C'era una volta in America, dove è stato girato? Sergio Leone ricreò New York in luoghi insospettabili
Dove è stato girato C'era una volta in America? Da New York a Roma e Venezia, ecco le location sorprendenti del capolavoro di Sergio Leone.
C'era una volta in America è uno di quei film che sembrano appartenere a un luogo preciso, tanto da rendere difficile immaginare che alcune delle sue scene più famose siano state realizzate altrove. Le strade di New York, i vicoli di Brooklyn, i ponti e i quartieri popolari attraversati da Noodles e dai suoi amici sono diventati parte integrante dell'immaginario cinematografico. Eppure, dietro il capolavoro di Sergio Leone, uscito nel 1984 e interpretato da Robert De Niro e James Woods, si nasconde una curiosità che potrebbe sorprendere anche chi conosce il film a memoria: una parte importante delle riprese è stata effettuata in Italia, mentre alcune sequenze apparentemente ambientate negli Stati Uniti sono state girate addirittura in Francia e Canada.
Le riprese iniziarono il 14 giugno 1982 e terminarono il 22 aprile 1983, dopo circa dieci mesi di lavorazione. Uno degli elementi più sorprendenti riguarda proprio Cinecittà, a Roma, dove vennero realizzate numerose scene, soprattutto quelle ambientate negli interni e nella New York degli anni Venti e Trenta. Gli studi cinematografici italiani permisero a Leone di controllare ogni dettaglio delle ambientazioni, ricreando spazi che sullo schermo sembravano appartenere completamente alla città americana. Naturalmente, però, New York rimase una delle protagoniste assolute del film.
Una delle immagini più celebri di C'era una volta in America è quella dei ragazzi che camminano lungo una strada con il Manhattan Bridge sullo sfondo, diventata negli anni una delle inquadrature più riconoscibili della carriera di Leone. Quella scena fu girata realmente a Brooklyn, all'incrocio tra Washington Street e Water Street, nella zona oggi conosciuta come DUMBO. Ancora oggi, quello scorcio è una delle mete più fotografate della città, anche grazie alla popolarità del film. Un'altra zona fondamentale fu Williamsburg, quartiere di Brooklyn che Leone volle riportare all'aspetto che aveva nei primi decenni del Novecento.
Anche la spiaggia e il lungomare Guglielmo Marconi furono utilizzati per alcune riprese, mentre Porto Marghera ospitò altre scene della pellicola. Si tratta di un dettaglio particolarmente interessante perché il pubblico assiste a momenti che sembrano appartenere allo stesso universo geografico, senza rendersi conto che la produzione aveva attraversato l'oceano per realizzarli. E la situazione diventa ancora più sorprendente considerando che altre parti della vicenda di Noodles e Deborah furono girate a Montréal, in Canada, e nel New Jersey.
Proprio Montréal rappresentò un'altra location fondamentale, visto che il celebre Ritz-Carlton della città canadese venne utilizzato per la scena in cui Noodles attende Deborah all'uscita dal teatro, mentre l'esterno della prigione di Bordeaux servì a rappresentare la sede della Federal Reserve Bank di New York. La produzione arrivò anche a Parigi, dove la Gare du Nord venne utilizzata per alcune sequenze ferroviarie che nel racconto avrebbero dovuto svolgersi alla Grand Central Station di New York. Un'altra dimostrazione della capacità di Leone di trasformare luoghi reali in qualcosa di completamente diverso attraverso la scelta delle inquadrature, la scenografia e il montaggio.
C'è poi un altro dettaglio che contribuisce a spiegare l'atmosfera unica della pellicola. Durante la lavorazione, Leone utilizzò in diverse occasioni le musiche di Ennio Morricone direttamente sul set, permettendo agli interpreti di entrare in contatto con le emozioni che avrebbero accompagnato le immagini nella versione definitiva. Una scelta insolita, ma perfettamente coerente con l'idea di cinema del regista, per il quale musica, volti, silenzi e ambientazioni dovevano contribuire a raccontare la stessa storia. D'altronde, C'era una volta in America non è soltanto un film sulla criminalità organizzata, ma soprattutto un racconto sul tempo, sui rimpianti e sull'impossibilità di recuperare davvero il passato.
Le sue ambientazioni non rappresentano semplicemente i luoghi attraversati dai protagonisti, ma diventano il riflesso dei loro ricordi, spesso confusi e dolorosi. Ed è forse proprio questo il segreto più affascinante dell'ultimo film diretto da Sergio Leone: per ricostruire un'America che non esisteva più, il regista dovette cercarla in quattro Paesi diversi, trasformando Roma, Venezia, Parigi e Montréal in frammenti di una New York immaginaria. Un mondo che sullo schermo sembra autentico in ogni dettaglio, ma che nella realtà è il risultato di uno dei più straordinari lavori di ricostruzione della storia del cinema.