Davide Iacopini, il dettaglio della scarpa e la versione del 16enne: "Non gli ho dato un calcio"
Davide Iacopini, il 16enne accusato dell’aggressione nega il calcio e chiarisce il dettaglio della scarpa persa: la sua versione agli inquirenti.
La vicenda della minicar nera che ha seminato il panico nel quartiere Monteverde, a Roma, tra il 4 e il 5 ottobre 2026, si arricchisce di nuovi dettagli. Uno dei due minorenni accusati delle aggressioni ha fornito agli inquirenti la propria versione dei fatti, negando di aver colpito con un calcio l’attore Davide Iacopini. Il ragazzo ha ammesso di aver contribuito alla sua caduta, sostenendo però di avergli tolto una mano dal manubrio del monopattino. Nel corso del racconto ha anche chiarito alcuni particolari emersi durante le indagini, tra cui la perdita di una scarpa. Le conseguenze per l’attore sono state gravissime, il ricovero in condizioni critiche e due interventi chirurgici al cervello.
Un altro elemento su cui il giovane è stato interrogato riguarda la scarpa persa durante l’episodio. La sua presenza aveva sollevato interrogativi sulla dinamica dell’aggressione, ma il sedicenne ha negato che fosse caduta mentre sferrava un calcio. Nella sua versione, avrebbe aperto lo sportello della minicar per verificare se l’uomo fosse finito a terra e sarebbe stato proprio in quel momento che avrebbe perso la calzatura. Ha aggiunto di essere tornato successivamente a recuperarla. La sua ricostruzione costituisce la versione fornita dall’indagato e dovrà essere valutata insieme agli altri elementi raccolti dagli inquirenti.
Il racconto del minorenne si è esteso anche alla sera del 4 ottobre, quando avrebbe viaggiato sulla minicar guidata dall’altro ragazzo. Secondo quanto dichiarato, i due avrebbero iniziato a girare intorno alle 21:30, proseguendo fino a circa l’una di notte. A Ponte Testaccio, il sedicenne avrebbe urlato contro un uomo in bicicletta con l’intento di spaventarlo, il ciclista li avrebbe poi inseguiti, senza cadere. Durante quell’episodio il giovane avrebbe perso un berretto, successivamente recuperato dalla vittima e consegnato agli investigatori. L’uomo, un cittadino italiano residente a Parigi e presente a Roma per alcuni giorni, avrebbe inoltre descritto il ragazzo come biondo e con i capelli tagliati a spazzola.