FILM

Cosa c’è di vero e cosa è inventato in Michael? Genitori licenziati con un fax e animali in casa

Quali sono le differenze tra il film biopic di Micheal Jackson diretto da Antoine Fuqua con protagonista Jaafar Jackson e la vita reale del re del Pop

Condividi

Il biopic musicale Michael è finalmente arrivato nelle sale cinematografiche, portando sul grande schermo la vita turbolenta e straordinaria del Re del Pop. A interpretare Michael Jackson è Jaafar Jackson, suo nipote, mentre Colman Domingo veste i panni dell'autoritario Joe Jackson. Il film promette di raccontare le origini della fama di uno degli artisti più controversi e influenti della storia della musica, esplorando il rapporto abusivo con il padre e i momenti cruciali della sua carriera.

Ma quanto c'è di vero in questa ricostruzione cinematografica? La produzione ha affrontato polemiche significative, inclusi costosi rifacimenti per un valore di 15 milioni di dollari destinati a rimuovere riferimenti alle accuse di abusi su minori che hanno segnato gli ultimi anni della vita di Jackson. Questi interventi hanno lasciato tracce evidenti, con alcune sequenze che appaiono incomplete o affrettate. Confrontare la narrazione del film con i fatti documentati diventa quindi un esercizio inevitabile per chiunque conosca la storia del musicista.

Jaafar Jackson nei panni di Micheal Jackson in una scena del film Micheal - Universal Pictures Italia

Il Moonwalk e il videoclip di Thriller

La trasformazione di Jaafar Jackson nel ruolo dello zio rappresenta probabilmente l'aspetto più riuscito dell'intera produzione. Il giovane attore non si limita a una somiglianza fisica; difatti diventa letteralmente Michael Jackson in ogni sua incarnazione temporale, dalle esibizioni giovanili con i Jackson 5 fino alle performance iconiche degli anni Ottanta. Le sue performance nelle scene musicali sono semplicemente notevoli, con particolare attenzione ai dettagli nei movimenti, nelle espressioni e nei gesti caratteristici che hanno reso inconfondibile il Re del Pop. Il momento più memorabile è indubbiamente la ricostruzione del leggendario moonwalk durante la performance al Motown 25, un evento che nel 1983 cambiò per sempre la storia dell'intrattenimento. Ma è la sequenza dedicata al videoclip di "Thriller" a lasciare davvero senza fiato, girata negli stessi luoghi dell'originale del 1982. Confermato dallo stesso Jaafar durante un'apparizione al Jimmy Fallon Show, è una replica quasi perfetta che rende omaggio a uno dei video musicali più influenti di sempre.

Michael Jackson nel videoclip Thriller - MJJ Productions

La messa in onda di Billie Jean

Una delle scene centrali del film mostra Michael Jackson insieme all'avvocato dello spettacolo John Branca, interpretato da Miles Teller, e Walter Yetnikoff, presidente della CBS Records, nell'atto di negoziare la messa in onda dei video dell'artista su MTV. Il dialogo sottolinea un fatto storico inequivocabile. Fino a quel momento, nessun musicista nero era mai apparso sul canale musicale più importante d'America. Anche se non possiamo verificare l'esatta dinamica di quella conversazione, sappiamo con certezza che "Billie Jean" fu effettivamente il primo video di un artista afroamericano trasmesso da MTV, segnando una svolta culturale fondamentale.

L’amore per gli animali di Micheal Jackson

Il film dedica spazio anche alla passione di Jackson per gli animali, mostrando lama, giraffe e il celeberrimo scimpanzé Bubbles che divenne quasi quanto famoso del suo padrone. Questa rappresentazione corrisponde alla realtà, infatti Michael possedeva davvero questi animali esotici, anche se non è del tutto chiaro se tutti vivessero effettivamente nella casa di famiglia o se fossero ospitati principalmente nel ranch di Neverland, la proprietà che divenne simbolo delle eccentricità dell'artista.

