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Bret Easton Ellis: Da grandi libri derivano grandi film?

In vista dell'uscita di The Shards, approfondiamo la figura di uno degli autori più chiacchierati della nostra epoca.

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“Il cinema era meno affollato di quanto avessi temuto, ma erano solo nel nove e quaranta ed era destinato a riempirsi, pensai sedendomi e osservando l’imponente sipario drappeggiato davanti allo schermo da 70 millimetri. Mentre scrivo, non riesco a credere che fui lasciato lì seduto per conto mio per venti minuti, oziosamente, a pensare alle mie cose, a Thom e Susan, ad aspettare senza un telefono da guardare, ad aspettare senza che nulla mi distraesse. Invece mi godetti la sala - la mia preferita a Westwood è la più grande, con oltre millequattrocento posti; era un vasto mondo a parte in cui mi rifugiavo ed era uno dei pochi posti in cui sapevo di potermi salvare – perché all’epoca i film erano una religione, potevano cambiarti, alterare la tua percezione, potevi protenderti verso lo schermo e condividere un istante di trascendenza, in quella chiesa tutte le decisioni e le paure venivano spazzate via per qualche ora: i film avevano su di me l’effetto di una droga. Ma tutto ciò aveva a che fare anche col controllo: eri un voyeur seduto a guardare cose segrete, perché questo erano i film. Scene che non avresti dovuto vedere e che nessuna delle persone sullo schermo sapeva che tu stavi guardando”.

Sono parole tratte da The Shards, l’ultimo romanzo di Bret Easton Ellis, uscito in Italia con Einaudi nel 2023 con il titolo Le schegge e ora diventato una serie, adattata da Ryan Murphy e dallo stesso Ellis (in streaming su Disney+ dal 6 agosto). È un passaggio che come pochi altri descrive l’esperienza del cinema in sala, che trasuda amore per la Settima Arte. Un amore che Ellis ha sempre avuto e ha avuto più volte modo di raccontare. L’arrivo di The Shards è il momento giusto per riflettere sul tormentato rapporto tra il cinema e questo grande autore.

Bret Easton Ellis e il cinema: una storia tormentata

Una scena di The Shards - @Disney+

Cinema puro, dicevamo. In fondo ogni libro di Bret Easton Ellis lo è. Ma nonostante questo (o forse proprio per questo) i film tratti dai suoi libri sono stati spesso deludenti. Ci siamo chiesti spesso come mai. Da un lato può essere per la natura dei racconti: le storie di Bret Easton Ellis sono estreme, ciniche, violente, disperate. Sessualità, violenza e droghe sono un classico delle sue storie, la sua scrittura è esplicita. Leggere certe cose su carta stampata è un conto, perché quando leggiamo siamo noi a immaginare - e allora possiamo arrivare fin dove vogliamo.

Trasporre tutto questo in immagini è molto diverso: è tutto più esplicito, evidente, non si può fuggire. E il cinema americano, che sia Hollywood o che sia quello indipendente, è sempre attento al pubblico, alle censure, ai divieti: è un’industria e come tale cerca di vendere, di arrivare a tutti. Per questo le storie devono essere per forza adattate, edulcorate. Era così 40 anni fa, lo è ancora di più oggi.

Una serie può finalmente rendere giustizia al mondo di Bret Easton Ellis

L’altra ragione potrebbe risiedere proprio nel discorso da cui siamo partiti: il fatto che quei libri siano cinema puro. Le immagini di Bret Easton Ellis sono così vivide, le descrizioni così precise, i dettagli così forti che leggendo sembra davvero di vedere già tutto. E allora l’immagine filmica può aggiungere poco rispetto ad altri libri che sono fatti di storie, di intreccio, di messaggi, ma che lasciano ancora spazio a un regista per le sue interpretazioni, per aggiungere una sua visione. L’immagine, insomma, si trova a rincorrere la parola.

