Da Edgar Allan Poe a Lovecraft: il percorso di Mike Flanagan verso la realizzazione di The Mist
Mike Flanagan affronta The Mist dopo La caduta della casa degli Usher. Come la serie Netflix prepara il regista all'horror lovecraftiano più ambizioso della sua carriera.
Mike Flanagan sta per affrontare una delle sfide più ardue della sua carriera. Il maestro dell'horror contemporaneo, quello che ha saputo trasformare ogni adattamento di Stephen King in un piccolo evento critico, si prepara a portare sul grande schermo The Mist, il romanzo breve che già nel 2007 Frank Darabont aveva trasformato in un capolavoro del genere. Non è una semplice riproposizione: sarà il suo progetto più lovecraftiano di sempre, un salto evolutivo che affonda le radici in un lavoro apparentemente distante, La caduta della casa degli Usher.
La serie Netflix del 2023, che prende in prestito il titolo dal celebre racconto di Edgar Allan Poe, è molto più di un semplice adattamento letterario. Flanagan ha intrecciato elementi di numerose storie e poesie di Poe, creando un mosaico narrativo che parla al presente pur pescando nell'Ottocento gotico. Ma è sotto la superficie che si nasconde il vero terreno di preparazione per The Mist. In quella serie c'è già l'horror cosmico, quella sensazione di insignificanza umana di fronte a forze incomprensibili che è il marchio di fabbrica di H.P. Lovecraft.
Prendiamo il personaggio di Arthur Pym, interpretato da Mark Hamill. Il suo background nella serie deriva da Le avventure di Gordon Pym of Nantucket di Poe, un racconto che non è gotico nel senso tradizionale ma cosmic horror puro. Non è un caso che proprio questo testo abbia ispirato Alle Montagne della follia di Lovecraft, probabilmente il suo lavoro più celebrato. Flanagan non ha scelto quel riferimento a caso: è un segnale, una dichiarazione di intenti nascosta tra le pieghe di una serie che molti hanno consumato senza cogliere appieno questa stratificazione.
Anche il tema della colpa ancestrale in La caduta della casa degli Usher riecheggia racconti in cui il peccato si trasmette di generazione in generazione, marcando il destino delle famiglie con un sigillo indelebile. E poi c'è il patto con Verna, quel momento in cui Roderick e Madeline scelgono di interagire con l'ignoto: le conseguenze di quella scelta li perseguiteranno per decenni, dimostrando quanto sia pericoloso varcare certe soglie. È un altro pilastro dell'horror lovecraftiano: la conoscenza proibita, il prezzo da pagare per aver guardato oltre il velo.
Certo, sarebbe eccessivo definire La caduta della casa degli Usher una serie interamente lovecraftiana. Ma quegli elementi ci sono, disseminati con cura, e servono da ponte verso qualcosa di più ambizioso. The Mist è intrinsecamente lovecraftiano già nella versione originale di Stephen King. La nebbia che avvolge la cittadina del Maine non è solo un fenomeno atmosferico: è una porta spalancata su dimensioni aliene, popolate da creature che non dovrebbero esistere secondo le leggi del nostro universo. È l'incubo dell'insignificanza umana reso tangibile.
Ed è qui che la sfida si fa titanica per Flanagan. Il film del 2007 diretto da Darabont è considerato uno degli adattamenti migliori di Stephen King in assoluto. Ha saputo abbracciare completamente le radici lovecraftiane del materiale originale, traducendo in immagini quel senso di vastità cosmica che schiaccia i personaggi. E poi c'è il finale, quella conclusione straziante che ancora oggi viene ricordata come una delle più potenti nella storia del cinema horror. Un finale che King stesso ha ammesso essere migliore di quello che aveva scritto nel romanzo.
Come si supera una vetta simile? Flanagan dovrà trovare un modo per reimmaginare The Mist con coraggio, proprio come ha fatto con La caduta della casa degli Usher. Non può limitarsi a replicare il lavoro di Darabont: deve trovare un angolo diverso, una prospettiva moderna che giustifichi l'esistenza di una nuova versione. La sua esperienza con gli elementi lovecraftiani nella serie Netflix dimostra che ha gli strumenti concettuali per farlo, che ha studiato quel tipo di orrore dall'interno.
La vera domanda non è se Flanagan sia capace di realizzare un buon adattamento. Lo è, senza dubbio. La domanda è se riuscirà a trovare quella scintilla creativa, quella chiave interpretativa che renda necessario guardare la nebbia con occhi nuovi. La caduta della casa degli Usher ha dimostrato che sa nascondere strati di significato sotto la superficie, che sa costruire ponti tra autori e tradizioni diverse. Se applicherà quella stessa sensibilità a The Mist, intrecciando King e Lovecraft con la sua voce autoriale, potrebbe davvero creare qualcosa di speciale.