Jaafar Jackson nei panni di Micheal Jackson insieme alla scimmia Bubbles in una scena del film Micheal - Universal Pictures Italia

Il vero licenziamento di Joe Jackson

Una delle questioni più delicate riguarda il licenziamento di Joe Jackson come manager del figlio. Il film mostra una scena in cui Michael chiede a John Branca di liberarsi del padre per suo conto, con un successivo confronto diretto. La biografia non autorizzata scritta da John Randy Taraborrelli offre una versione leggermente diversa. Secondo quella ricostruzione, un documento venne recapitato a Joe quando Michael non era in casa, e successivamente l'artista coinvolse un consulente per gestire la situazione senza doversi confrontare da solo con il padre. Una differenza sottile ma significativa che illustra come il film tenda a drammatizzare certi momenti per renderli più cinematografici.

Colman Domingo nei panni di Joseph Jackson in una scena del film Micheal - Universal Pictures Italia

La vera famiglia Jackson

La rappresentazione della famiglia Jackson risulta curiosamente incompleta. Il film presenta i Jackson 5 nella formazione classica con Michael, Jackie, Tito, Jermaine e Marlon, ma trascura completamente di raccontare l'evoluzione del gruppo e il successo della famiglia nel suo complesso. Non c'è menzione del fatto che Randy sostituì Jermaine in una fase successiva, né del suo coinvolgimento nell'ultima parte del tour. Ma l'assenza più clamorosa è un'altra. Janet Jackson non compare mai nel film. I rumors sulla sua esclusione hanno iniziato a circolare online solo nell'ultimo mese prima dell'uscita, ma non è stata l'unica dei dieci figli di Joe e Katherine Jackson a essere omessa. Oltre a Jackie, Tito, Jermaine, Marlon e La Toya, che ricevono almeno una menzione, altri membri della famiglia vengono completamente ignorati. L'assenza di Janet è particolarmente stridente considerando il ruolo cruciale che ha avuto nella vita di Michael e il suo impatto monumentale sulla cultura popolare come artista di successo autonomo.

La famiglia Jackson in una scena del film Micheal - Universal Pictures Italia

Queste scelte narrative sollevano interrogativi sulle priorità della produzione e sui possibili conflitti dietro le quinte. Un biopic che vuole raccontare la vita di Michael Jackson senza includere una delle persone più importanti del suo percorso personale e artistico appare inevitabilmente incompleto, come un puzzle a cui manca un pezzo essenziale. Il film riesce indubbiamente a creare momenti visivamente potenti e fedeli alla realtà, specialmente nelle sequenze musicali che rappresentano il vero cuore pulsante della narrazione. La ricostruzione estetica degli anni Settanta e Ottanta è accurata, i costumi sono fedeli e l'atmosfera evoca efficacemente quel periodo irripetibile della musica pop. Tuttavia, le libertà narrative prese con alcuni eventi e le evidenti omissioni lasciano spazio a dubbi e domande, soprattutto per i fan più informati e appassionati.

La scelta di investire 15 milioni di dollari in reshoots per evitare di affrontare le accuse di abusi su minori che hanno segnato profondamente la percezione pubblica di Jackson rappresenta la decisione più controversa dell'intera produzione. Questa autocensura, voluta probabilmente dalla famiglia Jackson che ha collaborato al progetto, crea un ritratto inevitabilmente parziale, concentrato sugli aspetti celebrativi e artistici mentre evita accuratamente le zone d'ombra più inquietanti. Il risultato è un film che funziona meglio come celebrazione musicale che come biografia completa. Chi cerca una ricostruzione onesta e integrale della vita di Michael Jackson rimarrà probabilmente deluso dalle omissioni e dalle semplificazioni. Chi invece desidera rivivere la magia delle sue performance e immergersi nell'estetica di un'epoca irripetibile troverà momenti di autentica emozione, grazie soprattutto alla straordinaria interpretazione di Jaafar Jackson che dimostra di aver ereditato almeno una parte del talento che scorreva nelle vene di suo zio.

Continua a leggere su BadTaste