Per adattare Bret Easton Ellis al grande schermo serve entrare nel suo spirito, nella sua visione - e in pochi ci sono riusciti, forse uno soltanto. L’esplosione della nuova serialità, però, potrebbe aiutare: libri così ricchi, così densi, così lunghi rischiano di soffocare in un film di due ore. La lunga durata potrebbe invece aiutare a rendere gli scritti di Ellis in forma visiva. Ed è per questo che ora che The Shards è diventata una serie possiamo sperare finalmente in un adattamento efficace.

Da grandi libri derivano grandi film? No

Una scena di The Shards - @Disney+

Perché i libri di Bret Easton Ellis non diventino grandi film lo avevamo chiesto proprio a lui, in occasione della Festa del Cinema di Roma di qualche anno fa. “A Hollywood le persone dicono che brutti libri fanno buoni film e buoni libri fanno brutti film” ci aveva risposto. “I libri brutti si basano su personaggi e sulla trama, i buoni libri sono espressione di autori. Certi libri al cinema funzionano meglio. Il grande Gatsby ha elementi che al cinema non sono ben rappresentati: rileggendolo ci si rende conto che parla di Fitzgerald e del romanticismo, è la coscienza interiore di un uomo che in un film non si riesce a rendere". E ancora, "Il problema coi libri è il movimento, la valenza cinematica, drammatica, sessuale, e quello che interessa è lo stile" continua lo scrittore di American Psycho.

"Se guardiamo Patrick Bateman e se ne leggiamo la storia per 20 pagine è una cosa diversa rispetto a un film di 90 minuti. La lettura di un romanzo è totalizzante. Su American Psycho non sono né caldo né freddo. I miei libri sono concepiti come tali, non si pensava a un film. Quando uno scrittore ha un'impostazione cinematica i libri diventano buoni film". Anche Roger Avary, che aveva adattato Le regole dell’attrazione, ha la sua idea in merito. “I romanzi di Bret sono particolarmente difficili da portare al cinema, perché lui fa satira, e questo di solito fa paura agli executives perché non capiscono la satira. Molta gente a Hollywood non guarda oltre la superficie”.

Meno di Zero

Meno di zero (Less Than Zero) è il primo romanzo di Bret Easton Ellis, scritto nel 1985 e portato in Italia da Tullio Pironti Editore. Minimalista, freddo, edonista, eppure doloroso e lancinante in alcuni momenti, legati ai ricordi d’infanzia, Meno di zero è l’essenza di Bret Easton Ellis. Ed è il romanzo più legato al suo ultimo libro, The Shards. È la storia di Clay, che ci racconta in prima persona frammenti di vita nei giorni in cui è tornato Los Angeles per le vacanze di Natale, dopo i mesi passati all’Università. Con lui ci sono i suoi amici, tutti figli di produttori cinematografici o attori: Rip, Blair, Kim, Cliff, Trent e Alana. Tutti guidano Mercedes, BMW e Porsche, frequentano locali alla moda, vestono abiti firmati, tutti indossano i Ray-Ban Wayfarer, e sono alti e biondi. Il film che ne è uscito è quanto di più lontano dallo spirito di Bret Easton Ellis.

Less Than Zero, 1987, diretto da Marek Kaniewska (Al di là di tutti i limiti nella versione italiana) è un film in cui c’è un protagonista positivo, Clay (interpretato da Andrew McCarthy), innamorato di una ragazza, Blair (Jami Gertz) e un ragazzo, Julian, dannato da una tossicodipendenza per cui è costretto a prostituirsi. Julian è interpretato da Robert Downey Jr., e quel ruolo è terribilmente aderente alla sua vita privata. Il buono, la bella e il dannato. Hollywood ha reso questo Meno di zero. Invece è una storia dove tutti i personaggi, protagonista compreso, sono dei ragazzi completamente anestetizzati a ogni emozione, che hanno perso qualsiasi interesse per la propria vita, qualsiasi obiettivo, qualsiasi ambizione. Il film non è niente di tutto questo. Oltre a Robert Downey Jr., rimane una grande colonna sonora, prodotta da Rick Rubin: LL Cool J canta I’m Going Back To Cali, e le Bangles rifanno Hazy Shade Of Winter di Simon And Garfunkel, un rock emotivo e furioso.

