Chi era Tony Scott?
Con 16 film in 17 anni, Tony Scott viene ancora ricordato quasi solo per Top Gun. Eppure oltre agli occhialoni a specchio c’è stato di più...
Tony Scott era un regista che girava quel che c’era da girare. E se ti sei fatto le ossa nel mondo della pubblicità quel che c’è per te da girare a Hollywood (meta a cui ambiscono tutti i registi, in particolare quelli che preferiscono girare piuttosto che scrivere) è soprattutto cinema d’azione. Come tutti i mestieranti era pronto a fare cose diverse ma finiva per fare quasi sempre gli stessi film, cercando di proporre di volta in volta la sua visione dell’uomo, attraverso gli eroi proposti.
Ci vogliono quindi 3 anni, un famoso spot Saab e un film decisamente più “sicuro” perchè Tony Scott torni a fare il regista di lungometraggi. E’ Jerry Bruckheimer, che aveva apprezzato Miriam si sveglia a mezzanotte e conosceva lo spot Saab (quello in cui una macchina gareggia con un aereo militare, potete vederlo qui sopra), a volerlo per Top Gun. Il successo è così devastante da canonizzare uno stile che il produttore (sul campo già da una decina d’anni) non abbandonerà più.
Jerry non abbandona il suo nuovo pupillo e gli affida il sequel di un suo precedente successo: Beverly Hills Cop 2, una commedia d’azione in stile Arma Letale che Scott sbilancia dal lato azione ed epica, il film è campione d’incassi dell’anno ma non verrà ricordato a lungo con amore. A quel punto in un solo anno gira Revenge e, di nuovo con Bruckheimer, Giorni di tuono. Il primo è un film che cerca (come capiterà più volte in futuro al regista) di mescolare una forma esasperata di romanticismo al cinema d’azione, in particolare rubando strutture e temi al noir classico per attualizzarlo, senza troppo successo.
Il secondo invece porta Top Gun sui circuiti asfaltati, riproponendone stile, formato e idee a favore del mito (fondato da quel film) di Tom Cruise. Non sono più gli anni ‘80 però e la ricerca della coolness dei personaggi non passa più per le idee e la visione di Giorni di tuono. Il film è un capolavoro di dinamismo quando si tratta di correre in auto (anche meglio degli scontri aerei di Maverick) ma crolla nella costruzione dell’eroe. In seguito verrà ricordato più che altro per la storia d’amore tra Cruise e Kidman, il che la dice lunga.
Il pregio di Tony Scott a questo punto (cioè all’inizio degli anni ‘90) è di aver capito che quel tipo di cinema d’azione comincia a scivolare via, sostituito da un altro. E così dopo aver fondato il mito di Cruise passa ad un tipo di action hero completamente diverso, Bruce Willis. Con L’ultimo boy scout dimostra di aver capito che più dell’eroe in occhiali a specchio e capelli in piega il suo cinema si presta meglio all’eroe pieno di tagli e dalla vita disastrata. Ugualmente esasperato ma dotato di una morale più forte, che lo spinge con spirito nichilista verso “la cosa giusta”.
Così nel 1993, a soli dieci anni dal suo esordio, la carriera di Tony Scott ha toccato l’apice artistico ma lui non è benvoluto dagli studios e con il film seguente, Allarme Rosso, sembra presagire gli anni che lo attendono. Il film d’ambito sottomarino con Gene Hackman e Denzel Washington (che da qui comincia ad incarnare un altro degli “eroi” di Tony Scott, quello integerrimo, con una morale e una forza intellettuale più potenti del suo coraggio) è tra i migliori del genere, tutto montaggio inesorabile e recitazione, non tenta nulla di audace ma coglie il segno. Con Allarme Rosso Scott canonizza il cinema di serie B a grande budget degli anni ‘90. Produzioni importanti per sceneggiature agili, che prediligono i fatti alle parole, ma che tramite essi sanno raccontare un mondo.
Negli anni 2000, ritornato un regista di successo, Tony Scott continua a dirigere storie dalle trame svelte, spesso cercando il sensazionalismo pubblicitario nei contenuti.
Se dunque l’inizio è controcorrente, con Spy Game (un film di spionaggio che cerca nella forma e nell’ambientazione di riprendere il cinema del genere anni ‘70, ma con le solite involuzioni iperboliche), il proseguio con Man On Fire (un uomo solo vendica la sua famiglia) e Domino (il film in cui Keira Knightely fa un soldato spietato) segna invece una crisi di personalità e di genere (l’action movie ad alto profilo di inizio anni 2000) inesorabile.
Siccome, come detto, Tony Scott è un regista che gira quel che c’è da girare, nell'epoca dei remake non se fa mancare uno. Nel 2009 (ancora con Denzel Washington, questa volta occhialuto) deve rasare i capelli a John Travolta per trovare l’unica idea degna di questo nome di Pelham 1 2 3, remake infame di uno straordinario thriller venato dall’ironia di Walter Matthau, che cerca di ritrovare nella velocità della metropolitana il primo Scott, quello del cinetismo esasperato, del movimento instancabile davanti all’obiettivo.
La furia dei treni di Unstoppable - Fuori Controllo, il senso di movimento e di disperazione collegato alla velocità che riesce a trasmettere il film, sono il miglior Tony Scott da almeno 20 anni a questa parte e, per fortuna, un commiato non dai grandi incassi o dai budget milionari ma dalla riuscita onesta e all’altezza di quanto espresso nella sua carriera.