta attraverso server, malware, mercati finanziari e infrastrutture digitali diventa improvvisamente uno scontro estremamente fisico.
Ed è significativo che la resa dei conti tra due hacker non avvenga davanti a un computer. Hathaway e Sadak finiscono per affrontarsi corpo a corpo e il protagonista riesce infine a uccidere il suo avversario. Dopo un film costruito intorno all'invisibilità della rete, Michael Mann conclude quindi il conflitto nel modo più concreto possibile: due uomini, uno davanti all'altro, senza più codici o schermi dietro cui nascondersi. È probabilmente qui che si trova una delle chiavi più interessanti del finale di Blackhat.
La tecnologia permette ai personaggi di agire dall'altra parte del pianeta e di provocare conseguenze enormi senza essere fisicamente presenti, ma dietro ogni attacco esiste comunque una persona con obiettivi e responsabilità precise. Eliminato Sadak, Hathaway riesce a ricongiungersi con Lien. I due lasciano l'Indonesia insieme, ma non si tratta esattamente del classico lieto fine. Hathaway non è diventato improvvisamente un uomo libero agli occhi della legge. Nel corso della missione ha violato gli accordi con le autorità, effettuato nuovi accessi illegali ai sistemi informatici e si è impossessato del denaro di Sadak.
Non viene fornita una spiegazione esplicita nel film e il particolare viene generalmente considerato un errore di continuità, più che un indizio nascosto sul destino del denaro. Blackhat possiede inoltre una particolarità importante: quella vista originariamente al cinema non è l'unica versione del film. Michael Mann tornò infatti sul montaggio dopo l'uscita e nel 2016 presentò una versione rielaborata alla Brooklyn Academy of Music, diventata successivamente nota come Director's Cut.
Il cambiamento più importante riguarda proprio la struttura dell'indagine: l'attacco alla centrale nucleare, che nella versione cinematografica apre il film, viene spostato più avanti nella storia, come Mann aveva originariamente immaginato. La nuova versione modifica inoltre diversi dialoghi, elimina alcune brevi sequenze e ne aggiunge altre, tra cui una legata al traffico di soia nel porto di Rotterdam. Il finale con Hathaway, Sadak e Lien rimane invece sostanzialmente intatto. Una scelta che rende ancora più evidente quale fosse il vero punto d'arrivo cercato da Mann.