Dai vampiri al cinema d’autore: l’ex icona di Twilight firma un debutto alla regia con un film viscerale che lascia il segno (da vedere oggi al cinema)
Ex volto della saga sui vampiri più famosa degli ultimi tempi, torna al centro dell’attenzione con un esordio alla regia intenso e fuori dagli schemi.
È difficile scrollarsi di dosso un personaggio che ha dato la fama mondiale, anche a distanza di tanti anni. Tuttavia Kristen Stewart - che per milioni di spettatori è ancora Bella Swan, l'adolescente tormentata che ha conquistato il mondo nella saga Twilight - è andata oltre: è passata direttamente dietro la macchina da presa. E lo ha fatto in un modo inaspettato, che non ha niente a che fare con i vampiri, i licantropi e i personaggi grotteschi e romantici nati dalla penna di Stephenie Meyer. Anche se La cronologia dell’acqua, il suo primo lungometraggio da regista, di mostri ne ha parecchi! Ma sono quelli che alcune persone si portano dentro l’anima.
Si tratta infatti di un esordio tutt'altro che convenzionale: Stewart sceglie di confrontarsi con uno dei racconti autobiografici più intensi e complessi degli ultimi anni, adattando per il grande schermo il memoir della scrittrice statunitense Lidia Yuknavitch.Il film racconta la vita della protagonista (interpretata da Imogen Poots) dall'infanzia all'età adulta, seguendo un percorso segnato da ferite profonde e continui tentativi di rinascita. Cresciuta in un contesto familiare devastato dalla violenza e dagli abusi, Lidia trova inizialmente nel nuoto una possibilità di fuga. Quella che sembra la strada verso una nuova esistenza si rivela però soltanto l'inizio di una lunga battaglia contro il dolore, il lutto e le dipendenze. Nel corso degli anni sarà la scrittura a trasformarsi nel suo principale strumento di sopravvivenza, diventando il mezzo attraverso cui rielaborare i traumi e riconquistare la propria identità.
Più che una tradizionale biografia cinematografica, La cronologia dell'acqua si presenta come un'esperienza emotiva immersiva. La scelta non è casuale. Il memoir originale di Yuknavitch è costruito proprio come un mosaico di frammenti autobiografici e la regista ha deciso di preservarne l'essenza, rinunciando a semplificazioni narrative. Lo spettatore viene così trascinato in una dimensione spesso scomoda ma reale, nella quale ogni immagine sembra emergere direttamente dalle ferite della protagonista.Le tematiche affrontate sono numerose e delicate: la violenza domestica, gli abusi familiari, il trauma infantile, il rapporto tra sorelle, le dipendenze, la salute mentale, il desiderio, la perdita e la ricerca di emancipazione. Un materiale narrativo estremamente complesso che Stewart affronta senza addolcirne gli aspetti più dolorosi.
In questo senso, La cronologia dell’acqua si inserisce in una tradizione cinematografica ben precisa, quella dei film che affrontano la sopravvivenza attraverso lo sguardo dell’intimità e della ferita. E il debutto di Stewart appare coerente con il percorso intrapreso dopo Twilight. Se la saga vampiresca l'ha trasformata in una celebrità che oggi tutto il mondo riconosce, gli anni successivi sono stati caratterizzati dalla ricerca costante di progetti indipendenti, autoriali e spesso sperimentali. L'attrice ha collaborato con alcuni dei registi più famosi del panorama internazionale, uno fra tutti Woody Allen, con Café Society, costruendo un'identità artistica sempre più distante dalle logiche del cinema commerciale.
La cronologia dell'acqua, in uscita nelle sale in Italia dall'11 giugno, rappresenta il punto di arrivo naturale di questa evoluzione. Non è soltanto il primo film diretto da Stewart, ma anche la dichiarazione più chiara delle sue ambizioni creative. Dietro la macchina da presa emerge infatti una sensibilità che privilegia l'emozione forte rispetto alla spiegazione, l'istinto rispetto alla struttura tradizionale.
Presentato in anteprima mondiale al Festival di Cannes 2025 nella sezione Un Certain Regard, il film ha attirato l'attenzione della critica internazionale proprio per la sua forza espressiva e per l'audacia della messa in scena. Un'accoglienza che conferma come Stewart abbia affrontato questa nuova fase della sua carriera senza timori.