Cinema d'azione e satira politica: stasera torna in TV il film cult, nato da un finto trailer, con Danny Trejo
Danny Trejo da ex carcerato a icona: la storia del film di Robert Rodriguez che ha ridefinito il cinema d'azione con satira politica.
Machete è un manifesto di cinema grindhouse portato nel XXI secolo, un'esplosione di violenza stilizzata che ha trasformato un attore con un passato turbolento in un'icona pop improbabile. Diretto dal visionario Robert Rodriguez insieme a Ethan Maniquis nel 2010, rappresenta la celebrazione di un genere dimenticato, riportato in vita con consapevolezza postmoderna e una dose massiccia di ironia autoriflessiva. L'appuntamento con il cult è per stasera, alle 21.20, su Cielo.
Tre anni dopo lo ritroviamo in Texas, ridotto a cercare lavori occasionali come immigrato clandestino. È qui che Michael Booth, che lo ingaggia per assassinare il senatore corrotto McLaughlin, politico che cavalca l'onda dell'intolleranza promuovendo controlli sempre più severi al confine messicano. Machete accetta i 150mila dollari offerti, ma durante l'operazione scopre di essere stato incastrato: uno scagnozzo di Booth gli spara e poi colpisce il senatore a una gamba, trasformando il tentato omicidio in una manovra elettorale per raccogliere consensi e far approvare una recinzione elettrificata lungo tutto il confine.
Da questo momento il film diventa una corsa contro il tempo, una spirale di vendetta in cui Machete, ferito ma indomabile, si lancia all'inseguimento dei suoi nemici. Aiutato da un gruppo eterogeneo di alleati, tra cui due infermiere coraggiose e un dottore che lo curano nonostante il suo status di clandestino, l'ex agente deve sfuggire sia agli uomini di Booth che a Sartana Rivera, un'agente dell'immigrazione incaricata di catturarlo.
Il film ha origine da un finto trailer inserito in Grindhouse, il doppio lungometraggio realizzato da Rodriguez e Quentin Tarantino nel 2007 come omaggio ai cinema di exploitation degli anni Settanta. Quel trailer, girato quasi per scherzo, generò una tale risposta da parte del pubblico che Rodriguez decise di trasformarlo in un film vero. Mantenne l'estetica volutamente trash, la grana sporca della pellicola, il montaggio frenetico, la violenza esagerata fino al grottesco.
C'è un dettaglio curioso sul film, che molti ignorano: Machete ha vinto il Golden Trailer Award come miglior trailer d'azione. Il riconoscimento, assegnato proprio al finto trailer originale di Grindhouse, testimonia come a volte la promessa di un film possa essere potente quanto il film stesso. Rodriguez ha poi trasformato quella promessa in realtà, creando un prodotto che rispettasse le aspettative generate dal trailer senza tradirle.
Sul piano tematico, Machete affronta questioni politiche delicate: immigrazione, corruzione, sfruttamento dei lavoratori messicani, xenofobia. Lo fa però attraverso il filtro dell'eccesso, della satira grottesca, del paradosso visivo. Non è un film di denuncia sociale nel senso tradizionale, ma usa gli strumenti del cinema di genere per commentare la realtà contemporanea senza mai prendersi troppo sul serio.
La fotografia esalta i contrasti cromatici, con un uso dominante di arancioni che richiamano tanto l'estetica messicana quanto quella dei film d'exploitation anni Settanta. Le scene d'azione sono coreografate con una violenza ballettistica, dove l'assurdo diventa norma: Machete usa qualsiasi oggetto come arma, dall'intestino di un nemico usato come corda per scendere da una finestra fino a strumenti agricoli trasformati in armi letali.
La colonna sonora, curata dallo stesso Rodriguez, mescola influenze messicane, western e funk, creando un tappeto sonoro che amplifica l'atmosfera già sopra le righe del film. Ogni scelta stilistica punta nella direzione di creare un'esperienza cinematografica che sia al contempo un omaggio e una reinvenzione, che celebri il passato guardando al presente.
Machete divide ancora oggi: c'è chi lo considera un capolavoro postmoderno di cinema di genere, chi una semplice curiosità trash senza pretese. La verità probabilmente sta nel mezzo, in quella zona grigia dove l'intrattenimento puro incontra la consapevolezza autoriale. Rodriguez sapeva esattamente cosa stava facendo, e lo ha fatto con precisione chirurgica, creando un film che funziona sia come intrattenimento adrenalinico, come satira politica, come celebrazione cinefila.