Charlize Theron rivela gli abusi verbali subiti a inizio carriera: "Oggi non la passerebbero liscia"

Charlize Theron racconta gli abusi verbali subiti sul set: 15 ore di insulti da un fotografo. L'attrice denuncia comportamenti inappropriati ancora oggi a Hollywood.

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Trent'anni di carriera a Hollywood lasciano cicatrici. Alcune visibili, altre no. Charlize Theron, una delle attrici più rispettate e potenti dell'industria cinematografica mondiale, ha deciso di aprire il cassetto dei ricordi più dolorosi in un'intervista rilasciata il 19 febbraio 2026 alla rivista AnOther. E quello che ne emerge è un ritratto spietato di un sistema che, nonostante i progressi, continua a fare passi indietro proprio quando sembra aver imparato la lezione.

"Ricordo questo fotografo che mi urlava contro, abusava verbalmente di me per 15 ore durante uno shooting, e semplicemente non mi sentivo umana", ha dichiarato l'attrice sudafricana, ripensando agli esordi della sua carriera come modella. Quindici ore. Non minuti, non un momento isolato di tensione sul set. Quindici ore in cui una giovane donna, lontana dalla sua terra natale, veniva sistematicamente demolita da chi avrebbe dovuto dirigerla professionalmente.

La Theron, oggi cinquantenne, ha voluto contestualizzare quell'esperienza all'interno di una riflessione più ampia sui cambiamenti avvenuti nell'industria dell'intrattenimento. Secondo lei, registi e staff di produzione "non la passerebbero mai liscia" se provassero oggi a ripetere quello che le facevano subire agli inizi. Eppure, la sua testimonianza rivela una verità scomoda: il progresso non è lineare, e le conquiste in termini di rispetto e dignità sul lavoro sono fragili.

Atomica Bionda - Prime Video



La prova arriva dalla sua stessa esperienza recente. "Ho lavorato di recente con un fotografo che mi si avvicinava in modo aggressivo e mi metteva le mani addosso, sistemandomi la camicia", ha raccontato. Il fatto che questo sia accaduto a Charlize Theron, produttrice affermata, vincitrice di un Oscar, donna con un potere contrattuale enorme, la dice lunga su quanto sia sistemico il problema. Se capita a lei, cosa accade alle giovani attrici o modelle senza la sua influenza?

"Penso che questa sia la cosa più frustrante per le donne", ha riflettuto l'attrice. "Sono quattro passi avanti e venti passi indietro, ma sicuramente abbiamo fatto molta strada da quando ho iniziato". Una consapevolezza amara, quella di dover continuamente difendere terreno già conquistato, di non poter mai dare nulla per scontato.

Quando Charlize Theron si trasferì a Los Angeles, aveva davanti a sé una scelta netta: tentare la fortuna nel mondo dello spettacolo o tornare in Sudafrica, dove la sua famiglia possedeva un'impresa di costruzioni stradali. Scelse la prima opzione, ma capì subito le regole non scritte del gioco. "Dovevi farti largo a gomitate. E davvero l'unico modo per entrarci era essere la persona trofeo, quella sexy".

Guardandosi intorno, osservava altre donne ottenere qualche ruolo per poi sparire dalla circolazione. Capì che la bellezza da sola non bastava. Doveva essere intelligente, doveva "sorprendere le persone" per sopravvivere in un'industria che consumava e scartava talenti femminili con cinica regolarità.

La svolta arrivò quando il suo agente la presentò a un regista e lei iniziò a produrre i propri film. Non fu una mossa di carriera calcolata, ma una naturale estensione della sua curiosità. "Ero affascinata dal vero lavoro di produzione", ha spiegato, "da come veniva assemblato un film, dal lavoro della troupe". A differenza di molti colleghi, la Theron non si rifugiava nel camerino tra una scena e l'altra. "Non ero quel tipo di attrice che andava in camerino, spariva e tornava. Non lo sono ancora. Odio i camerini".

Questa affermazione apparentemente banale rivela in realtà una filosofia di lavoro precisa. Restare sul set, osservare, imparare, controllare. "Sono una donna adulta e vaccinata", ha detto senza mezzi termini. "Voglio un po' di controllo sul mio destino e sull'arte che creo".

Il doppio ruolo di attrice e produttrice crea, secondo la Theron, un equilibrio necessario ma delicato. Come attrice diventa sensibile e vulnerabile, esponendosi emotivamente. Come produttrice, quella stessa sensibilità viene protetta da un'armatura professionale. "Quando penso alle cose che sarebbero successe a molti film in cui ho recitato se non li avessi prodotti...", ha riflettuto, lasciando la frase sospesa ma eloquente.

Per la Theron, il ruolo del regista va oltre la semplice capacità tecnica. Serve qualcuno che non solo voglia fare un grande film, ma che capisca che per farlo servono grandi attori. E qui arriva la sua visione del cinema: gli attori non devono semplicemente "portare avanti la trama". "Servono bravi attori. Servono buone scene. Serve un buon montaggio. Servono respiri. Serve spazio. Bisogna spingere oltre i limiti".

La sua testimonianza solleva domande scomode. Se una delle attrici più potenti di Hollywood ammette di subire ancora comportamenti inappropriati sul set, quale protezione hanno le lavoratrici senza il suo potere contrattuale? Quanto lavoro resta da fare perché quei "quattro passi avanti" non vengano costantemente cancellati da "venti passi indietro"? E soprattutto: quando finalmente l'industria dell'intrattenimento smetterà di considerare il corpo e la dignità delle donne come materiale manipolabile a piacimento?

Charlize Theron ha scelto di non tacere. Ha trasformato la rabbia in controllo, la vulnerabilità in forza produttiva. Ma il fatto che debba ancora combattere queste battaglie, a cinquant'anni e dopo tre decenni di carriera straordinaria, dice tutto quello che c'è da sapere sullo stato reale delle cose a Hollywood.

Fonte / AnOtherMag.com
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