Come un gatto in tangenziale: cosa significa il titolo e spiegazione finale
La figlia di Milani fidanzata a Bastogi, gli abitanti del quartiere in scena come comparsa, la Cortellesi nata a Massimina: i retroscena del film che ha incassato quasi 10 milioni di euro parlando di periferia con una mazza da baseball.
Da una storia vera di famiglia al cinema
Il film che Riccardo Milani porta nelle sale il 28 dicembre 2017 nasce da un episodio reale — suo, non di finzione. Una delle sue tre figlie, all'epoca quattordicenne, si fidanza con un ragazzo di Bastogi, complesso residenziale nel quadrante ovest di Roma tra Torrevecchia e Quartaccio. Milani la segue in macchina per vedere dove abita il ragazzo. Racconta di aver reagito esattamente come Giovanni, il suo protagonista: panico, pregiudizio immediato, la sensazione di trovarsi davanti a un territorio alieno. «Quello è un posto irrecuperabile: a confronto Scampia è un centro benessere» dice un personaggio nel film — ed è la battuta che fotografa l'ipocrisia al centro di tutto.
L'altro innesco è un documentario: Residence Bastogi di Claudio Canepari, realizzato per la Rai, che segue le storie delle famiglie che abitano le sei palazzine del complesso, in particolare le donne che aspettano i mariti tornare da Rebibbia. Milani lo aveva visto mentre montava il suo primo lungometraggio, e quella Bastogi televisiva si era sedimentata fino a quando la vita personale l'aveva trasformata in materiale narrativo.La sceneggiatura scritta a quattro mani con Cortellesi
La sceneggiatura porta quattro nomi: Riccardo Milani, Paola Cortellesi, Giulia Calenda e Furio Andreotti. Il fatto che la protagonista femminile sia anche co-autrice del copione non è un dettaglio accessorio: spiega perché Monica — ex cassiera, marito alterna-Rebibbia, due sorelle gemelle chiamate Pamela e Sue Ellen come i personaggi di Dallas — sia scritta con una precisione di dettagli che difficilmente viene da soli studi sociologici sulla periferia romana.
Cortellesi ha dichiarato di essere nata in periferia lei stessa, a Massimina, borgata di Roma Ovest, e di riconoscersi in certi meccanismi del mondo di Monica, anche se Massimina non aveva la fama di Bastogi. Per costruire il personaggio si sottopone a una trasformazione fisica evidente: tatuaggi finti, piercing, capelli e abbigliamento ultrakit che, come osserva una scena, letteralmente abbagliano Giovanni. La precisione linguistica del personaggio — ogni espressione romanesca al posto giusto, nei momenti giusti — viene da quel lavoro di scrittura fatto in prima persona, non delegato.Antonio Albanese costruisce il suo Giovanni con lo stesso rigore opposto: l'intellettuale che predica l'integrazione in convegni europei a Bruxelles mentre nella vita privata segue in macchina il fidanzatino di sua figlia per vedere dove abita. È la contraddizione più comune del centrosinistra urbano benpensante — e Albanese la gioca con la stessa precisione chirurgica che applica ai suoi personaggi storici più noti.
Bastogi sul set: gli abitanti come comparsa
La produzione — Wildside, distribuita da Vision Distribution — non costruisce Bastogi in studio. Ci va. Prima della scrittura, Milani e la squadra di sceneggiatori fanno settimane di sopralluoghi nel quartiere, parlano con gli abitanti, raccolgono storie. Alcune finiscono direttamente nella sceneggiatura: le due gemelle Pamela e Sue Ellen, ossessionate da Franca Leosini e dedite al taccheggio nei supermercati, vengono aggiunte dopo quegli incontri. Le amiche di Monica nel film sono donne che vivono davvero a Bastogi.
Molti abitanti compaiono poi nelle riprese come comparse: riconoscibili nella scena della spiaggia a Coccia di Morto, quella distesa di corpi stipati sotto le rotte degli aerei in avvicinamento a Fiumicino che è l'antitesi perfetta della riserva naturale di Capalbio dove Giovanni porta Monica quando i due iniziano a frequentarsi. Le scene del quartiere vengono girate tra Quartaccio, Primavalle e le palazzine reali del comprensorio. Il film sale a Bruxelles per qualche sequenza, e chiude le riprese a Frascati e, nella scena finale innevata, a piazza Cavour a Roma.
La musica di Andrea Guerra, figlio di Tonino
Le musiche sono di Andrea Guerra — figlio del grande sceneggiatore Tonino Guerra, collaboratore abituale di Ferzan Ozpetek e già vincitore del David di Donatello per La finestra di fronte. È un'altra firma consolidata della squadra Milani, che tende a lavorare con collaboratori fidati piuttosto che cambiare ogni volta.
Il titolo: un modo di dire romano da strada
Come un gatto in tangenziale non è un'invenzione: è una variante del modo di dire romano «come un gatto sull'Aurelia», usato comunemente per indicare qualcosa che non può durare, che è destinato a finire male per definizione. È Paola Cortellesi stessa ad averlo spiegato in più interviste: il gatto sulla tangenziale, dove le macchine sfrecciano nelle corsie, non ha possibilità. Diventa metafora del rapporto tra i due ragazzi — la figlia borghese e il figlio di Bastogi — visto dagli occhi dei genitori che tentano di dividerli. L'ultima scena del film, seduti su una panchina di piazza Cavour con la pizza, ribalta la metafora sui genitori stessi.
9,7 milioni di euro, tre Nastri d'Argento, un sequel
Il film esce il 28 dicembre 2017 e guadagna 14 milioni a livello globale contando la distribuzione in Canada, Francia, Germania, USA, UK, Australia, Argentina, Brasile, Svizzera, Cina, Corea del Sud e Thailandia. È il secondo film in meno di un anno con la stessa coppia: nel 2016 Milani aveva già diretto Cortellesi e Albanese in Mamma o papà?, che aveva incassato 4,5 milioni. La chemistry tra i due funziona abbastanza da giustificare un secondo capitolo: nel 2021 esce Come un gatto in tangenziale — Ritorno a Coccia di Morto, con la relazione tra Monica e Giovanni ripartita da zero dopo una rottura.
I premi raccolti dal primo film comprendono 2 Ciak d'Oro (Miglior attrice protagonista a Cortellesi e Miglior attore protagonista ad Albanese), 1 Globo d'Oro (Miglior attrice), 3 Nastri d'Argento (Miglior commedia, Miglior attrice in commedia a Cortellesi, Miglior attore in commedia ad Albanese) e 3 candidature ai David di Donatello. Da questo film in poi, Paola Cortellesi smette di essere solo l'attrice comica di talento e diventa una delle voci più precise del cinema italiano contemporaneo sul tema della classe sociale — un percorso che porta direttamente a C'è ancora domani nel 2023, da lei diretta, prodotta e interpretata, con oltre 36 milioni di euro incassati.