American Psycho

American Psycho, del 1991, è il libro più famoso di Bret Easton Ellis - e anche il film omonimo, diretto da Mary Harron nel 2000, è il più conosciuto tra i film tratti da Ellis. American Psycho è quello che si definisce un romanzo “epocale”: per lo stile inconfondibile di scrittura, per le immagini indelebili ma soprattutto perché coglie e fissa alla perfezione nell’immaginario un’epoca. Siamo nella New York di metà anni Ottanta, quella degli yuppie e di Wall Street. Patrick Bateman è uno di loro: ventisette anni, laureato ad Harvard, è un broker. Ricco e attraente, fa collezione di ragazze, tutte uguali, bionde, attraenti e superficiali. Frequenta altri broker come lui, così uguali a lui da essere continuamente scambiato con loro. Tutti, infatti, indossano gli stessi abiti, rigorosamente firmati: il continuo scandire le marche e le griffe è uno dei tratti distintivi del libro.

Nelle mani di Mary Harron, che aveva diretto Ho sparato a Andy Warhol, American Psycho diventa un film freddo, elegante, interessante. Ma per forza di cose tutto è smussato, il sesso come la violenza, e così ne esce un film stilizzato e raggelato. Anche qui, però, c’è una grande prestazione attoriale: Christian Bale si getta nel ruolo con tutto il corpo, atletico come dev’essere quello di un edonista come Bateman, e con una maschera impareggiabile, un volto freddo e folle che anticipa molti dei ruoli borderline che avrebbe fatto in seguito. Accanto a lui ci sono Chloe Sevigny, Reese Whiterspoon e Samantha Matis, ma anche Willem Defoe e Jared Leto. Anche qui c’è una grande colonna sonora: i New Order con True Faith, i Genesis (citati in un capitolo del libro) con In Too Deep e David Bowie con Something In The Air. Quello che fa grande un libro come American Psycho è una straordinaria e tagliente satira della società americana, del capitalismo, degli anni Ottanta. E tutto questo nel film va un po’ perduto.

The Informers

Nel caso di The Informers, una raccolta di racconti uscita in Italia con il titolo Acqua dal sole, libro e film sono andati quasi di pari passo: passati in sordina entrambi. Acqua dal sole non è certo il miglior libro di Ellis, anche se lo stile è sempre il suo, inconfondibile. Al centro delle storie ci sono una serie personaggi ambigui e sopra le righe, rockstar, criminali e detective nella Los Angeles del 1983. In particolare, in quel libro, era affascinante il primo racconto, la storia di un vampiro rockstar. Il libro è arrivato al cinema nel 2009 con il titolo di The Informers - Vite oltre il limite e la regia di Gregor Jordan: un film indipendente che più indipendente non si può. Un film che, ancora una volta, prova a essere un ritratto degli anni Ottanta.

La prova è che, ancora una volta, tra le cose migliori ci sia la colonna sonora: dalla scintillante ed epica New Gold Dream dei Simple Minds, che apre il film, alla seminale Cars di Gary Numan, un suono new wave ed elettronico attraversa tutto il film e ne detta l’atmosfera. Nel cast ci sono Mickey Rourke e Kim Basinger, tornati a recitare insieme dopo oltre 20 anni da 9 settimane e ½ , Winona Ryder, Amber Heard, Rhys Ifans, Chris Isaak, Billy Bob Thornton. E, per l’ultima volta sullo schermo, Brad Renfro, venuto a mancare poi, all'età di 25 anni, il 15 gennaio 2008. Il cast è ottimo, ma ancora una volta lo spirito delle pagine di Ellis non esce fuori e il film non lascia traccia. In Italia è uscito direttamente in home video.

