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Come finisce C’è ancora domani? Il vero significato dell’ultima scena del film di Paola Cortellesi

Come finisce C’è ancora domani? Spieghiamo il finale del film di Paola Cortellesi, il significato della lettera di Delia e dell’ultima scena.

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C’è ancora domani costruisce gran parte della sua storia intorno a una promessa che sembra diventare sempre più evidente: Delia sta preparando la fuga. La misteriosa lettera ricevuta dalla protagonista, i soldi messi da parte di nascosto, una camicetta nuova e soprattutto il ritorno nella sua vita di Nino sembrano condurre tutti nella stessa direzione. Ma Paola Cortellesi conserva fino agli ultimi minuti il vero significato di quei gesti. Attenzione: da questo momento ci saranno inevitabilmente spoiler sul finale di C’è ancora domani.

Delia vive da anni intrappolata in un matrimonio con Ivano, uomo violento che controlla praticamente ogni aspetto della sua esistenza. Quando scopre che anche la figlia Marcella rischia di ripetere la sua storia sposando Giulio, decide però di intervenire. Fa saltare il matrimonio e mette da parte del denaro affinché la ragazza possa continuare a studiare e costruirsi un futuro diverso dal suo. Nel frattempo c’è Nino, vecchio amore di Delia pronto a lasciare Roma per trasferirsi al Nord. Tutto porta quindi a pensare che la protagonista abbia finalmente deciso di abbandonare Ivano e partire insieme a lui.

Non è così. La mattina del 2 giugno 1946 Delia è pronta a uscire, ma la morte del suocero Ottorino manda all’aria il suo piano. La casa si riempie di parenti e conoscenti arrivati per la veglia e lei non riesce più ad allontanarsi. È proprio in quel momento che pronuncia le parole che danno il titolo al film: c’è ancora domani. Infatti le votazioni continuano anche il 3 giugno. Ed è soltanto allora che scopriamo cosa Delia stava realmente cercando di fare.

C’è ancora domani, fonte: Vision Distribution

La lettera misteriosa non era un messaggio di Nino e la sua destinazione non era una stazione dalla quale fuggire. Delia vuole andare al seggio per esercitare per la prima volta il proprio diritto di voto. Il 2 e 3 giugno 1946 rappresentano uno spartiacque nella storia italiana: gli elettori sono chiamati a scegliere tra Monarchia e Repubblica e a eleggere l’Assemblea Costituente. Per la prima volta in una consultazione politica nazionale, anche le donne possono partecipare al voto. È questo evento storico che Paola Cortellesi trasforma nel vero punto d’arrivo della storia di Delia.

Ma anche negli ultimi minuti Ivano rischia di impedirglielo. Delia perde il documento necessario per votare e il marito lo trova, comprendendo che la moglie gli sta nascondendo qualcosa e ad intervenire è Marcella, che riesce a recuperarlo e a riconsegnarlo alla madre davanti al seggio. Lo sguardo che le due donne si scambiano è fondamentale. Per buona parte del film Marcella ha rimproverato la madre per la sua apparente incapacità di ribellarsi a Ivano. Soltanto adesso comprende che Delia ha iniziato a farlo, ma a modo suo: prima salvando lei dal matrimonio con Giulio, poi dandole i soldi necessari per continuare gli studi e infine scegliendo di esercitare un diritto che fino a quel momento le era stato negato.

Delia entra così nel seggio e vota. Cortellesi evita volutamente di mostrare quale preferenza esprima sulla scheda, perché non è quello il punto della scena. A contare è il gesto stesso: per una donna che all’interno della propria casa non ha mai avuto voce, poter finalmente scegliere significa scoprire che quella voce esiste. Ed è qui che il finale diventa ancora più significativo. C’è ancora domani non concede a Delia una liberazione tradizionale. Non la vediamo abbandonare Ivano, partire con Nino o iniziare improvvisamente una nuova vita. Quando esce dal seggio, suo marito è ancora lì. Ma ad essere cambiata è Delia.

C’è ancora domani, fonte: Vision Distribution

Ivano prova ancora a intimidirla, ma intorno a lei ci sono decine di altre donne. Una dopo l’altra serrano le labbra, trasformando quello che fino a quel momento sembrava un gesto individuale in qualcosa di collettivo. La stessa Cortellesi ha raccontato che quella parte della sequenza nacque durante le riprese, quando chiese alle centinaia di comparse presenti di chiudere la bocca e stringere le labbra. Non è quindi la storia di una donna che improvvisamente viene salvata da qualcun altro.

Delia non fugge con Nino e non arriva nessun uomo a liberarla da Ivano. Il primo vero gesto di emancipazione appartiene esclusivamente a lei. Ed è anche per questo che la misteriosa lettera rappresenta il grande inganno narrativo del film. Paola Cortellesi porta lo spettatore a immaginare una fuga romantica, per poi rivelare che ciò verso cui Delia sta correndo è qualcosa di molto più grande della sua storia personale: il diritto di scegliere.

La stessa regista ha raccontato che proprio il finale fu una delle prime idee alla base di C’è ancora domani, nata mentre leggeva insieme alla figlia un libro dedicato ai diritti delle donne. Solo successivamente Cortellesi si rese conto che il cinema italiano non aveva mai davvero messo al centro di un film quel momento storico. Il titolo assume così un doppio significato e c’è letteralmente un altro giorno per andare a votare, il 3 giugno, ma esiste soprattutto un “domani” che Delia può finalmente cominciare a immaginare per se stessa e, ancora di più, per Marcella. Il film non ci mostra quale sarà quel futuro. Gli basta mostrarci il momento in cui, per la prima volta, Delia capisce di poter contribuire a sceglierlo.

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