FILM

Carlo Verdone, il curioso legame con Parma: qui c’è un pezzo della storia della sua famiglia

Un ritorno a Parma diventa l’occasione per riscoprire un legame familiare poco noto: quello tra Carlo Verdone e il padre Mario, figura centrale nella storia degli studi cinematografici italiani.

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Per Carlo Verdone Parma non è soltanto una bellissima città italiana, ricca di storia e di cultura o una nuova tappa nel suo lungo rapporto con il pubblico. È un luogo che porta con sé una memoria privata, legata a una figura fondamentale nella sua formazione: quella del padre Mario Verdone, storico e critico cinematografico, nonché suo padre, che proprio a Parma insegnò Storia e Critica del Film. Un dettaglio biografico che permette di guardare alla carriera dell'attore e regista romano da una prospettiva diversa, quasi come se dietro alcuni dei suoi personaggi e della sua passione per il cinema ci fosse un'eredità intellettuale molto più profonda.

Il legame è tornato alla luce in occasione dell'arrivo di Carlo Verdone a La Galleria di Parma, dove l'artista è stato protagonista di “Bianco, Rock e Verdone”, incontro-spettacolo dedicato alla musica, al collezionismo e soprattutto al rapporto tra il rock e la sua impronta cinematografica. L'appuntamento, inserito nel programma del MIC Fest 2026, ha registrato il tutto esaurito e ha rappresentato anche la prima visita di Verdone nella città emiliana. Anche se la serata è stata concentrata sui racconti sui suoi film, ad un certo punto, il cinema di Carlo ha inevitabilmente incontrato quello del padre.

Mario Verdone non era semplicemente il padre di uno dei più celebri attori italiani. Era un intellettuale che dedicò gran parte della propria vita allo studio del cinema e che ebbe un ruolo importante nell'introduzione della disciplina della storia e della critica del film nell'ambito universitario italiano. Nel 1965 ottenne la libera docenza in “Storia e critica del film” e iniziò un percorso accademico che lo portò anche all'Università di Parma. Le fonti del Centro Sperimentale di Cinematografia indicano inoltre Mario Verdone come professore ordinario all'Università di Parma tra il 1970 e il 1973, prima del successivo trasferimento accademico a Roma.

Nonostante Carlo Verdone si arrivato nella città emiliana per la prima volta solo recentemente, non ha esitato a raccontare quanto quel luogo continui a evocargli la presenza paterna. Parma, per lui, è associata ai ricordi del padre, alle persone che frequentava e a una fase della sua vita professionale.

Mario Verdone fu storico, critico, scrittore, documentarista e docente. La sua attività fu legata anche al Centro Sperimentale di Cinematografia, dove lavorò per decenni e ricoprì diversi incarichi. La Biblioteca Luigi Chiarini del CSC conserva un fondo dedicato alla sua attività, comprendente documentazione relativa alla didattica, alle università, alla critica cinematografica e alla sua lunga esperienza nel mondo della cultura.

Carlo, tuttavia, non sembra essere partito con l'idea di trasformare quella familiarità in una professione. La sua strada verso il cinema fu progressiva e personale. Prima ancora di diventare uno dei volti più famosi della commedia italiana, sperimentò con la macchina da presa, realizzando cortometraggi in Super 8. Successivamente studiò regia al Centro Sperimentale di Cinematografia e si laureò in Lettere con una tesi dedicata alla letteratura e al cinema muto italiano. Treccani ricostruisce proprio questo percorso, dagli esordi con i cortometraggi alla formazione al Centro Sperimentale.

È difficile, quindi, separare completamente Carlo dal mondo culturale nel quale è cresciuto. Ma sarebbe altrettanto semplicistico considerare la sua carriera soltanto come una conseguenza dell'eredità paterna. Il suo cinema avrebbe poi preso una direzione completamente personale, fatta di comicità, osservazione della quotidianità, musica e caratteri riconoscibilissimi. Ed è forse questo il dettaglio più affascinante della storia dei Verdone: il padre aveva analizzato il cinema come disciplina, studiandone linguaggi, forme e trasformazioni, mentre il figlio ha finito per trasformare la realtà quotidiana in materia cinematografica.

Carlo Verdone è diventato uno degli interpreti più iconici della commedia italiana proprio grazie alla capacità di osservare tic, manie, contraddizioni e personaggi della società contemporanea. La sua filmografia è popolata da figure apparentemente esagerate, ma spesso costruite partendo da comportamenti e situazioni reali. Questa attenzione alla realtà è emersa anche durante l'incontro di Parma, quando Verdone ha parlato dello stato attuale del cinema italiano. Secondo l'attore e regista, oggi non mancano né registi né interpreti: una delle questioni centrali riguarderebbe piuttosto le idee e la qualità della scrittura. Un'osservazione che ha rivolto anche al proprio lavoro, sottolineando quanto la sceneggiatura sia determinante nella riuscita di un film. Una considerazione particolarmente significativa proprio se pronunciata da un artista cresciuto accanto a uno studioso che aveva fatto del cinema un oggetto di analisi e ricerca.

Durante la serata parmense non poteva mancare un viaggio attraverso i titoli più amati della sua carriera. Quando gli è stato chiesto quale film sentisse più vicino, Verdone non ha indicato un vincitore assoluto:

"Difficile decidere qual è il film che ha amato di più. Non lo so, dovete decidere voi. Per me sono tutti figli miei"

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