Le regole dell’attrazione

Ci siamo finalmente arrivati. Il miglior film tratto dai romanzi di Bret Easton Ellis è Le regole dell’attrazione di Roger Avary. È anche il film preferito dallo stesso Ellis, come ci aveva confessato in quell’occasione a Roma. "Sono d'accordo" ci aveva risposto a riguardo. “Le regole dell'attrazione è un film pazzesco, abbiamo parlato ore e ore per realizzarlo”. Le regole dell’attrazione (The Rules Of Attraction) è il secondo romanzo di Bret Easton Ellis, pubblicato nel 1987, ma è il terzo a essere diventato un film, solo nel 2002. Racconta l’altro lato di Ellis e dei suoi protagonisti che, in fondo, sono tutti un po’ lui: la vita dall’altra parte dell’America, il college sulla costa est. Siamo all’Università di Camden, nel New Hampshire, dove gli studenti sono impegnati a partecipare a feste e a divertirsi, tra alcol e droghe. Le regole dell'attrazione sono quelle che gestiscono i rapporti tra i sessi. È una sorta di diario sincronizzato scritto da una decina di personaggi disperati, anche loro ormai senza alcun interesse per la vita reale. In questo senso è il controcampo di Meno di zero.

Roger Avary aveva letto il libro all'università e si era riconosciuto in molte delle situazioni raccontate. E aveva deciso di adattarlo, senza sapere a chi appartenessero i diritti, per poi tirarlo fuori molto tempo dopo, dopo che American Psycho aveva avuto successo (tanto che qualcuno pensò di chiamare il film American Psycho II: Le regole dell'attrazione, ma il regista rifiutò). Ecco la chiave di tutto: un libro che è stato adattato senza pensare al mercato, da qualcuno che lo aveva amato profondamente e in un certo senso anche vissuto. Così Le regole dell’attrazione è un film che coglie alla perfezione lo spirito di Ellis: il disincanto, il cinismo, la disperazione, l’apatia, il sesso e la violenza. E quel senso di vuoto di una generazione, la lost generation di quegli anni, un vuoto pneumatico inculcato a fondo dalla generazione precedente, quella dei loro padri.

Tra le scelte geniali di Roger Avary c’è quella di scegliere come protagonista (che è Sean Bateman, il fratello minore del Patrick Bateman di American Psycho) il compianto James Van Der Beek, il Dawson Leary di Dawson’s Creek, per un personaggio che è ai suoi antipodi. Ma è tutto il cast a essere in parte: ci sono una Shannyn Sossamon irresistibilmente sexy, Ian Somerhalder prima di Lost, e poi Kip Pardue, Jessica Biel, Kate Bosworth, Faye Dunaway ed Eric Stoltz. C’era anche Casper Van Dien, nel ruolo di Patrick Bateman, il fratello di Sean. Ma la scena è stata eliminata.

Glamorama, The Canyons e gli altri

Ma Bret Easton Ellis non è solo questo. È anche stato lo sceneggiatore del film The Curse of Downers Grove, per la regia di Derick Martini (2015), di The Deleted (2018), serie web di cui è anche regista, e del film Smiley Face Killers, per la regia di Tim Hunter (2020). Soprattutto, è stato lo sceneggiatore di The Canyons, film del 2013 diretto da Paul Schrader. Criticato per la sua freddezza e la recitazione secondo molti non all’altezza, ha colto Lindsay Lohan in un momento molto particolare della sua vita, tanto che sembra aderire molto al suo personaggio. Accanto a lei c’è James Deen, attore pornografico. Schrader condisce tutto con una nostalgia verso il cinema di un tempo, con immagini di vecchi cinema abbandonati.

Resta ancora da portare sullo schermo Glamorama: sarebbe dovuto diventare un film, sempre per la regia di Roger Avary, ma il progetto si è fermato, così come Lunar Park, che doveva diventare un film dello stesso regista. “Per Glamorama i diritti sono stati venduti a Roger Avary, dopo che aveva completato Le regole dell'attrazione” ci aveva raccontato Ellis a Roma. “Glamorama forse non si farà più, forse si potrebbe fare una miniserie. Tutto oggi dovrebbe essere una miniserie". Ecco, The Shards è una miniserie. E potrebbe essere uno dei migliori adattamenti da Ellis mai realizzati.

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