Catherine O'Hara, il Premio Postumo commuove Hollywood: la vittoria ad un mese dalla scomparsa

Il segmento In Memoriam dei 32esimi Actor Awards è diventato il momento più straziante della notte, con tre perdite ancora fresche che Hollywood stenta ad elaborare.

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Il silenzio del Shrine Auditorium

C'è un momento, ogni anno alla cerimonia dei SAG Awards, in cui la sala smette di respirare. Non è quando viene annunciato il vincitore più atteso, né quando qualcuno sale sul palco con una battuta perfetta. È quando le luci si abbassano, la musica cambia registro e i volti di chi non c'è più appaiono sul grande schermo. Il 1° marzo 2026, allo Shrine Auditorium di Los Angeles, quel momento ha pesato più del solito. Molto di più.

Tre nomi su tutti: Catherine O'Hara, James Van Der Beek, Eric Dane. Tre attori morti nell'arco di meno di quaranta giorni, tra gennaio e febbraio. Un'accelerazione che ha lasciato l'industria senza parole e il pubblico con la strana sensazione di aver perso qualcosa di irrecuperabile nel giro di un battito di ciglia.

Sarah Paulson ha introdotto il tributo con una frase che vale la pena ricordare: "Gli attori formano una famiglia di anime legate da una ricerca impegnativa, dal valorizzare il nostro spirito creativo e spesso avvicinate dal sostegno reciproco e dall'affetto." La colonna sonora scelta per accompagnare il montaggio era Every Time You Go Away di Paul Young — una scelta che, considerando i volti che scorrevano sullo schermo, risultava quasi insostenibile.

James Van Der Beek: il primo della lista

Il segmento si è aperto con una fotografia di Van Der Beek in Dawson's Creek. Era inevitabile: la sua morte, avvenuta l'11 febbraio a soli 48 anni per un cancro colorettale, aveva già scosso profondamente i fan di una generazione cresciuta con lui. Negli ultimi mesi aveva parlato apertamente della sua battaglia contro la malattia, condividendo il percorso con una vulnerabilità e una forza che avevano colpito chiunque lo seguisse.

Dawson Leery era diventato lui, almeno nell'immaginario collettivo. Ma l'attore aveva dimostrato nel tempo una capacità di reinventarsi — da Don't Trust the B in Apartment 23 fino ai suoi ultimi lavori — che andava ben oltre il personaggio che lo aveva reso celebre. La sua morte, improvvisa nella sua brutalità, è arrivata troppo presto per essere metabolizzata.

James Van Der Beek in Dawson Creek - Copyright by production studio and/or distributor

Eric Dane: "Non sprecare un solo minuto"

Durante il montaggio è comparso un clip di Eric Dane che diceva: "Don't waste one single minute." Dane è morto il 19 febbraio a 53 anni, meno di un anno dopo aver reso pubblica la diagnosi di SLA. Quella frase, sentita in sala, ha avuto l'effetto di una piccola scossa. McSteamy — come lo chiamavano i fan di Grey's Anatomy da quando era entrato nel cast nel 2006 — stava combattendo una malattia che non perdona, e lo sapeva. Aveva scelto di dirlo al mondo pubblicamente, di non sparire in silenzio.

La SLA lo aveva raggiunto in meno di un anno. Per chi lo conosceva solo attraverso lo schermo, era il chirurgo senza scrupoli e irresistibile dell'ospedale Seattle Grace. Per chi aveva lavorato con lui, era qualcosa di più: un professionista serio, che prendeva il mestiere sul serio. Il clip scelto per ricordarlo non era tratto da una scena di finzione. Era lui, in prima persona, che lasciava un'ultima istruzione.

Catherine O'Hara: il genio e la gentilezza

Catherine O'Hara è morta il 30 gennaio per un'embolia polmonare, a 71 anni. Come causa sottostante è stato riportato un cancro al retto. È stata tra le ultime a essere ricordata nel montaggio, e quando i clip hanno cominciato a scorrere — da Mamma, ho perso l'aereo a Schitt's Creek, passando per The Studio, la serie Apple TV+ con Seth Rogen — in sala molti piangevano.

Quella stessa sera, O'Hara aveva vinto in modo postumo il premio come miglior attrice in una serie comedy per The Studio. Rogen è salito sul palco per accettarlo, e il suo discorso è diventato probabilmente il momento più memorabile dell'intera serata. Ha raccontato che ogni sera, prima di ogni giorno di riprese, lei gli inviava un'email con oggetto "Hello, I hope you'll consider the following...", seguita da una versione completamente riscritta della scena in cui recitava. E il 100% delle volte, ha detto Rogen, quella versione era migliore: non solo per il suo personaggio, ma per l'intera scena e per la serie nel suo complesso.

Era un genio che non smetteva mai di lavorare. "Ha dimostrato che si può essere un genio ed essere gentili, e che una cosa non deve necessariamente andare a scapito dell'altra," ha concluso Rogen. Poi ha invitato chiunque non conoscesse il suo lavoro a cercare la scena in cui balla su Harry Belafonte in Beetlejuice, oppure quella in cui si fa male al ginocchio in Best in Show. "Dite alle persone, mentre ridono, che quella è Catherine O'Hara e che siamo stati fortunati a vivere in un mondo in cui lei ha condiviso così generosamente il suo talento."

Una stagione impossibile

Oltre ai tre nomi che hanno dominato la serata, il tributo ha incluso Gene Hackman, Val Kilmer, Robert Redford, Diane Keaton, Rob Reiner, Michelle Trachtenberg, Malcolm-Jamal Warner e decine di altri. La lista era lunga, come ogni anno. Ma la concentrazione di perdite negli ultimi due mesi aveva dato al segmento un peso specifico diverso dal solito — non il normale bilancio dell'anno, ma qualcosa che assomigliava a un lutto ancora aperto, non ancora richiuso.

L'industria dello spettacolo ha perso tre voci in quaranta giorni. Tre attori che, ciascuno a modo proprio, avevano lasciato un segno preciso su chi li aveva visti lavorare.

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