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Cosa faresti se ogni crimine fosse legale? Stasera in tv arriva il thriller che inquieta tutto il vicinato

Sono le 19:00 del 21 marzo ed una sirena lacerante squarcia il silenzio della città. Così inizia un thriller inquietante che dovreste vedere stasera in tv.

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Immagina per un attimo. Sono le 19:00 del 21 marzo. Una sirena lacerante squarcia il silenzio della città. Per le prossime dodici ore, fino alle 7 del mattino, ogni crimine è permesso. Omicidio compreso. La polizia non risponde, gli ospedali chiudono i battenti, la legge sospende la propria autorità. Tu cosa fai? Ti barricci in casa sperando che nessuno bussi alla tua porta? Oppure scendi in strada per regolare quei conti che da troppo tempo ti bruciano dentro? Questa è la premessa di La notte del giudizio, film in programma su Italia 2, in questa giornata di giovedì 21 maggio, alla ore 21:15.

Il thriller distopico del 2013, diretto e scritto da James DeMonaco, è un film nato da un incidente stradale, da quella rabbia cieca che ti prende quando qualcuno rischia di ammazzarti per incoscienza. DeMonaco e sua moglie stavano guidando quando un pirata della strada li ha quasi spediti all'altro mondo. Lui avrebbe voluto inseguirlo, massacrarlo. Lei lo ha fermato. Ma risalendo in macchina, gli ha sussurrato una domanda velenosa: "Non sarebbe bello se una volta all'anno potessimo sfogarci liberamente?". Da quella battuta, tre anni di scrittura. Da quella rabbia, un film che voleva far parlare l'America della violenza urbana, delle differenze di classe, di ciò che siamo davvero quando nessuno ci guarda.

Al centro della storia c'è la famiglia Sandin. James, interpretato da un Ethan Hawke in stato di grazia, è l'incarnazione dell'America anestetizzata. Vende sistemi di sicurezza ai ricchi, quelli che possono permettersi di trasformare le proprie case in bunker inespugnabili. Ha fatto fortuna sulla paura altrui, sulla "notte del giudizio" stessa. Sua moglie Mary, una Lena Headey intensa e magnetica, è moralmente contraria a questa barbarie istituzionalizzata, ma si adegua. Poi ci sono i figli: Zoey, sedici anni, la classica teenager convinta che le tragedie capitino solo agli altri; e Charlie, quattordici anni, la bussola morale della famiglia.

Quando la sirena annuncia l'inizio della Purge, i Sandin si chiudono dentro casa. Tutto è previsto, tutto è controllato. Fino a quando Charlie, attraverso le telecamere di sicurezza, vede un uomo disperato che corre per la strada, inseguito da un branco di freaks mascherati. L'uomo urla aiuto. Charlie, in un gesto che gli costerà caro, disattiva il sistema di sicurezza e lo fa entrare. È un senzatetto, qualcuno che nella nuova America vale meno di zero.

Da qui in poi, La notte del giudizio diventa un thriller claustrofobico. Un assedio notturno dove la famiglia Sandin deve decidere chi è veramente. James, il venditore di sicurezze, scopre che nessun sistema può proteggerti dalla violenza quando questa viene istituzionalizzata. Mary dovrà spingersi oltre ogni limite per difendere i propri figli. E tutti dovranno rispondere alla domanda che il film pone senza sconti: una vita vale più di un'altra? Puoi sacrificare un innocente per salvare te stesso?

In sintesi La notte del giudizio è un film che funziona. Funziona perché i cattivi non sono mostri alieni o serial killer incappucciati: sono i vicini della porta accanto. Quelli con cui dividi il marciapiede, con cui scambi convenevoli al supermercato. Funziona perché mette a nudo l'ipocrisia di una società che si vuole civile ma che, sotto la superficie, ribolle di rancore, invidia, voglia di vendetta. Funziona perché ti costringe a farti quella domanda scomoda: se davvero non ci fossero conseguenze, cosa saresti disposto a fare?

La notte del giudizio, fonte: Universal Pictures

Il film ha generato un franchise di successo con quattro sequel e una serie tv, espandendo l'universo narrativo e approfondendo le dinamiche politiche e sociali della Purge. Ma è questo primo capitolo, con la sua semplicità quasi teatrale viste le poche ambientazioni utilizzate, a conservare la carica più disturbante. Perché non ti mostra un futuro impossibile. Ti mostra un futuro che, in fondo, non è poi così lontano. Basta guardare i titoli dei giornali, le tensioni che attraversano le democrazie occidentali, la polarizzazione crescente tra ricchi e poveri.

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