Tinto Brass doveva dirigere Arancia meccanica, poi l'inaspettato: i retroscena che forse non sapevi
Tinto Brass rifiutò la regia di Arancia meccanica per fedeltà ai suoi progetti. La storia del regista che sfidò Hollywood, la censura e rivoluzionò il cinema erotico italiano.
Quando pensi a Tinto Brass, probabilmente ti viene in mente il maestro indiscusso del cinema erotico italiano, l'artefice di pellicole che hanno segnato un'epoca e sfidato ogni tabù. Ma dietro questa immagine trasgressiva si nasconde una carriera molto più complessa e sfaccettata, fatta di scelte coraggiose, battaglie contro il sistema e paradossi sorprendenti. Il documentario Istintobrass di Massimiliano Zanin, presentato a Venezia e distribuito nei cinema UCI per due giorni nel giugno 2017, ha riacceso i riflettori su una delle figure più controverse e memorabili del nostro panorama cinematografico.
1. La laurea
Giovanni Brass nasce a Milano nel 1933, in una famiglia originaria di Gorizia. Suo nonno era Italico Brass, pittore di un certo rilievo, che affibbiò al piccolo Giovanni il soprannome di "Tintoretto", in omaggio al grande maestro veneziano. Sarà proprio questo nomignolo, abbreviato in Tinto, a diventare il suo nome d'arte, un marchio che risuonerà per decenni nelle sale cinematografiche di tutta Europa.
Ma prima di impugnare la macchina da presa, il giovane Brass si laurea in giurisprudenza a Padova nel 1957. Un dettaglio che sorprende, considerando la piega che prenderà la sua carriera. La passione per il cinema, però, ha il sopravvento su qualsiasi velleità forense: Brass si trasferisce a Parigi dove lavora come archivista alla Cinémathéque per due anni, immergendosi in quella cultura cinematografica che plasmerà il suo stile unico.
2. La lotta contro la censura
Il suo esordio alla regia arriva nel 1963 con Chi lavora è perduto, originariamente intitolato In capo al mondo. Proprio questo primo film inaugura una battaglia che diventerà la cifra distintiva della sua carriera: la lotta contro la censura. Il lungometraggio narra l'insofferenza di un giovane verso le istituzioni, un tema che non piacque affatto ai censori dell'epoca. Questi imposero a Brass di rigirare completamente il film, ma il regista si rifiutò categoricamente. Cambiò semplicemente il titolo e, anche grazie a un opportuno cambio al vertice del Ministero dello Spettacolo, riuscì a farlo uscire senza tagli. Una prima vittoria contro un sistema che cercherà di imbrigliarlo per tutta la vita.
3. Il rifiuto di Arancia Meccanica
Ed è proprio il successo internazionale di Nerosubianco, uno dei suoi primi esperimenti a tema erotico che frantumava tabù come i rapporti interraziali, a portarlo all'attenzione della Warner Bros. La major hollywoodiana gli offre su un piatto d'argento la regia di Arancia meccanica. Una occasione che farebbe tremare le gambe a qualsiasi regista emergente. Ma Brass ha altri piani: vuole prima terminare L'urlo, il suo progetto in corso. La censura italiana, però, impone rimaneggiamenti e ritardi che fanno slittare tutto.
Il regista milanese perde così l'occasione della vita, e il film finirà nelle mani di un certo Stanley Kubrick, che ne farà un capolavoro assoluto. Una scelta che molti giudicherebbero folle, ma che rivela molto della personalità di Brass: un artista che non scende a compromessi, nemmeno di fronte a Hollywood.
4. La carriera letteraria
Parallela alla carriera cinematografica corre quella letteraria. Brass scrive diversi libri, prevalentemente saggi: Donne fatali, Neo Noir nel 1995, Monella, la storia di un'iniziazione amorosa nel 1998, Il cinema secondo Brass nel 2005. Ma è Elogio del culo del 2006 a ottenere un successo clamoroso. Questo libretto di circa trenta pagine, costruito come un dialogo filosofico-erotico, introduce il lettore alle virtù estetiche e non solo di quella parte anatomica, facendo lievitare il prezzo di vendita e diventando un piccolo fenomeno editoriale. Seguirà Elogio della donna erotica nel 2008, a confermare la capacità di Brass di provocare e sedurre anche sulla carta stampata.
5. Un matrimonio lungo e duraturo
Ma forse il paradosso più grande della vita di Tinto Brass, quello che spiazza chiunque conosca la sua immagine pubblica trasgressiva, riguarda la sua vita privata. Nonostante decenni passati a celebrare l'erotismo e la libertà sessuale sul grande schermo, il regista è stato sposato con la stessa donna per cinquant'anni. Carla Cipriani, sceneggiatrice e sua fedele collaboratrice, sposata nel 1956 e scomparsa nel 2006, è stata la compagna di una vita intera. Un matrimonio lungo mezzo secolo che stride magnificamente con l'immagine del provocatore, rivelando un lato intimo e fedele che pochi avrebbero sospettato.
La carriera di Tinto Brass rappresenta un unicum nel panorama cinematografico italiano. Partito come discepolo di Roberto Rossellini, ha saputo trovare una voce originalissima nel cinema erotico, elevandolo a forma d'arte sofisticata e mai volgare. Ha combattuto contro la censura quando questa cercava di imbavagliare la libertà espressiva, ha rifiutato Hollywood quando questa voleva piegarlo ai suoi ritmi, ha difeso il suo diritto al montaggio finale anche quando questo significava scontrarsi con produttori potentissimi. Un regista che ha raccontato l'Italia e l'italianità dei suoi tempi attraverso la lente della sensualità, della provocazione intelligente, del desiderio come forza vitale.