Da Persepolis a Pollo alle prugne: addio a Marjane Satrapi, l'artista che sfidò l'Iran raccontando la libertà
Morta a 56 anni Marjane Satrapi, creatrice di Persepolis. La fumettista e regista franco-iraniana si è spenta a Parigi un anno dopo la perdita del marito.
Se ne è andata troppo presto, a soli 56 anni, lasciando un vuoto incolmabile nel mondo dell'animazione e del graphic novel. Marjane Satrapi, la fumettista e regista franco-iraniana che ha regalato al mondo Persepolis, si è spenta a Parigi. La famiglia ha comunicato la notizia con parole che pesano come pietre: "Marjane Satrapi è morta di dolore, poco più di un anno dopo la scomparsa di Mattias Ripa, suo marito e l'amore della sua vita". Una dichiarazione che suona come l'epilogo di una storia d'amore totale, capace di spezzare anche il cuore più forte.
Da quella lacerazione nacque Persepolis, la graphic novel autobiografica pubblicata tra il 2000 e il 2003 che conquistò critica e pubblico internazionale. Uno stile essenziale, ironico, graffiante: bianco e nero puro, senza sfumature di grigio, come le scelte che la vita sotto un regime ti costringe a fare. Attraverso gli occhi di una bambina precoce ed estroversa - lei stessa - Satrapi raccontò come la presa al potere dei fondamentalisti distrusse le speranze di un popolo intero. Le donne costrette a indossare il velo, migliaia di oppositori imprigionati ed eseguiti, la cultura ridotta a strumento di propaganda.
Nel 2007 quella storia divenne un lungometraggio di animazione, codiretto con Vincent Paronnaud. Fu un trionfo. Persepolis vinse il Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes e fu candidato all'Oscar come miglior film d'animazione. Nella versione originale francese le voci erano di Catherine Deneuve e Chiara Mastroianni. In Italia a dare voce alla giovane Marjane fu Paola Cortellesi, affiancata da Licia Maglietta e Sergio Castellitto nei panni dei genitori. Un cast che già da solo racconta l'importanza dell'opera.
Il film è un manifesto sulla capacità di ridere anche quando tutto attorno crolla, di ballare quando ti vietano la musica, di esistere pienamente anche quando vogliono cancellarti. È la storia di una ragazza con la valigia che studia a Vienna, si innamora, sbaglia, torna in Iran sperando di ritrovare casa e poi capisce che casa, ormai, è altrove. È la Francia, è la libertà di pensare, di creare, di essere semplicemente se stessa.
Dopo Persepolis, Satrapi continuò a esplorare le radici iraniane con Pollo alle prugne, uscito nel 2011 e presentato alla Mostra del Cinema di Venezia. Stavolta la protagonista non era lei, ma un violinista degli anni Cinquanta a Teheran che si lascia morire dopo che la moglie gli ha distrutto il prezioso strumento. Dietro quel gesto estremo si nasconde una storia d'amore infelice e il rimpianto per un tempo perduto, quello dei nonni di Satrapi, quando l'Iran respirava ancora aria di possibilità. Anche qui tornarono Chiara Mastroianni e, nel cast, Isabella Rossellini. Un film struggente, meno celebrato di Persepolis ma altrettanto potente.
Poi Satrapi virò verso la regia del cinema live action in lingua inglese. Nel 2014 uscì The Voices, una commedia nera con Ryan Reynolds e Anna Kendrick. Nel 2019 arrivò Radioactive, il biopic su Marie Curie con Rosamund Pike nei panni della scienziata premio Nobel. Un film che celebrava un'altra donna che aveva sfidato le convenzioni del proprio tempo, un filo rosso che collega tutta la filmografia di Satrapi: raccontare la libertà di chi non si piega.
Marjane Satrapi era una donna che non scendeva a compromessi, che usava la propria arte come arma di verità e la propria voce come megafono per chi non poteva parlare. Un'autrice che ha raccontato l'Iran al mondo come un posto abitato da persone che amano, soffrono, sognano e lottano come chiunque altro. Un'artista che ha dimostrato che il graphic novel può essere letteratura alta quanto qualsiasi romanzo, e che l'animazione può commuovere quanto il miglior cinema d'autore.